{"id":10246,"date":"2023-03-19T17:07:30","date_gmt":"2023-03-19T16:07:30","guid":{"rendered":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=10246"},"modified":"2023-03-28T14:46:37","modified_gmt":"2023-03-28T13:46:37","slug":"un-olmo-di-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/un-olmo-di-pace\/","title":{"rendered":"Un olmo di pace"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/un-olmo-di-pace\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: right;\">di Sara Lubiato<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lei \u00e8 una ragazzina di nome Sara ed \u00e8 nata in un distretto della citt\u00e0 di Gyumri, vicino al confine con la Georgia, sull&#8217;altopiano armeno, dominato dal massiccio dell&#8217;Ararat in terra di Turchia, brullo e spazzato dal gelido vento siberiano. I pochi villaggi sorti in questa regione dell&#8217;Armenia hanno un aspetto di abbandono e gli unici abitanti sono donne con i loro bambini, perch\u00e9 con la chiusura delle fabbriche gli uomini sono emigrati in Russia in cerca di lavoro e il pi\u00f9 delle volte non sono pi\u00f9 tornati.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non sa in quale ora del giorno \u00e8 venuta al mondo, n\u00e9 che tempo facesse; non sa se fosse veramente attesa da qualcuno, n\u00e9 se la giovane donna che l&#8217;ha partorita l&#8217;abbia almeno baciata una volta prima di lasciarla al suo destino. Assegnata ad una culla, la prima di tante e tutte uguali, non ricorda pi\u00f9 il viso di chi si \u00e8 preso cura di lei. Il piccolo lettino \u00e8 diventato tutto il suo mondo e ben presto anche lei, come gli altri neonati, ha imparato a succhiare da sola il latte dal biberon, che le veniva lasciato sul cuscino, appoggiato alla spalla. Sara ha sempre mangiato poco e sorriso molto e a tutti, forse per attirare l&#8217;attenzione e per questo motivo era benvoluta dal personale dell&#8217;orfanatrofio, che le regalava sempre un saluto o un bacio sulla fronte. L&#8217;ambiente era pulito, ma essenziale, di stile &#8216;sovietico&#8217; e senza riscaldamento, ragione per cui i neonati venivano fasciati con cura, rendendo impossibile ogni movimento. Il suo primo nome era stato Mariam e in cuor suo la ragazzina ha sempre sperato che chiunque lo avesse scelto per lei,\u00a0 lo avesse fatto con amore.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Al compimento del primo anno di et\u00e0, le giornate di Sara cambiarono all&#8217;improvviso: due sconosciuti, sorridenti e un po&#8217; impacciati, vollero conoscerla e cominciarono a dedicarsi completamente a lei, facendo a gara per tenerla in braccio. Le loro premure tranquillizzarono la bambina, che strinse le loro mani per imparare a muovere i primi passi e poi a correre. Cos\u00ec i due sconosciuti, incontrati per chiss\u00e0 quale distrazione del destino, diventarono i suoi genitori e lei la loro Sara. Da allora \u00e8 trascorso del tempo e Sara ha compiuto i suoi passi senza voltarsi indietro, custodendo le poche consapevolezze della sua giovane et\u00e0 e tenendo sempre i suoi occhi neri e lieti fissi sul futuro. Spesso, nei lunghi e soleggiati pomeriggi estivi, quando la campagna marchigiana \u00e8 sonnolenta e silenziosa, Sara si siede all&#8217;ombra fresca e amica di un vecchio olmo, in cima alla collina che domina una dolce valle di girasoli dorati, sconosciuta ai &#8216;<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">foresti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">&#8216; e, immobile e attenta all&#8217;ascolto, socchiude gli occhi ridenti, per scrutare meglio l&#8217;orizzonte e scorgere il nastro azzurro lucente del mare che sfiora la chioma celeste del cielo, mentre un vento caldo e profumato le libera il viso dai capelli e le regala pensieri leggeri. Sara si lascia rapire da una piacevole sensazione di benessere e mentre sorride dolcemente la sua mente vola libera come una rondine sulle distese di grano e sugli ulivi, gi\u00f9 gi\u00f9 fino agli oleandri della spiaggia e alle bianche scogliere del promontorio, con le sue baie color verde smeraldo, che si svelano solo a chi le raggiunge veleggiando dal mare. Sara non sa bene perch\u00e9, ma si sente felice: in quell&#8217;angolo di paradiso, sente<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">semplicemente di appartenere all&#8217;antico e sempre nuovo spettacolo della vita, una goccia nella vastit\u00e0 dell&#8217;oceano, un granello di sabbia nella fertile terra, un soffio di vento nell&#8217;aria. Si diletta a sussurrare i versi dell&#8217;<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Ode al giorno felice,<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> che un giorno la mamma le ha recitato e dedicato: <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Questa volta lasciate che sia felice \/ non \u00e8 successo nulla a nessuno \/ non sono da nessuna parte, \/ succede solo che sono felice \/ fino all&#8217;ultimo profondo angolino del cuore\u201d.\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando la calura del giorno si fa pi\u00f9 sopportabile, la contrada si anima delle voci di bambini che, in sella alle loro biciclette, spesso senza freni n\u00e9 pedali, si lanciano gi\u00f9 per una discesa di terra battuta e sassi, in una gara spericolata che si conclude di sovente in un ruzzolone rovinoso e generale, con escoriazioni dolorose ai gomiti e alle ginocchia, mentre i pi\u00f9 piccoli, esclusi dalla competizione, ridono a crepapelle. Poi arrivano puntuali e in fila indiana tre sorelline marocchine, con i capelli lunghi e neri, raccolti in morbide trecce abbellite con nastri rosa e fermagli colorati. Gentili e discrete, si siedono silenziose vicino a Sara, scegliendo le pietre pi\u00f9 pulite e comode dove potersi sedere. Dopo aver sistemato con cura il vestitino, la piccola Kadisha divide con Sara la sua merenda, prima di aprire il quaderno del ripasso estivo. Sotto la chioma frondosa dell&#8217;olmo secolare, ogni pomeriggio Sara e le sue amiche fanno i compiti, ma soprattutto condividono confidenze, risate e giochi. Verso sera, le campane del vicino convento ricordano ai paesani pi\u00f9 volenterosi e devoti il momento della preghiera vespertina: molte donne anziane affrontano con pazienza la salita alberata che conduce alla chiesa, mentre altre si siedono fuori dall&#8217;uscio della propria casa con il rosario in mano e il velo ricamato sulla testa.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sara attende con impazienza questo momento della giornata perch\u00e9 alla piccola compagnia si unisce un biondino dalla figura esile e gli occhi intelligenti, di nome Sergey. Il ragazzo \u00e8 un appassionato giocatore di scacchi e per lui socializzare parlando di scacchi \u00e8 importante almeno quanto saper giocare. Per questo motivo, si dilunga a raccontare e a commentare con Sara le partite dei pi\u00f9 famosi scacchisti, mentre le raccomanda di prestare attenzione al galateo qualora le capitasse la fortunata circostanza di essere invitata a sedersi al tavolo da gioco di una competizione. Sara ascolta sempre con attenzione e con un vago senso di gratitudine tutti i consigli e i suggerimenti di Sergey, felice e orgogliosa di essere sua amica. C\u2019\u00e8 chi considera gli scacchi un\u2019arte, chi uno sport o una scienza: a Sara invece piace considerarlo un gioco di calcolo e creativit\u00e0, il migliore rompicapo che sia mai stato pensato e al quale chiunque pu\u00f2 dedicarsi a patto che abbia tempo libero in abbondanza. Anche adesso, nei freschi pomeriggi primaverili, Sara si siede sotto l\u2019olmo e attende Sergey, che per\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 del solito umore: ha lo sguardo triste e i suoi bellissimi occhi sono inquieti e lucidi. Gi\u00e0 da qualche giorno, ha confidato a Sara il suo smarrimento: la guerra ignobile e fratricida, che devasta la bella terra del popolo ucraino e massacra i civili, sta travolgendo in un vortice di dolore anche la sua famiglia, emigrata da una cittadina a pochi chilometri da Kiev, dove sono rimasti parenti e amici. Suo padre ha scelto di rientrare in patria per affiancare l&#8217;esercito. \u201cNon posso restare qui a guardare mentre la nostra gente piange e soffre! Questi sono crimini di guerra! Peggio, sono crimini contro l&#8217;umanit\u00e0!\u201d ha detto ai suoi figli, coprendosi il volto con le mani per nascondere le lacrime. A Sara tornano in mente le lezioni del professore di storia sul genocidio del popolo armeno, un eccidio che ha ispirato Hitler nella sua lucida e criminale pianificazione dello sterminio degli ebrei. \u201cAbbiamo gi\u00e0 rimosso i drammi dell\u2019Afghanistan, le macerie e i lutti della Siria! Perch\u00e9 la guerra \u00e8 una folle realt\u00e0 che continua ad accompagnare gli uomini?\u201d, domanda Sergey a Sara, ma lei rimane in silenzio, un po&#8217; confusa, perch\u00e9 non trova le parole giuste per consolarlo, mentre pensa che forse celebrare il &#8216;Giorno della memoria&#8217; non sar\u00e0 pi\u00f9 sufficiente se nelle nuove generazioni non si faranno germogliare nuovi semi di pace e tolleranza. Sara, Kadisha e Sergey decidono di proteggere il loro seme e in cima alla collina, sotto il loro olmo, si stringono le mani, promettendosi amicizia per sempre. Croce sul cuore.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Vuoi leggere un altro articolo? <a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/la-voce-della-nostra-generazione\">Clicca qui<\/a>!<\/span><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sara Lubiato &nbsp; Lei \u00e8 una ragazzina di nome Sara ed \u00e8 nata in un distretto della citt\u00e0 di Gyumri, vicino al confine con la Georgia, sull&#8217;altopiano armeno, dominato dal massiccio dell&#8217;Ararat in terra di Turchia, brullo e spazzato dal gelido vento siberiano. 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