{"id":1749,"date":"2012-05-01T09:20:31","date_gmt":"2012-05-01T08:20:31","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=1749"},"modified":"2020-11-02T15:22:24","modified_gmt":"2020-11-02T14:22:24","slug":"25-aprile-con-i-modena-city-ramblers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/25-aprile-con-i-modena-city-ramblers\/","title":{"rendered":"25 aprile con i Modena City Ramblers"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/25-aprile-con-i-modena-city-ramblers\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: justify;\">di Laura Berlinghieri VG<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-1752\" title=\"Modena_City_Ramblers\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Modena_City_Ramblers-Appunti_Partigiani-Frontal.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Modena_City_Ramblers-Appunti_Partigiani-Frontal.jpg 300w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Modena_City_Ramblers-Appunti_Partigiani-Frontal-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>La cornice \u00e8 veramente suggestiva: la Festa della Liberazione a Forte Marghera. Bancarelle e bandiere, giovani e meno giovani, e colori. Un\u2019atmosfera di grande gioia e una voglia tangibile di essere l\u00ec, tutti insieme. E non ci sarebbe stata conclusione migliore, per le centinaia di veneziani accorsi al Forte, se non un concerto dei Modena City Ramblers, gruppo \u201ccombat-folk\u201d particolarmente apprezzato per una musica dalle sonorit\u00e0 irlandesi, ballabili e per dei testi impregnati di una sincera coscienza civile, contestualizzata tra Resistenza e lotte operaie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sale sul palco Francesco Moneti, violinista dei Modena, con a fianco il giovane Daniele Contardo. Il duo FryDa propone la sua \u201cNozze partigiane\u201d. Ed \u00e8 subito pelle d\u2019oca, grande emozione. \u201cOdio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani\u201d: uno scritto di Antonio Gramsci e lo spettacolo sale vertiginosamente. Parole sentite cos\u00ec tante volte e in grado di ammazzarti sempre, ma mai allo stesso modo. Parole capaci di smantellare ogni tua certezza, capaci di trafiggerti e, noncuranti, lasciarti agonizzante. Agonizzante ma con la sicurezza che tu non vuoi essere un \u201cindifferente\u201d. Per questo sei l\u00ec quella sera a gridare la tua voglia di libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scaletta \u00e8 un misto tra i brani dell\u2019ultimo album \u201cSul tetto del mondo\u201d e i grandi classici dei Modena e della tradizione popolare della Resistenza italiana. Il pubblico risponde sempre bene, attento. Ma \u00e8 con \u201cI cento passi\u201d che inizia veramente a scaldarsi, ricordando con una gioia filtrata da profonda amarezza la storia di Peppino Impastato, eroe ammazzato a soli trent\u2019anni per le sue denunce a molte attivit\u00e0 mafiose, perpetuate nonostante coinvolgessero in prima persona la sua famiglia. Poi uno strumentale lungo e favoloso in preparazione all\u2019esplosiva \u201cFischia il vento\u201d. Unica nota stonata, \u201cLa guerra di Piero\u201d di Fabrizio De Andr\u00e9 che, a mio parere, poteva essere risparmiata. Ma \u00e8 anche vero che apprezzare la rivisitazione di un pezzo cos\u00ec famoso e cos\u00ec amato \u00e8 tutt\u2019altro che scontato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concerto prosegue con alcuni brani dell\u2019ultimo album. E poi di nuovo due grandi classici: \u201cContessa\u201d e \u201cPer i morti di Reggio Emilia\u201d. Inutile dire che trovare qualcuno fermo e zitto era diventata veramente un\u2019impresa impossibile. Lo spettacolo sta volgendo al termine: lo si capisce dalle note di \u201cBella ciao\u201d, penultimo pezzo. Emozione viva pi\u00f9 che mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 incredibile come storie lontane da noi quasi settant\u2019anni riescano a essere ancora cos\u00ec penetranti. Ma \u00e8 altrettanto mortificante il loro essere cos\u00ec terribilmente attuali. Mortificante per quei partigiani che tra le Alpi hanno trovato la morte, sospirando all\u2019idea che avrebbero lasciato un\u2019Italia libera e unita ai loro figli. Un\u2019Italia migliore. Un\u2019Italia su cui troppa gente sputa ancora addosso. Un\u2019Italia che avrebbe bisogno di una rivoluzione, come diceva Mario Monicelli.<br \/>\nMa un\u2019Italia che noi non lasceremo cadere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Laura Berlinghieri VG La cornice \u00e8 veramente suggestiva: la Festa della Liberazione a Forte Marghera. Bancarelle e bandiere, giovani e meno giovani, e colori. Un\u2019atmosfera di grande gioia e una voglia tangibile di essere l\u00ec, tutti insieme. 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