{"id":3082,"date":"2013-12-06T19:52:22","date_gmt":"2013-12-06T18:52:22","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=3082"},"modified":"2020-11-02T15:21:52","modified_gmt":"2020-11-02T14:21:52","slug":"progetto-incontri-di-storia-mario-isnenghi-al-liceo-bruno-franchetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/progetto-incontri-di-storia-mario-isnenghi-al-liceo-bruno-franchetti\/","title":{"rendered":"Progetto \u00abIncontri di Storia\u00bb \u2014 Mario Isnenghi al Liceo \u201cBruno-Franchetti\u201d"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/progetto-incontri-di-storia-mario-isnenghi-al-liceo-bruno-franchetti\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p><b>di Annachiara Gambardella, classe IA (Liceo classico)<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/prima-guerra-mondiale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3084\" alt=\"prima-guerra-mondiale\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/prima-guerra-mondiale.jpg\" width=\"448\" height=\"307\" \/><\/a>Una guerra pu\u00f2 essere giusta? Questa la domanda che ha rivolto Mario Isnenghi marted\u00ec 26 novembre ai numerosi studenti, genitori e docenti dell\u2019Istituto BF, nell\u2019ouverture \u2018<i>Verso il centenario della Grande Guerra\u2019<\/i>, primo di quattro incontri in programma nell\u2019Aula Magna del Liceo Franchetti, in occasione dell\u2019anniversario del conflitto che cambi\u00f2 il destino dell\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario Isnenghi, come testimonia la sua biografia, ha cercato a lungo una risposta a questa domanda. Laureato in Letteratura Italiana contemporanea, ha insegnato Storia contemporanea presso le Universit\u00e0 di Padova, Torino, e Venezia fino al 2010. Ha pubblicato numerosi libri, principalmente riguardanti la Grande Guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una breve introduzione al tema proposta dal prof. Carlo Franco, organizzatore degli incontri, lo studioso ha cercato di fornirci gli strumenti per rispondere a tale domanda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito all\u2019assassinio dell\u2019arciduca Francesco Ferdinando e della moglie a Sarajevo nel giugno del 1914 per mano di Gravilo Princip, rivoluzionario bosniaco, l\u2019Austria dichiar\u00f2 guerra alla Serbia. Il conflitto vide contrapposti gli Imperi Centrali, Austria e Germania, alle potenze alleate, Francia, Russia e Gran Bretagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il patto militare stipulato nel 1882 tra Austria, Germania e Italia avrebbe implicato, secondo l\u2019Impero Asburgico, l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia dalla parte della Triplice alleanza. In realt\u00e0 l\u2019Italia, rifacendosi all\u2019articolo quarto che sanciva l\u2019obbligo di prendere parte alla guerra come alleata solamente nel caso in cui una delle tre potenze fosse stata minacciata da uno Stato non firmatario, si dichiar\u00f2 neutrale. Si originarono all\u2019interno della giovane nazione due correnti di pensiero: la prima sosteneva la necessit\u00e0 dell\u2019entrata in guerra per dovere morale e ideologico. Era indispensabile, infatti, dimostrare di essere un organismo vivo, un popolo, di saper portare le armi e, quando necessario, utilizzarle. Anche la classe proletaria si dimostr\u00f2 pi\u00f9 vicina alla borghesia della propria nazione che ai proletari delle altre. Questa corrente era inoltre affiancata dal movimento futurista che riteneva che le esigenze belliche avrebbero messo in moto l\u2019economia e avrebbero conferito all\u2019Italia un ritmo futuristico. Appartenevano alla fazione degli interventisti anche i ministri Salandra e Sonnino. La maggioranza in parlamento, per\u00f2, era detenuta dall\u2019allora presidente del consiglio Giovanni Giolitti, il quale sosteneva il neutralismo e l\u2019inutilit\u00e0 della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia, d\u2019altro canto, era corteggiata da tutti gli Stati in guerra in quanto, pur non disponendo di mezzi, disponeva sicuramente di uomini e avrebbe potuto dunque essere determinante nell\u2019evoluzione del conflitto. Interessata principalmente ai territori di Trento e Trieste che l\u2019Austria, bench\u00e9 ci fossero state delle pressioni da parte della Germania, non era disposta a concederle, il 26 aprile 1915 \u00a0l\u2019Italia firm\u00f2 il patto di Londra, che prevedeva l\u2019impegno ad entrare in guerra entro un mese al fianco degli Alleati, con l\u2019accordo che, in caso di vittoria, le sarebbero stati riconosciuti quei territori di dominio austriaco. Sicuramente per\u00f2, prima di giungere alla firma del patto di Londra, era stata fondamentale l\u2019influenza della propaganda interventista che aveva condizionato gli animi e la psicologia delle masse: l\u2019entrata in guerra fu salutata con commozione e festeggiamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sottoscrizione del trattato fece s\u00ec che l\u2019Austria considerasse, a torto, come ha sottolineato il Professor Isnenghi, l\u2019Italia una nazione traditrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra che la coinvolse fu una guerra di posizione combattuta su un fronte di circa 600km, principalmente nelle zone del Carso isontino e triestino. Fu dunque una guerra &#8216;ferma&#8217;. La dura realt\u00e0 della trincea che vedeva il soldato come un mero esecutore di ordini e del quale non ci si curava n\u00e9 della condizione fisica n\u00e9, tanto meno, di quella morale port\u00f2 ad un logoramento delle truppe che raggiunse il suo apice nel corso del 1917. La disfatta italiana di Caporetto \u00e8 infatti ascrivibile, secondo lo storico, alla crisi di passivit\u00e0 che comprometteva l&#8217;efficacia di intere armate, e la rotta sembrava confermare nell&#8217;opinione generale l&#8217;idea che l\u2019ora della giovane nazione fosse gi\u00e0 giunta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo l\u2019avvento di una nuova visione del ruolo del soldato nonch\u00e9 la promessa \u2013 fortemente motivante per le truppe composte prevalentemente da contadini- di ricevere dallo Stato, a guerra conclusa, terre da coltivare, e l\u2019orgoglio di riprendere il suolo patrio invaso dal nemico, permisero al Generale Diaz, succeduto a Cadorna, di riportare grandi risultati. Tra l&#8217;altro, Diaz si preoccup\u00f2 del &#8216;morale delle truppe&#8217; (tema importante gi\u00e0 per i condottieri antichi!), per ottenerne forza. Nacquero tra l&#8217;altro tanti canti di guerra, strumento di incitamento, ma anche di coesione tra combattenti provenienti da differenti aree d&#8217;Italia. E alla fine, nell&#8217;autunno del 1918, arriv\u00f2 la vittoria: una vittoria, come ha sottolineato il docente, verso la quale nei decenni successivi la memoria pubblica in Italia ha mostrato quasi un imbarazzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so dire se una guerra possa mai essere definita giusta. La Prima Guerra Mondiale ha bruciato energie e risorse di un intero continente, segnato la vita (e la morte) di un\u2019intera generazione, causato la morte di moltissimi. Ma essa \u00e8 anche parte della storia d&#8217;Italia, e oggi, nel ricorrere del centenario, \u00e8 importante cercare di ripensare a questo momento drammatico. Dalla &#8216;Grande Guerra&#8217; ci sentiamo ormai lontani: ma doveroso \u00e8 lo sforzo di comprendere le ragioni e il vissuto di chi l&#8217;ha combattuta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Annachiara Gambardella, classe IA (Liceo classico) Una guerra pu\u00f2 essere giusta? 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