{"id":10863,"date":"2024-04-03T20:12:35","date_gmt":"2024-04-03T19:12:35","guid":{"rendered":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=10863"},"modified":"2024-04-24T15:01:17","modified_gmt":"2024-04-24T14:01:17","slug":"la-bomba-racconto-civile-esemplare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/la-bomba-racconto-civile-esemplare\/","title":{"rendered":"La bomba: Racconto civile (esemplare)"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/la-bomba-racconto-civile-esemplare\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: right;\"><em>di Marta Rosson<\/em><\/p>\n<p>\u201cIl 12 dicembre \u00e8 un venerd\u00ec. Milano \u00e8 avvolta dall\u2019atmosfera di Natale. I negozi sono pieni, luccicanti e le vetrine sono addobbate. Le signore eleganti escono, appunto, dai grandi magazzini con borse piene di regali. I viali sono punteggiati di luminarie. Fa freddo. La nebbia mista allo smog, entra quasi nelle narici, per le strade si sente il rumore dei tram sulle rotaie e fuori dalle pasticcerie l\u2019aroma, il profumo dei caff\u00e8 e dei panettoni. \u00c8 l\u2019Italia del 1969, l\u2019Italia del miracolo economico in cui il Pil cresce del 6,8% all\u2019anno (oggi cresce dello 0,1% quando va bene). Il debito pubblico \u00e8 pari al 40% del Pil (oggi \u00e8 il 135%, tre volte tanto). Le principali aziende italiane assorbono lavoratori dal meridione e da altre parti d\u2019Italia. Si costruiscono strade e nuovi quartieri, grattacieli e fabbriche. La Fiat lancia sul mercato uno dei suoi modelli pi\u00f9 diffusi la 128, che qualche nonno ha ancora. Dario Fo, in quell\u2019anno, rappresenta per la prima volta un testo che diventer\u00e0 famoso, si chiama Mistero buffo, lo trovate su Youtube. In testa alla classifica dei dischi pi\u00f9 venduti c\u2019\u00e8 una canzone di Lucio Battisti, si chiama &#8220;Un\u2019avventura&#8221; ma il festival di Sanremo quell\u2019anno \u00e8 stato vinto da Bobby Solo e Iva Zanicchi con una canzone che si intitolava Zingara. La Fiorentina vince il suo secondo e per ora ultimo scudetto di serie A.\u201d<br \/>\nCon queste parole il giornalista <strong>Daniele Ferrazza<\/strong> descrive l\u2019Italia del 1969, quel mirabolante \u201cpaese dei balocchi\u201d nel quale tutto sembrava possibile. Tutto, tranne la tragedia che effettivamente ebbe luogo.<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine. Il 12 dicembre 2023 le classi dell\u2019ultimo anno del nostro liceo hanno preso parte ad un incontro, dal titolo \u201cLa Bomba: Racconto Civile.\u201d, tenuto dal giornalista Daniele Ferrazza e da un ex professore, Guido Lorenzon. Guido Lorenzon in persona. Un uomo che, sebbene sconosciuto ai pi\u00f9, ha avuto un ruolo decisivo della storia recente del nostro Paese. A soli ventotto anni con grande coraggio testimoni\u00f2 nel processo della <strong>Strage di Piazza Fontana<\/strong>, una tragedia in cui morirono diciassette persone, ottantotto riportarono danni fisici permanenti e che sconvolse un\u2019intera nazione. Proprio questo era lo scopo degli attentatori: l\u2019azione terroristica si inquadrava nella cosiddetta \u201cstrategia della tensione\u201d, ovvero l\u2019uso di mezzi violenti da parte di gruppi di estrema destra coadiuvati da servizi segreti deviati, esponenti politici e dell\u2019esercito corrotti e soprattutto dall\u2019Internazionale terroristica nera. Queste azioni facevano parte di un pi\u00f9 ampio progetto di distruzione della democrazia a livello mondiale e di trasformazione dei governi in senso autoritario.<\/p>\n<p>In Italia, dopo una serie di governi di centrodestra che avevano fallito clamorosamente, seguirono dei governi di centrosinistra che, sulla scia del Sessantotto, approvarono alcune riforme, tra cui la nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica e la riforma della scuola. Fu in questa atmosfera politica che i terroristi meditarono e realizzarono l\u2019attentato. La bomba fu posizionata nella Banca Nazionale dell\u2019Agricoltura, che si trovava appunto in Piazza Fontana, sotto il grande tavolo centrale. Quel giorno la sala era gremita di clienti, soprattutto provenienti dalla periferia, tra cui una giovane accompagnata da un bimbo che sarebbe divenuto la vittima pi\u00f9 giovane. Alle 16.37 del 12 dicembre 1969 l\u2019ordigno, contenente sette chili di tritolo, esplose. Una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in Piazza della Scala. Una terza bomba esplose a Roma alle 16:55 nel passaggio sotterraneo che collegava l&#8217;entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio; altre due esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all&#8217;Altare della Patria e l&#8217;altra all&#8217;ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in piazza Venezia. I feriti a Roma furono in tutto sedici.<br \/>\nLe indagini, guidate dal questore di Milano Marcello Guida e da Federico Umberto D\u2019Amato, vice direttore degli Affari riservati, furono sin da subito indirizzate volontariamente verso quella che fu definita la \u201cpista anarchica\u201d. Due esponenti di questo movimento, Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda, furono arrestati. Il primo, chiamato in questura, si dice commise un sospetto suicido, considerato prova della sua colpevolezza. Il secondo venne riconosciuto colpevole, non solo dalla giustizia ma anche dall\u2019opinione pubblica (lo stesso Bruno Vespa realizz\u00f2 un servizio in cui dichiarava la colpevolezza degli anarchici, del quale in seguito si sarebbe scusato). In poco tempo magistrati e forze dell\u2019ordine conniventi erano quasi riusciti a chiudere il caso come desideravano. Finch\u00e9 non avvenne un fatto inaspettato, un\u2019improvvisa falla nel depistaggio: la testimonianza di Guido Lorenzon.<\/p>\n<p><strong>Guido Lorenzon<\/strong> era un professore di provincia, di soli ventotto anni. Il 15 dicembre, mentre era in classe con i suoi alunni della scuola media di Arcade (TV) segu\u00ec dalla televisione i funerali delle vittime di Piazza Fontana. La cerimonia scosse fortemente l\u2019opinione pubblica: le immagini in biano e nero ci mostrano centomila persone accalcate in Piazza Duomo in un\u2019atmosfera pesante come il piombo. Di quel giorno Sandro Pertini avrebbe detto che \u201cera mezzogiorno ma sembrava mezzanotte\u201d. Dopo quel funerale e dopo un colloquio con un prete di fiducia Lorenzon non ha dubbi: ha il dovere di confessare i propri sospetti.<\/p>\n<p>I sospetti riguardavano un suo amico, Giovanni Ventura di Castelfranco Veneto. Appassionato di storia e filosofia, libraio della Galleria del Libraio. Aveva delle \u201cidee particolari\u201d ogni tanto faceva \u201cdiscorsi strani\u201d con frasi come \u201cLa democrazia \u00e8 un errore\u201d. \u201cMa sempre mezze parole\u201d, ci ha raccontato il professor Lorenzon. Anche se un giorno gli ha mostrato un deposito di armi e un altro, mentre erano in auto, il timer di un ordigno. Cos\u00ec, in seguito all\u2019attentato del 12 dicembre, Guido non ebbe pi\u00f9 dubbi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/unnamed-6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10880\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/unnamed-6-640x480.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/unnamed-6-640x480.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/unnamed-6-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/unnamed-6-768x576.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/unnamed-6.jpg 1333w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si affid\u00f2 la stessa sera del 15 dicembre all\u2019avvocato Alberto Steccannella e fu convocato dal sostituto procuratore di Treviso Pietro Calogero, che per primo intu\u00ec la veridicit\u00e0 e l\u2019importanza delle sue dichiarazioni e apr\u00ec un fascicolo su Ventura. Intanto per\u00f2 l\u2019indagine principale, l\u2019unica resa nota all\u2019opinione pubblica, quella della \u201cpista anarchica\u201d, da Milano si radic\u00f2 nella procura di Roma, dove sarebbe stato pi\u00f9 facile boicottare tutte le indagini, comprese quelle trevigiane. E ci\u00f2 avvenne. Quando infatti Calogero decise di registrare le conversazioni tra Lorenzon e Ventura l\u2019operazione fall\u00ec varie volte e sempre per motivazioni differenti. Una fu persino manomessa affinch\u00e9 le dichiarazioni di Ventura paressero pronunciate da Lorenzon. Alla fine il sostituto procuratore decise di difendere il professore e di ascoltare una sua ulteriore registrazione con Ventura all\u2019hotel Plaza di Mestre in cuffia, rimanendo nascosto in una piccola auto parcheggiata l\u00ec davanti. Proprio come nei film chi cerca di difendere la verit\u00e0 non viene compreso e corre dei rischi enormi, tanto che al professore fu affidata malvolentieri una scorta, di cui tuttavia fu privato nel momento pi\u00f9 critico, ovvero quando dovette recarsi a Roma.<\/p>\n<p>Tra il novembre e il dicembre del 1971 arriv\u00f2 la svolta. A Castelfranco Veneto vennero scoperte delle armi. Ma soprattutto a Montebelluna, in una cassetta di sicurezza della madre di Ventura, venne trovato un documento che provava il coinvolgimento di Ventura e la sua appartenenza al gruppo di estrema destra \u201cOrdine Nuovo\u201d. A partire dal 1974 il processo fu unificato a quello contro Valpreda e trasferito a Catanzaro, lontano dal luogo dell\u2019attentato e dalla capitale, al fine di garantire una maggiore neutralit\u00e0 nello svolgimento delle indagini. Il giudice Giancarlo Stiz firm\u00f2 i primi mandati di cattura contro i veri responsabili: Ventura, Franco Freda, procuratore di Padova, e il giornalista Guido Giannettini furono condannati all\u2019ergastolo al primo grado di giudizio e Valpreda fu assolto. Ma al secondo e al terzo grado di giudizio vennero assolti dal reato di strage. Le indagini continuarono, le prove si accumularono ma Freda e Ventura vennero infine assolti e fuggirono in America Latina.<\/p>\n<p>Dieci processi, quindici inchieste e decine di imputati sono serviti a poco. Anche se nel 2005 la Cassazione li ha finalmente ritenuti colpevoli, i responsabili per la giustizia italiana sono tuttora liberi cittadini e, se Ventura \u00e8 deceduto pochi anni fa dopo avere gestito un ristorante a Buenos Aires, Freda \u00e8 ancora vivo e risiede ad Avellino.<\/p>\n<p>Questi sono i fatti che ci sono stati raccontati dal diretto interessato lo scorso dicembre. Alla semplice narrazione, sono seguiti uno spazio per le domande degli studenti e un ultimo invito del professor Lorenzon a \u201cnon dormire\u201d, a non dare per scontata la democrazia in cui viviamo con il suo sistema di diritti e doveri ed a lottare ogni giorno per renderla migliore.<\/p>\n<p>\u201cLa bomba: Racconto civile\u201d \u00e8 il titolo dell\u2019incontro con il quale il giornalista e il testimone d\u2019eccezione si prodigano per raccontare questa torbida vicenda alle giovani generazioni e per squarciare il velo di bugie che ancora pesantemente la ricopre. Quindici anni fa \u00e8 stata effettuato un sondaggio tra alcuni giovani italiani, ai quali \u00e8 stato chiesto chi avesse compiuto l\u2019attentato di Piazza Fontana. Le loro risposte lasciano di stucco per il grado di disinformazione (o di cattiva informazione) che denotano: il 60% incolpava le Brigate Rosse (che, sebbene in seguito avrebbero compiuto azioni efferate, all\u2019epoca ancora non esistevano), il 20% la mafia, il 10% dichiarava di non sapere rispondere, e solo un altro 10% riconosceva giustamente il terrorismo nero come colpevole. L\u2019immenso valore di questo incontro, dunque, sta proprio nell\u2019avere potuto ascoltare la verit\u00e0 dei fatti dalla voce di chi l\u2019ha vissuta e testimoniata in prima persona, per fugare ogni possibile dubbio.<\/p>\n<p>Guido Lorenzon, che grazie al suo senso civico ha compiuto azioni di estremo coraggio e che, scegliendo di non stare in silenzio, ha sconvolto la sua intera esistenza, ci appare come un eroe. Come definire diversamente colui che antepone alla propria vita, il possesso pi\u00f9 prezioso di ogni uomo, il bene dello stato, la giustizia e la verit\u00e0? Se ai nostri occhi \u00e8 senza dubbio cos\u00ec, forse diversa \u00e8 la percezione del diretto interessato. \u201cPer Lorenzon e per quelli come lui non \u00e8 una questione di eroismo\u201d riflette un professore del Franchetti \u201cma di decenza nei confronti di s\u00e9 stessi\u201d. Forse. Ma la domanda sorge spontanea: \u201cAvrei fatto lo stesso?\u201d<\/p>\n<p><em>Le foto presenti in questo articolo sono state pubblicate su gentile concessione di Daniele Ferrazza, autore delle stesse, tutti i diritti sono riservati all\u2019autore.<\/em><\/p>\n<p>Torna all&#8217;<a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/e-sbocciato-un-nuovo-numero\/\">editoriale con l&#8217;elenco degli articoli<\/a> oppure vai al <a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/il-lungo-viaggio-della-rotta-balcanica\/\">prossimo articolo<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marta Rosson \u201cIl 12 dicembre \u00e8 un venerd\u00ec. 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