{"id":3260,"date":"2014-02-07T21:32:02","date_gmt":"2014-02-07T20:32:02","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=3260"},"modified":"2020-11-02T15:21:34","modified_gmt":"2020-11-02T14:21:34","slug":"progetto-incontri-di-storia-ideologie-del-primo-900-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/progetto-incontri-di-storia-ideologie-del-primo-900-a-confronto\/","title":{"rendered":"Progetto \u00abIncontri di Storia\u00bb \u2014 Ideologie del Primo \u2018900 a confronto"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/progetto-incontri-di-storia-ideologie-del-primo-900-a-confronto\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: justify;\">di Annachiara Gambardella IA (Liceo classico)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una guerra pu\u00f2 essere giusta? Sembra decisamente questo il filo conduttore degli incontri di storia <i>\u2018Verso il centenario della Grande Guerra\u2019 <\/i>al liceo BF. Su questo tema -come ha illustrato il Prof. Carlo Franco nell\u2019introdurre l\u2019incontro di marted\u00ec \u201921 gennaio ultimo scorso, si sono confrontate le ideologie dei primi anni del \u2018900 anche in Italia, nell\u2019argomentare le proprie tesi a favore o contro l\u2019entrata in guerra, ma anche nel valutare le conseguenze che la guerra avrebbe avuto sulla societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3276\" alt=\"La Grande guerra\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/La-Grande-guerra.jpg\" width=\"587\" height=\"440\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cGUERRA PER LA GUERRA\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cGUERRA ALLA GUERRA\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sola preposizione distingue nettamente le due posizioni politiche: quella nazionalista e quella socialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrambi gli schieramenti erano ben consapevoli del fatto che un conflitto non avrebbe avuto conseguenze esigue, che non si sarebbe trattato di una guerra-lampo. Tuttavia, come dimostrano i motti appartenenti ai due schieramenti, essi si ponevano nei confronti della guerra partendo da posizioni contrapposte. I nazionalisti sostenevano la necessit\u00e0 di prendere parte alla contesa, per cui non era neppure necessario rinvenire un motivo, qualunque pretesto sarebbe andato bene per giustificare l\u2019entrata in guerra. E cos\u00ec fu. Per i socialisti invece la neutralit\u00e0 rappresentava un valore assoluto: il nemico non era lo straniero, era semmai il borghese, il capitalista che opprimeva la classe proletaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ultimi, quindi, ritenevano cheprendendo parte al conflitto, esso avrebbe dovuto essere sfruttato dal popolo per rovesciare il sistema capitalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso si potrebbe dire che, dopo il congresso Internazionale Socialista del 1907, le forze politiche di sinistra guardavano alla guerra con occhi fiduciosi, in quanto sentivano che il nemico non era poi cos\u00ec lontano, sentivano di non appartenere ad alcuna Patria, dal momento che le Patrie erano tutte borghesi e speravano che l&#8217;unione tra i socialisti europei potesse finalmente essere l&#8217;occasione per una svolta definitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i Nazionalisti, invece, la guerra -come ha evidenziato la relatrice Prof.ssa Giulia Simone- rappresentava per l\u2019Italia non solo l\u2019opportunit\u00e0 di ampliare i propri confini, ma soprattutto un evento capace di avere importanti ripercussioni sulla politica interna, in grado di \u201ccementare la societ\u00e0\u201d. La guerra in s\u00e9, per l\u2019ideologia nazionalista, \u00e8 strumento necessario per scrivere la Storia di una Nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale Storia, per\u00f2, si poteva essere scritta solamente con il sangue. Sangue dei pi\u00f9, del proletariato. In questo i Nazionalisti non mostrarono alcun sentimento di umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, nella loro concezione, il popolo era massa, gregge che doveva essere guidato dall&#8217;\u00e9lite, la sola in grado di comprendere cosa sarebbe stato positivo per il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Nazionalisti possedevano infatti una visione organicistica dello Stato: l&#8217;\u00e9lite aveva la funzione del cervello e il popolo quella del corpo. Tale concezione fu sposata, in seguito, da<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mussolini, il quale, pur appartenendo originariamente al partito Socialista, diede vita, dopo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la guerra, al partito Fascista, nel quale confluirono i componenti del partito Nazionalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo \u00e8 che l&#8217;\u00e9lite aveva bisogno del sostegno della massa, pertanto il partito Nazionalista decise di servirsi di numerosi mezzi propagandistici: furono utilizzati simboli, inni, tessere e un colore -nello specifico, l\u2019azzurro- che rappresentassero il partito e una mitologia legata ad esso. Talvolta, per\u00f2, per incitare le folle furono utilizzate anche tecniche della sinistra, quali l&#8217;uso della piazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si diede vita inoltre a un settimanale, il &#8220;Dovere Nazionale\u201d fondato e diretto da Alfredo Rocco, rappresentante illustre del partito Nazionalista, promotore dell\u2019ANI -associazione Nazionalista italiana- e docente alla Facolt\u00e0 di Giurisprudenza di Padova fino al 1925.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il pensiero Nazionalista la guerra rappresentava soprattutto un strumento utile ad arginare la democrazia, che timidamente si stava affacciando nell&#8217;Italia del primo decennio del &#8216;900.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione nazionalista, come \u00e8 emerso nel corso dell\u2019incontro, fu pi\u00f9 semplice da sostenere pur nella contraddittoriet\u00e0 dell\u2019atteggiamento di questo partito nell\u2019arco degli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre in un primo momento, infatti, l\u2019ANI appoggi\u00f2 l\u2019entrata in guerra a fianco dell\u2019Austria e della Germania in ragione della Triplice Alleanza, ma soprattutto perch\u00e9 riteneva fossero le potenze pi\u00f9 forti, quelle vincenti, successivamente -dopo il Patto di Londra- senza vivere alcun tormento, si fece sostenitrice dell\u2019intervento a fianco di Francia, Inghilterra e Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altro canto, come abbiamo detto, il motto nazionalista era \u201cguerra per la guerra\u201d, le alleanze erano irrilevanti, meri strumenti finalizzati all\u2019entrata in guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuna contraddittoriet\u00e0 nei propri atteggiamenti venne quindi mai riconosciuta o ammessa dai Nazionalisti a chi contestava loro il voltafaccia come incoerenza di pensiero, specie in ragione della propaganda anti-germanica scatenata dalle forze di destra in questa seconda fase.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201csemplicit\u00e0\u201d dell\u2019idea nazionalista non poteva essere sconfitta neppure dall\u2019evidenza della contraddittoriet\u00e0 delle alleanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, come ha ben illustrato il relatore Prof. Giovanni Sbordone, anche all\u2019interno del partito Socialista non mancarono atteggiamenti inconciliabili e conflitti. Dubbi e lacerazioni in questo caso consapevoli e oggetto di intenso dibattito politico nell\u2019ambito del partito. In un primo momento -quando si trattava cio\u00e8 di entrare in guerra a fianco di Austria e Germania, potenze invise sin dal Risorgimento- la sinistra pot\u00e9 facilmente e con coerenza propugnare il neutralismo. Quando per\u00f2 si cominci\u00f2 a valutare l\u2019opportunit\u00e0 di entrare in guerra, non a fianco di Austria e Germania ma contro di esse, si apr\u00ec una breccia nel neutralismo Socialista. Nella testata giornalistica dell\u2019 \u201cAvanti!\u201d -organo del partito Socialista- non mancarono i titoli dichiaratamente schierati contro gli Imperi Centrali, che evidenziavano i punti deboli e le sfaccettature che caratterizzavano la complessit\u00e0 del pensiero della sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voci ancor pi\u00f9 contrastanti con i principi di neutralismo nell\u2019animo di una parte dei Socialisti si fecero avanti quando, a guerra gi\u00e0 intrapresa, si tratt\u00f2 di combattere da Paese invaso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cambiamento di prospettiva trasform\u00f2, infatti, il valore ideologico della guerra che divenne giustificabile perch\u00e9 difensiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, al di l\u00e0 di ogni ideologia, la disfatta di Caporetto segner\u00e0 una svolta non solo per le diverse correnti politiche del Paese ma per l\u2019Italia stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E di questo nuovo scenario si avr\u00e0 modo di riflettere insieme al Prof. Daniele Ceschin nel corso dell\u2019incontro dal titolo \u201cCaporetto, la ritirata, i profughi friulani e veneti\u201d che si terr\u00e0 il giorno 11 febbraio prossimo venturo presso l\u2019Aula Magna del Liceo Raimondo Franchetti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Annachiara Gambardella IA (Liceo classico) Una guerra pu\u00f2 essere giusta? 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