{"id":10133,"date":"2023-01-22T01:13:09","date_gmt":"2023-01-22T00:13:09","guid":{"rendered":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=10133"},"modified":"2023-01-24T21:59:01","modified_gmt":"2023-01-24T20:59:01","slug":"al-termine-della-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/al-termine-della-notte\/","title":{"rendered":"Al termine della notte"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/al-termine-della-notte\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p><em>Un racconto di Eliza Bignotti, studentessa <\/em><em>del quinto anno del nostro liceo, premiato al Concorso letterario nazionale &#8220;Parole sul Mare&#8221;, promosso dal Circolo Arci &#8220;Mario Merlo&#8221;. \u201cAl termine della notte\u201d offre un autentico sguardo sulla terapia ed \u00e8 \u2013 come spiega Eliza \u2013 un omaggio a chi oggi vive questa situazione.<\/em><\/p>\n<p><strong>Al termine della notte<\/strong><\/p>\n<p>Al termine della notte Elena non si sente ancora giorno; ha occhi sporchi di buio e guance umide, residui di nebbia le sfumano il volto. Le poche ciglia superstiti hanno ancora il colore dell\u2019ebano, cosi\u0300 com<a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/tenera-la-notte.pdf\">tenera-la-notte.pdf<\/a><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/tenera-la-notte-1.pdf\">tenera-la-notte-1.pdf<\/a>e il praticello incolto e un po\u2019 sradicato che abita il tetto dei suoi pensieri; aveva capelli scuri un tempo, quelli si\u0300 che ricordavano la notte e odoravano di abisso e sogni perduti. Ti ci veniva voglia di fare un salto in quelle profondita\u0300 per vedere se potevi accenderci qualche lucciola, per capire se potevi essere tu la sua lucciola.<\/p>\n<p>Per Elena il buio e\u0300 soltanto luce che svanisce, dice. Ma Elena fra quelle lenzuola latte non e\u0300 piu\u0300 in grado di <em>dire<\/em>, ha voce soltanto per <em>tradire <\/em>i suoi desideri e rinunciare alla vita che merita. Al termine della notte il cielo di Elena e\u0300 ancora nero, non sfuma, non vive gli stessi colori della mia alba, eppure vive. Sogna un primo sole in Cappadocia, in piedi su una mongolfiera, col cuore disteso e le mani tese verso un eterno che la consoli. Elena questi colori e questi infiniti li disperde; in quella stanza piccola che non la contiene lei s\u2019imprime sulle pareti in gesso e dipinge sul bianco le sue ombre tenebra. E\u0300 un gioco di chiaroscuro che ti fotte il suo, e\u0300 arte astratta lei.<\/p>\n<p>Elena ha paura della vita, per questo se n\u2019e\u0300 inventata una nuova, un mondo in cui nessuno possa calpestare la sua terra, ma nemmeno cogliere i suoi fiori. Perche\u0301, al termine della notte, Elena e\u0300 ancora una pellicola in bianco e nero, una fotografia sfocata; non riesco a leggere fra le sue righe strette e i suoi quadri astratti. Elena ha famiglia, ma non ha casa; non sono i baci al caffe\u0300 del padre a darle il buongiorno ne\u0301 le braccia forti della mamma, che vorrebbe urlare, ma rimane impassibile. Elena si alza e guarda fuori mentre io, da fuori, cerco di guardarla dentro. Indossa un pigiama grigio e ciabatte rosse; a passo stanco procede verso il bagno che condivide con la sua compagna di stanza. A farle compagnia c\u2019e\u0300 infatti un\u2019altra nuvola, e\u0300 piena, e\u0300 di quelle che, quando si svuotano, si salvi chi puo\u0300 e chi non puo\u0300 resti, perche\u0301 una nuvola che esonda e\u0300 un\u2019immagine da incorniciare nella bacheca dei ricordi. Quella nuvola e\u0300 una donna ed e\u0300 piu\u0300 grande di Elena, ma indossa un pannolone, proprio perche\u0301, come Elena, anche lei non e\u0300 in grado di <em>contenersi<\/em>, di <em>abitarsi<\/em>.<\/p>\n<p>La ragazza si guarda allo specchio e sorride con quel sorriso da sbornia tipico di chi si e\u0300 fatto qualche sogno di troppo; non sono solo i farmaci a colmarle di sonno quelle occhiaie bambine, non e\u0300 solo il lexotan a rallentare i suoi battiti. Un uomo col camice bianco irrompe nella sua intimita\u0300 mattutina, la guarda, ma cio\u0300 che vuole fare davvero e\u0300 scavarla e poi dilatarla per estrarre dal corpo esile la materia massiccia del suo pensiero.<\/p>\n<p>Io, nella mia piccolezza, continuo a guardare da fuori e penso che l\u2019ospedale psichiatrico non e\u0300 per tutti: non e\u0300 per me, ma nemmeno per quel medico e per Elena.<br \/>\nMa Elena la pensa diversamente, ci e\u0300 abituata, non ci fa piu\u0300 caso ai muri imbrattati di pianto e a quel cartello \u201cAttenzione, pericolo di inciampo\u201d; il pavimento e\u0300 rivestito da una patina di lacrime e io le vedo e sento. Qui tutti sono mare e tutto e\u0300 sterile.<\/p>\n<p>Elena segue il medico in uno stanzino che ormai conosce alla perfezione. C\u2019e\u0300 un lungo tavolo a separare due sedie poste l\u2019una di fronte all\u2019altra, il tutto rigorosamente grigio per non stonare con l\u2019abbigliamento dell\u2019anima, per rimanere in tema con i propri dolori.<\/p>\n<p>Il dottor Giovanni prende posto e invita Elena a fare altrettanto. La ragazza si siede, non sa nemmeno che ore siano, forse le nove o forse semplicemente l\u2019ora migliore per guardarsi dentro.<br \/>\nIl dottore estrae dai suoi lunghi anni di studio un immenso repertorio di domande da porre alla paziente. La sua mente sembra ora una grande biblioteca in cui migliaia di libri ribelli cadono dagli scaffali, dando movimento alle loro storie fino a intrecciarne l\u2019inchiostro, i personaggi, le nozioni. La verita\u0300 e\u0300 che Giovanni non sa tra quali pagine esplorare per dare il via a quella seduta; potrebbe iniziare con il tipico \u201cCome stai?\u201d, ma non ne vale la pena, conosce gia\u0300 la non risposta di Elena. Allora decide di fare a modo proprio:<\/p>\n<p>\u201cCom\u2019e\u0300 la tua notte Elena?\u201d.<br \/>\n\u201cBuia\u201d.<br \/>\n\u201cBuia fitta o buia con i lampioni accesi?\u201d. \u201cBuia\u201d.<br \/>\n\u201cChiaro\u201d.<br \/>\n\u201cNo, scuro\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE va bene, mi hai fregato di nuovo. Mi piacciono i tuoi giochi di parole. Ce ne sono, di parole intendo, nella tua notte?\u201d.<br \/>\n\u201cSi\u0300\u201d.<br \/>\n\u201cAh bene, quindi non sei sola\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSi\u0300\u201d.<br \/>\n\u201cNon c\u2019e\u0300 nessuno quindi?\u201d.<br \/>\n\u201cNo\u201d.<br \/>\n\u201cAllora di chi sono quelle parole? Riconosci la voce?\u201d.<br \/>\n\u201cNo\u201d.<br \/>\n\u201cD\u2019accordo, Elena, ma riesci a ricordare quanto dicono?\u201d.<br \/>\n\u201cSi\u0300\u201d.<br \/>\n\u201cSono tutt\u2019orecchi o meglio tutto cuori\u201d.<br \/>\n\u201cDicono cose brutte\u201d.<br \/>\n\u201cHo cuori anche per quelle\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMa io no\u201d.<br \/>\n\u201cProvaci\u201d.<br \/>\nSul viso di Elena spunta un sorriso, Giovanni sa che dira\u0300 poco o niente, ma non si arrende. Il suo lavoro gli ha insegnato a combattere anche senza un campo di battaglia e senza avversari. Senza parole. Lui comunque ne ha tante di parole, sono la sua arma e il suo segreto, quindi ricomincia:<br \/>\n\u201cDov\u2019e\u0300 la tua notte?\u201d.<br \/>\n\u201cIn una strada\u201d.<br \/>\n\u201cSei qui in citta\u0300 o in passeggiata fronte mare, quello di Sicilia magari o&#8230;&#8221; \u201cNon lo so, ma&#8230;\u201d.<br \/>\n\u201cMa?\u201d.<br \/>\n\u201cNon vorrei essere li\u0300\u201d.<br \/>\n\u201cE perche\u0301 non vorresti essere li\u0300?\u201d.<br \/>\n\u201cPerche\u0301 ho paura\u201d.<br \/>\n\u201cDi che cosa?\u201d.<br \/>\n\u201cDelle voci\u201d.<br \/>\n\u201cCosa dicono?\u201d.<br \/>\nElena sorride, ma poi fra gli occhi le si fa strada un piccolo oceano.<br \/>\n\u201cChe devo morire\u201d.<br \/>\n\u201cE tu sei d\u2019accordo?\u201d.<br \/>\n\u201cIo no, ma lei si\u0300\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAh, ma allora lo sai a chi appartiene questa voce! E\u2019 una donna giusto?\u201d.<br \/>\n\u201cSi\u0300\u201d.<br \/>\n\u201cBene, Elena, grazie. Sono contento che siamo riusciti a parlare un po\u2019. Ti va una pausa?\u201d.<\/p>\n<p>Elena esce dalla stanza e ripensa alle parole del dottor Giovanni, alla sua notte, al buio che ancora si sente addosso, a quel treno che non ha preso per Berlino e a quel volo perso per le Fiji. Non sa neanche dove siano, le Fiji, ma il nome le piace, perche\u0301 se lo scrivi, vedi che ci sono tre puntini sulle ultime tre lettere della parola. Due sulle \u201ci\u201d e uno sulla \u201cj\u201d. Tre puntini che indicano un oltre, un qualcosa in piu\u0300. Ecco, Elena e\u0300 cosi\u0300, come i tre puntini delle Fiji.<\/p>\n<p>Vorrei andare a trovarla, davvero, ma quando entro li\u0300 dentro mi sembra di varcare le non porte dell\u2019erba alta di Stephen King; non temo, una volta dentro, di non essere in grado di uscire, ma di voler fuggire.<br \/>\nPenso a quella volta che il dottor Giovanni mi ha guardata negli occhi mentre Elena dormiva in mezzo a noi. Gli avevo chiesto: \u201cCome sta?\u201d e lui mi aveva risposto: \u201cUn po\u2019 alla volta\u201d e, con tutto il silenzio di cui quando vuole e\u0300 capace, mi aveva ringraziata. Ha gli occhi da padre Giovanni, gli voglio bene.<\/p>\n<p>Elena ha una crisi, le si chiudono le palpebre, il cervello comanda ogni suo movimento. Sembra un attacco epilettico, ma Elena non ha l&#8217;epilessia. Tutti gli esami effettuati in questi anni rivelano un unico esito: negativo. Non rischia di soffocare, i dottori lo sanno, io lo so, ma nessuno di noi sa davvero come intervenire. \u201cBisogna aspettare che passi\u201d, dice sempre la mamma e io mi chiedo come faccia a non annegare mai.<\/p>\n<p>Spero almeno che Elena sogni mentre le si inarca la schiena e il suo corpo sobbalza come una barchetta in balia di cavalloni affamati; non esce spuma dalle labbra serrate, perche\u0301 anche con le onde dentro, anche se percossa da uno tsunami, Elena rimane a bocca chiusa. A bocca asciutta. Giovanni ora puo\u0300 soltanto starle accanto facendo attenzione che non sbatta la testa; potrebbe legarla al letto, ma il dottore e\u0300 uno che le persone preferisce legarsele al cuore e allora la tiene forte, con quelle mani grandi, che ogni giorno assorbono piu\u0300 di quanto un uomo possa sopportare. Vorrebbe farlo suo tutto quel buio che sente entrargli dentro poco a poco, ma Giovanni deve rimanere acceso continuando ad essere faro per i piccoli e grandi naufraghi notturni. Ha un piano lui, deve soltanto aspettare il momento giusto. Spero arrivi presto&#8230; Spero arrivi presto il momento in cui al termine della notte Elena smettera\u0300 di essere notte.<\/p>\n<p>Ti aspetto qui fuori, al giorno. Ti aspetto a vivere, Elena.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Vuoi leggere un altro articolo? 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