{"id":11435,"date":"2025-05-27T15:20:52","date_gmt":"2025-05-27T14:20:52","guid":{"rendered":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=11435"},"modified":"2025-05-27T15:20:52","modified_gmt":"2025-05-27T14:20:52","slug":"a-venezia-fra-libri-e-donne-ristrette","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/a-venezia-fra-libri-e-donne-ristrette\/","title":{"rendered":"A Venezia, fra libri e donne \u2018ristrette\u2019\u00a0"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/a-venezia-fra-libri-e-donne-ristrette\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>di Carlotta, Giulia e Maria Antonia 3C classico<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Due giornate di sole, due sabati pomeriggio e due passeggiate per Venezia fino alla Giudecca. Bella la prima considerazione (il sole), bella l\u2019ultima (per quanto sia stato troppo breve il tragitto a piedi), forse un po\u2019 faticosa la terza, che significa uscire da scuola e rinunciare ad una bella porzione del sabato, giorno di respiro, di riposo, di amici e tempo per s\u00e9 ricavato a fatica fra la gabbia gi\u00e0 risolta e quella presto incombente degli impegni scolastici. Motivo dell\u2019uscita: incontrare scrittori che parlano dei loro libri (ancora? Ce ne sono ovunque, scrittori che parlano di libri. Bieca promozione, business, noia). Luogo dell\u2019incontro? Ecco il punto. La casa circondariale femminile della Giudecca. Lettrici e \u2018chairwomen\u2019 degli incontri, le donne recluse nel carcere.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lo spunto ci \u00e8 venuto da una mail della nostra Dirigente che ci ha messo in contatto con l\u2019Associazione Closer la cui responsabile, Giulia Ribaudo, \u00e8 venuta a parlare alla nostra assemblea d\u2019istituto. Fra le tante iniziative, a noi piaceva l\u2019Interrogatorio alla scrittura.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quindi, il 9 novembre siamo andati a conoscere le donne ristrette. A parlare, due di loro e la scrittrice Ginevra Lamberti, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il pozzo vale pi\u00f9 del tempo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Carlotta<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche a mente lucida mi risulta difficile tradurre a parole le impressioni che l\u2019intervista in carcere alla scrittrice G. Lamberti mi ha lasciato. Tre aspetti mi hanno colpito pi\u00f9 del resto: in primo luogo, lo sguardo delle detenute e alcuni loro interventi inaspettati, come quello di Giulia: \u201cSpesso a tradirti sono le persone del tuo stesso sangue\u201d. Questa frase concisa, netta, seguita da un silenzio agghiacciante, mi ha fatto sobbalzare il cuore; tante domande mi sono sorte. Ad aver prodotto in me la stessa sensazione \u00e8 il passo del libro (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il pozzo vale pi\u00f9 del tempo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">) che \u00e8 stato scelto per essere letto: un passo molto crudo, di violenza, di sangue. Mi sono chiesta se tale lettura fosse necessaria e soprattutto perch\u00e9 fosse stata scelta. Da ultimo, sono rimasta sorpresa dal fatto che la responsabile dell\u2019associazione non si sia astenuta dall\u2019esprimere la sua perplessit\u00e0 nei confronti della nuova direzione dell\u2019istituto, che sembrerebbe creare situazioni di difficolt\u00e0 alimentando disagio e incomprensioni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Giulia<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ho trovato importante l\u2019incontro soprattutto sotto il profilo umano, per aver avuto l\u2019opportunit\u00e0 di entrare in carcere e vedere quella realt\u00e0 di solito a noi invisibile e sconosciuta: mi \u00e8 arrivata molto forte la sofferenza di quelle donne, la solitudine si vedeva nei loro occhi, spenti e in cerca di ascolto. La possibilit\u00e0 di varcare le soglie di un mondo recluso, di osservare da vicino le vite sospese e le emozioni trattenute fa riflettere: al di l\u00e0 delle storie individuali e delle ragioni della detenzione, emerge una comune umanit\u00e0, una sofferenza condivisa che l\u2019incontro letterario ha saputo portare in superficie.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019incontro \u00e8 stato molto interessante anche perch\u00e9 \u00e8 stato condotto in prima persona dalle detenute, che hanno rivolto una serie di domande alla Lamberti, domande se vogliamo rivelatrici della loro sofferenza e che ci hanno abbastanza sorpreso, a volte anche turbato; come per esempio la sezione davvero violenta del libro che Giulia ha deciso di leggere come conclusione del pomeriggio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In particolare l\u2019esperienza ha suscitato alcuni spunti su cui riflettere quali il guardare oltre le sbarre e il riconoscere il lato umano in ogni individuo, indipendentemente dalle sue azioni passate, il potere della letteratura di costruire ponti tra mondi apparentemente distanti. Ci\u00f2 che ha forse colpito \u00e8 stata anche la \u201cnormalit\u00e0\u201d che traspariva in alcuni momenti dell&#8217;incontro, la curiosit\u00e0 per un libro, il desiderio di porre domande ad un\u2019autrice, la condivisione di impressioni, contrapposta al contesto, le sbarre, le guardie; in un luogo di reclusione, dove le regole e le dinamiche sono inevitabilmente diverse, questi scambi hanno rappresentato un piccolo spiraglio di quotidianit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u200b\u200bIniziative come quelle portate avanti dall\u2019associazione Closer si rivelano preziose nel fare da collegamento tra il dentro e il fuori del carcere, un modo per mantenere vivo il contatto con il mondo esterno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E poi siamo tornati il 28 febbraio, attirati dalla presenza annunciata dello scrittore Jonathan Bazzi con il libro Febbre. Noi un gruppo pi\u00f9 piccolo, ma sempre motivato. Da che cosa? Curiosit\u00e0 per le procedure burocratiche per entrare in carcere? Voglia di gita in vaporetto? Desiderio di conoscere uno scrittore arrivato alla finale del premio Strega? Tutto questo: ma anche per lo spazio in cui si viene accolti (la sala dei colloqui con i famigliari, dipinta di bianco e lilla a decori), ma ancor di pi\u00f9 per le donne che avevamo conosciuto, i loro sguardi potenti, la loro bellezza di incroci di popoli nei tratti del volto e nelle loro voci, il mistero nero dei delitti (a noi sconosciuti) che hanno compiuto, la forza delle loro personalit\u00e0 che traspare dalle pose, dai gesti, un\u2019energia trattenuta non scevra da violenza, eros negativo e amore del male. Bello anche osservare altri \u2018esterni\u2019: una classe di un istituto di Schio, volontari, operatori, persone anche anziane che credono alla solidariet\u00e0 e che dedicano del tempo agli altri.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma&#8230; varcata la soglia del carcere veniamo a sapere che Bazzi non ci potr\u00e0 essere (eh, no, non \u00e8 giusto!). Il perch\u00e9 lo leggeremo il giorno dopo sui giornali (ma il motivo \u00e8 giusto?). Quindi?: le donne non parlano del libro, ma di loro stesse e delle loro storie, pur senza toccare mai il cuore del problema, cio\u00e8 il motivo per cui la giustizia ha deciso che devono essere recluse. Parlano dei problemi organizzativi, della vita quotidiana del carcere, del rapporto con le poliziotte, della difficolt\u00e0 di condividere spazi e tempo con chi pu\u00f2 non piacerti, degli affetti lontani, dei desideri che coltivano per la loro vita \u2018dopo\u2019 (andare a un concerto, farsi una canna, e altro). Alla fine, il secondo incontro ci \u00e8 piaciuto pi\u00f9 del primo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Maria<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00abRagazzi, torniamo in carcere?\u00bb \u00c8 stata questa la domanda che ho rivolto ai miei amici e compagni di classe quando ho saputo che ci sarebbe stato un secondo incontro alla Casa Circondariale Femminile della Giudecca.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A pensarci bene, non \u00e8 un\u2019occasione che capita a molti: quella di entrare in carcere, dico, di viverlo per qualche ora e poi uscirne, da persone libere. Non siamo n\u00e9 detenuti n\u00e9 operatori penitenziari, eppure ci \u00e8 stato concesso di varcare quel confine. Il carcere \u00e8 un luogo chiuso, limitato da muri spessi e sbarre metalliche, sorvegliato da guardie con grossi mazzi di chiavi che aprono porte con un clangore metallico. \u00c8 un luogo pensato per isolare. (O forse no? O meglio: forse non solo?)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Alla fine, in carcere ci sono tornata ma senza convincere i miei amici. Ho superato i controlli di sicurezza, depositato il telefono e oltrepassato quelle porte blindate che le guardie mi hanno richiuso rumorosamente alle spalle. Mi sono seduta nella sala colloqui insieme ad altre persone: altri ospiti. L\u00ec ci aspettavano alcune persone: alcune detenute. E poi abbiamo aspettato insieme per un po\u2019, in silenzio. In carcere, dove c\u2019\u00e8 poco da guardare, affini l\u2019udito. E noti un\u2019assenza quasi surreale di suoni e soprattutto di parole. Nessuna detenuta parlava con un\u2019altra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00abChe silenzio assordante!\u00bb ha detto un\u2019insegnante tra noi ospiti. \u00abIn fondo, \u00e8 positivo\u2026 per noi che veniamo dalla confusione del Carnevale!\u00bb \u00abDici?\u00bb le ha risposto Giulia, una detenuta. \u00abIo invece sento sempre rumore. Qui in carcere non c\u2019\u00e8 mai pace. Non hai mai un attimo per te, un posto dove stare tranquilla.\u00bb Quelle parole mi hanno colpita profondamente. Il carcere isola dal mondo esterno, ma all\u2019interno priva della possibilit\u00e0 di isolarsi in senso positivo, di quella sicurezza e tranquillit\u00e0 che oggi chiamiamo privacy. Ed \u00e8 proprio questa mancanza che rischia di diventare disumanizzante. O forse, semplicemente, disumana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">All\u2019inizio le parole mancavano: l\u2019assenza dell\u2019autore aveva scombussolato i piani. Parlare di un libro fornisce dei binari sicuri per una conversazione pacata e controllata (e soprattutto approvata dalla Direttrice). Ma senza quel riferimento, come si fa?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le ragazze si sono trovate in una condizione a cui non sono abituate: la libert\u00e0. Libert\u00e0 di parlare, di avere un \u201ccolloquio straordinario\u201d con persone esterne alla famiglia e al personale penitenziario; la libert\u00e0 di scegliere l\u2019argomento della conversazione e non dover per forza parlare del libro che molte magari hanno letto solo per ingannare il tempo. Ci hanno chiesto come fosse \u201cl\u00ec fuori\u201d e hanno riso quando hanno saputo del Carnevale. Lentamente anche noi abbiamo trovato le parole per domandare come fosse \u201cl\u00ec dentro\u201d. E loro, felici di poter raccontare, hanno risposto (quasi) a tutto. Ho imparato molte cose: cos\u2019\u00e8 una \u201cdomandina\u201d, chi \u00e8 la \u201cspesina\u201d, com\u2019\u00e8 la \u201cscuola\u201d che frequentano, quanto sia importante per alcune il \u201clavoro\u201d e come riescano a conoscere \u201cl\u2019amore\u201d nonostante tutto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non \u00e8 andato tutto liscio per\u00f2. Pi\u00f9 di una volta i toni si sono accesi, soprattutto parlando di politica o dei disagi interni al carcere. In quei momenti \u00e8 stata Giulia Ribaudo a riportare l\u2019ordine nella conversazione; pi\u00f9 di una donna ha parlato con sofferenza della mancanza dei figli e familiari; una si \u00e8 commossa raccontando di come ha scoperto della morte del padre, rimasto in Brasile, soltanto giorni dopo, attraverso una costosa e quindi brevissima videochiamata su Microsoft Teams con la figlia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Se volessimo usare delle etichette, quasi tutte queste ragazze prima che detenute sono tossicodipendenti, povere e disadattate. Una ragazza dal marcato accento lombardo ha raccontato di aver vissuto a stretto contatto con l\u2019HIV e che per questo inizialmente si era rifiutata di leggere il libro scelto per l\u2019incontro, che affrontava proprio il tema della malattia autoimmune. Alla fine per\u00f2 lo ha letto e ha deciso di partecipare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il libro lo sto leggendo anche io. Non l\u2019ho comprato: me lo ha regalato Giulia, la detenuta. Devo dire che non \u00e8 un granch\u00e9. Ma \u00e8 molto di pi\u00f9 il gesto. \u00c8 molto notare i segni in matita, rileggere le pagine che ha cerchiato e arrovellarsi cercando di capire cosa l\u2019avesse colpita o quale situazione avesse rivisto. Dopo aver letto le prime pagine le ho sfogliate e annusate con foga. Odorano tutte delle sigarette che le mani nervose di quella ragazza si accendono durante l\u2019ora d\u2019aria.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per capire:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><a href=\"https:\/\/www.associazionecloser.org\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">https:\/\/www.associazionecloser.org\/<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><a href=\"https:\/\/www.associazionecloser.org\/portfolio\/ias-interrogatorio-alla-scrittura\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">https:\/\/www.associazionecloser.org\/portfolio\/ias-interrogatorio-alla-scrittura\/<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Ginevra Lamberti, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il pozzo vale pi\u00f9 del tempo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><a href=\"https:\/\/www.marsilioeditori.it\/lista-autori\/schedaautore\/5520\/ginevra-lamberti\"><span style=\"font-weight: 400;\">https:\/\/www.marsilioeditori.it\/lista-autori\/schedaautore\/5520\/ginevra-lamberti<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Jonathan Bazzi, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Febbre<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><a href=\"https:\/\/www.fandangolibri.it\/prodotto\/febbre\"><span style=\"font-weight: 400;\">https:\/\/www.fandangolibri.it\/prodotto\/febbre<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">;<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il perch\u00e9 dell\u2019assenza: (<\/span><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sette\/25_marzo_01\/jonathan-bazzi-evito-di-uscire-dicasa-da-mesi-ordino-la-spesa-faccio-yoga-online-uso-lo-smartphone-10-ore-al-giorno-non-sonodf43a3b5-89a2-4761-afb3-60fb850bdxlk.shtml\"><span style=\"font-weight: 400;\">https:\/\/www.corriere.it\/sette\/25_marzo_01\/jonathan-bazzi-evito-di-uscire-dicasa-da-mesi-ordino-la-spesa-faccio-yoga-online-uso-lo-smartphone-10-ore-al-giorno-non-sonodf43a3b5-89a2-4761-afb3-60fb850bdxlk.shtml<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">).<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carlotta, Giulia e Maria Antonia 3C classico Due giornate di sole, due sabati pomeriggio e due passeggiate per Venezia fino alla Giudecca. 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