{"id":10706,"date":"2023-12-06T15:42:35","date_gmt":"2023-12-06T14:42:35","guid":{"rendered":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=10706"},"modified":"2023-12-17T13:20:33","modified_gmt":"2023-12-17T12:20:33","slug":"saharawi-il-popolo-in-esilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/saharawi-il-popolo-in-esilio\/","title":{"rendered":"SAHARAWI, IL POPOLO IN ESILIO"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/saharawi-il-popolo-in-esilio\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>Le prime pagine dei media nazionali ed internazionali riportano i terribili avvenimenti in Ucraina e Palestina. Esiste per\u00f2 un fatto altrettanto grave a cui non \u00e8 mai stato dato alcun risalto: \u00e8 la tragica condizione del <strong>popolo Saharawi<\/strong>, costretto a vivere nei <strong>campi profughi<\/strong>, privato della propria terra da ormai <strong>47 anni<\/strong>. Eppure, nonostante questa drammatica situazione, c\u2019\u00e8 chi con determinazione e impegno \u00e8 riuscito ad uscirne.<\/p>\n<p>Prima per\u00f2 di parlare di colui che \u00e8 riuscito a compiere questa impresa, \u00e8 doveroso approfondire un aspetto fondamentale per questa vicenda, ossia:<\/p>\n<blockquote><p><b>Chi sono i Saharawi?<\/b><\/p><\/blockquote>\n<p>Popolazione di origine arabo-berbera, si stanziarono nella costa Nord-occidentale dell\u2019Africa a partire dal VII sec d.C. Da allora, si trovarono sottomessi a diversi stati tra cui la <strong>Spagna<\/strong>, dal 1884 al <b>1976<\/b>. Fu proprio in quest\u2019anno che ebbe inizio uno dei momenti pi\u00f9 cupi, che continua ancora ad oggi, della storia dei Saharawi perch\u00e9, dopo che la Spagna lasci\u00f2 il territorio, il <strong>Marocco<\/strong> e la <strong>Mauritania<\/strong> (quest\u2019ultima per\u00f2 si \u00e8 ritirata nel <strong>1979<\/strong>) invasero\u00a0 il Sahara Occidentale, costringendo alla fuga coloro che vivevano l\u00ec. Migliaia di donne e bambini si ritrovarono a dover cercare rifugio nei paesi confinanti come l\u2019<strong>Algeria<\/strong>, che tutt\u2019oggi li ospita, mentre gli uomini, guidati dal<b> fronte polisario<\/b> -movimento militare e politico nato nel 1973 per ottenere all&#8217;<strong>autodeterminazione del popolo<\/strong> Saharawi- combattevano\u00a0 per poter rimanere nella propria terra di origine anche se con <strong>scarsi risultati<\/strong>.<\/p>\n<p>Per questo,<b> ancora oggi<\/b>, i Saharawi si trovano a dover vivere nei campi profughi all\u2019interno di <strong>tende e capanne<\/strong> costruite con mattoni di sabbia che si sciolgono ad ogni rovescio.<\/p>\n<figure id=\"attachment_10780\" aria-describedby=\"caption-attachment-10780\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/10933892_1021180481242395_2670750589855837963_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-10780\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/10933892_1021180481242395_2670750589855837963_n-640x480.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/10933892_1021180481242395_2670750589855837963_n-640x480.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/10933892_1021180481242395_2670750589855837963_n-768x576.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/10933892_1021180481242395_2670750589855837963_n.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-10780\" class=\"wp-caption-text\">Immagine di un campo profughi saharawi.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Le <strong>donne sono l\u2019epicentro<\/strong> di questa nuova societ\u00e0 che si sono trovati costretti ad istituire: esse <strong>amministrano e gestiscono<\/strong> i campi per cercare di dare una vita migliore ai propri figli, purtroppo spesso afflitti da alcuni problemi fisiologici difficilmente curabili l\u00ec come i <strong>calcoli renali<\/strong>. Sperano ancora che un giorno potranno riavere la propria casa, nonostante ora ci sia un&#8217;enorme bariera artificiale che li divide. Infatti Il governo marocchino ha edificato un <b>muro lungo 2700 metri e<\/b> <strong>alto 3<\/strong>, rinforzato da soldati e campi minati, che si estende lungo i territorio del Sahara Occidentale, delimitando il confine tra le zone riconquistate dal fronte polisario (solo <strong>un terzo<\/strong> del totale) e quelle ancora sotto il controllo del Marocco.<\/p>\n<figure id=\"attachment_10779\" aria-describedby=\"caption-attachment-10779\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/26758227_1992510250776075_4668653824828259650_o-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-10779\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/26758227_1992510250776075_4668653824828259650_o-2-640x480.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/26758227_1992510250776075_4668653824828259650_o-2-640x480.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/26758227_1992510250776075_4668653824828259650_o-2-768x576.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/26758227_1992510250776075_4668653824828259650_o-2.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-10779\" class=\"wp-caption-text\">Momento della preparazione del t\u00e8, legato ad un rito dei Saharawi. Esso prevede che vadano bevute tre tazze di t\u00e8, tutte preparate in modi diversi tra loro: la prima volta amara come la vita, la seconda dolce come l&#8217;amore e l&#8217;ultima soave come la morte.<\/figcaption><\/figure>\n<p>In tutto questo, ci si domanda,<\/p>\n<blockquote><p><b>Dov\u2019\u00e8 l\u2019ONU?<\/b><\/p><\/blockquote>\n<p>Esso tent\u00f2 pi\u00f9 volte di <strong>proporre delle risoluzioni<\/strong> che avessero come scopo ultimo un referendum per determinare a chi dare il governo ma queste proposte furono <strong>sempre rifiutate dal Marocco<\/strong>. Ad oggi le cose non stanno migliorando, tant\u2019 \u00e8 che <strong>Donald Trump<\/strong>, nel <b>2020<\/b>, ha riconosciuto la <strong>sovranit\u00e0 del governo marocchino<\/strong> sul Sahara occidentale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa situazione, tragica e troppo poco conosciuta, sembrerebbe rendere i Saharawi un popolo svantaggiato e\u00a0 con limitate prospettive future. Ma non per forza deve essere cos\u00ec. Ci\u00f2 lo dimostra sicuramente la storia di uno di loro, che, per rispetto, chiamer\u00f2<b> Nuena<\/b>.<\/p>\n<p>Nuena nacque nel <strong>1982<\/strong>, otto anni dopo la fuga del popolo Saharawi, nel campo profughi di\u00a0 <strong>El Amada<\/strong>, lontano dalla\u00a0 sorella, rimasta nel Sahara Occidentale poich\u00e9, quando iniziarono i bombardamenti, la loro madre, per salvare gli altri due fratelli maggiori di Nuena, dovette fuggire senza di lei, e lontano anche dalla sua terra d\u2019origine. Terra che, ad oggi, <strong>non ha mai visto<\/strong> con i suoi occhi.<\/p>\n<p>Nuena crebbe l\u00ec, nel campo profughi, con gli altri bambini giocando con ci\u00f2 che riuscivano a trovare. Ogni settembre lasciava il suo campo profughi e la famiglia per andare a studiare in un collegio ad <strong>Algeri<\/strong> tornando in modo permanente solo alla fine del periodo di studi annuale. Fu durante proprio la pausa estiva, quando Nuena aveva solo <strong>11 anni<\/strong>, che, grazie ad un\u2019associazione umanitaria, riusc\u00ec a venire in Italia per la prima volta, pi\u00f9 precisamente a <strong>Roma<\/strong>. Giunto nella nostra capitale per ricevere cure mediche, rimase colpito da ci\u00f2 che vide: i fiori variopinti, gli arbusti verdi, i monumenti e la bicicletta. Questo viaggio lo resero cos\u00ec tanto entusiasta che prese una decisione: da grande sarebbe venuto a vivere in Italia.<\/p>\n<blockquote><p><b>Ma com\u2019\u00e8 possibile uscire dal campo profughi non avendo soldi?<\/b><\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019unico modo che gli venne in mente fu <b>studiare<\/b>, attivit\u00e0 odiata e disprezzata da milioni di ragazzi che vivono in condizioni agiate e con un tetto fatto di tegole sopra la testa. Non sarebbe, per\u00f2, bastato fare i compiti assegnati, fare il minimo essenziale ed ottenere buoni voti. No. Avrebbe dovuto ottenere ottimi voti, diventare il migliore della classe, del suo istituto e di tutti gli studenti del suo anno per poter ottenere una <strong>borsa di studio<\/strong> per trasferirsi in Italia e continuari gli studi all\u2019universit\u00e0. E Nuena lo voleva con tutto se stesso.<br \/>\nCos\u00ec inizi\u00f2 a<strong> impegnarsi tantissimo<\/strong> ed ottenere ottimi risultati scolastici. Sua madre era la sua pi\u00f9 grande alleata: ogni anno metteva da parte dei soldi per potergli comprare quaderni e libri, oggetti presenti in tutte le nostre case e ritenuti scontati.<\/p>\n<p>Dopo tutto questo impegno, le sue fatiche furono ripagate: l\u2019<b>11 settembre del 2001<\/b>, dopo aver superato a pieni voti la maturit\u00e0 scientifica, a Nueva fu assegnata una borsa di studio per andare a studiare in Italia. <strong>Ce l\u2019aveva fatta<\/strong>.<br \/>\nCi vollero<strong> due anni<\/strong> prima che gli fosse dato il visto <strong>per venire in Italia<\/strong>. Giunto qui, inizi\u00f2 un corso intensivo per imparare la lingua per poi iniziare i veri propri studi all\u2019universit\u00e0, aiutato dall\u2019associazione <b>El Ouali <\/b>che sostiene la liberazione dei territori del Sahara Occidentale ancora occupati dal governo marocchino.<\/p>\n<p>Dopo la laurea, le difficolt\u00e0 non finirono: ci volle tempo per inserirsi nel mondo del lavoro, accaddero alcuni eventi naturali disastrosi ma soprattutto Nuena <strong>non aveva ancora la cittadinanza<\/strong>. Ci vollero quasi 20 anni prima che gli venisse concessa, tempo in cui nel frattempo si costru\u00ec una famiglia. Ad oggi per\u00f2 Nuena \u00e8 a tutti gli effetti un <strong>cittadino italiano<\/strong> e vive felicemente qui in Italia con la sua famiglia.<\/p>\n<p><em>Le foto presenti in questo articolo sono state pubblicate su gentile concessione di Giulia Bignardi, autrice delle stesse, tutti i diritti sono riservati all&#8217;autrice.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime pagine dei media nazionali ed internazionali riportano i terribili avvenimenti in Ucraina e Palestina. Esiste per\u00f2 un fatto altrettanto grave a cui non \u00e8 mai stato dato alcun risalto: \u00e8 la tragica condizione del popolo Saharawi, costretto a vivere nei campi profughi, privato della propria terra da ormai 47 anni. 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