{"id":3311,"date":"2014-02-23T12:05:13","date_gmt":"2014-02-23T11:05:13","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=3311"},"modified":"2020-11-02T15:13:06","modified_gmt":"2020-11-02T14:13:06","slug":"caporetto-cicatrice-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/caporetto-cicatrice-italiana\/","title":{"rendered":"CAPORETTO: CICATRICE ITALIANA"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/caporetto-cicatrice-italiana\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p><i>di Annachiara Gambardella (1A LC)<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u00a0<\/i>Il nome di Caporetto, localit\u00e0 slovena della Valle dell\u2019Isonzo, \u00e8 ancor oggi emblema di una sconfitta totale che nel linguaggio comune ha il significato traslato di un <i>clamoroso fallimento.<\/i> Dopo due anni e mezzo di guerra, dopo undici battaglie sull\u2019Isonzo,\u00a0\u00a0il 24 ottobre del 1917 il fronte italiano cedette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pesante sconfitta non ebbe ripercussioni soltanto sull\u2019esercito e sull\u2019intera classe dirigente militare e politica di allora, ma ebbe pesanti conseguenze anche sulla popolazione civile che sino a quel momento aveva vissuto\u00a0 la guerra da \u201clontano\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause della disfatta e le conseguenze che essa port\u00f2 con s\u00e9 sono state oggetto dell\u2019incontro tenutosi il giorno 11 febbraio scorso nell&#8217;Aula Magna del Liceo Franchetti, dal titolo &#8220;<i>Caporetto, la ritirata, i profughi friulani e veneti&#8221;<\/i>, relatore il prof. Daniele Ceschin, dell&#8217;Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/caporetto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-3313 alignright\" alt=\"caporetto\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/caporetto-640x445.jpg\" width=\"358\" height=\"249\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/caporetto-640x445.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/caporetto.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 358px) 100vw, 358px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche numero per inquadrare la dimensione dell\u2019evento: 300.000 prigionieri, 350.000 soldati allo sbando, 265.000 profughi, 11.600 i volti delle madri italiane che non rividero pi\u00f9 i loro figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La responsabilit\u00e0 maggiore fu forse quella del Generale\u00a0 Badoglio, Comandante del 27\u00b0 Corpo d\u2019Armata, il quale, per\u00f2, non pag\u00f2 mai per le sue colpe. Non mancarono tuttavia gli errori di valutazione militare neppure da parte del Capo di Stato Maggiore Generale Cadorna, anch\u2019egli indenne, e del Generale\u00a0 Capello, Comandante della 2^ Armata, l\u2019unico al quale venne in qualche modo attribuita la responsabilit\u00e0 di tale disfatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spiazzato dalla tecnica dell\u2019infiltrazione adottata dal nemico, l\u2019esercito italiano indietreggi\u00f2, tanto che la linea del fronte si ridusse di circa 200 Km e la strategia militare italiana non fu pi\u00f9 offensiva ma difensiva. Vennero occupati dal nemico i territori del Veneto e del Friuli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La patria in pericolo e minacciata nella sua integrit\u00e0 richiedeva una coesione forse mai conosciuta sino ad allora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I territori del Veneto e del Friuli erano densamente abitati e cos\u00ec migliaia di civili si ritrovarono con il nemico in casa. Molti, quelli che per primi ebbero sentore di ci\u00f2 che stava per accadere, tentarono la fuga abbandonando tutto, specialmente i benestanti <i>\u201cpassati quasi tutti alla destra del Piave lasciando in balia del saccheggio le loro cose e le loro robe\u201d, <\/i>come si legge nei diari di quel periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La disperazione delle truppe in quei giorni fu tale che gli stessi soldati, pensando che tutto fosse perduto, tentarono di tornare a casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<i>Fuggono, con i volti nascosti nelle spalle, assillati da un male, essi stessi travolti dalla follia.\u201d<\/i><i> <\/i><i>\u201cQualche viso innocente di bambina in mezzo al tumulto\u2026&#8221;<\/i><i><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste parole, testimonianza diretta di un nobile friulano, anch\u2019egli profugo, descrivono molto chiaramente lo scenario a cui si poteva assistere in quei giorni, nelle terre prossime al fronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti i testi estratti dai diari delle genti di quell\u2019epoca commentati dal prof. Ceschin, il quale ha sottolineato pi\u00f9 volte l&#8217;importanza di queste testimonianze, specchio del sentimenti della popolazione in quel terribile frangente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da alcune di esse emerge come numerosi cittadini condannassero l&#8217;atteggiamento -considerato disfattista- dei soldati al fronte, ai quali <i>&#8220;la classe dirigente forse non aveva mai instillato nel cuore l&#8217;odio verso il secolare nemico&#8221;<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Cadorna, Comandante Supremo del Regio Esercito Italiano, imput\u00f2 alla vilt\u00e0 di alcuni reparti dell\u2019esercito italiano la sconfitta, per non aver combattuto contro il nemico con dignit\u00e0 e per essersi arresi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, alcuni, non mancarono di ravvisare anche nella condotta di chi rivestiva incarichi istituzionali l\u2019onta dell\u2019ignominia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/confini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-3315 alignleft\" alt=\"confini\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/confini-640x527.jpg\" width=\"358\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/confini-640x527.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/confini.jpg 807w\" sizes=\"auto, (max-width: 358px) 100vw, 358px\" \/><\/a>Le autorit\u00e0 locali, innanzi tutto, non si erano dimostrate all\u2019altezza del ruolo che ricoprivano: le classi dirigenti erano state le prime a fuggire, insieme ai \u201csignori\u201d, quelli che all&#8217;inizio avevano inneggiato alla guerra e incoraggiato i coloni agricoli a prendervi parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vi fu anche chi ebbe il coraggio e la forza di restare al fianco della propria comunit\u00e0 in ossequio ad un vincolo morale, i sacerdoti ed i Vescovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad essi la popolazione riconobbe autorevolezza tanto che in molti casi furono chiamati a ricoprire le cariche di Sindaci abbandonate dai politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I parroci, d&#8217;altra parte, ebbero la funzione, fondamentale, di mediatori, grazie anche alla possibilit\u00e0 di colloquiare in latino con i cappellani militari dell\u2019esercito nemico, e di garanti della popolazione in quei territori che vennero dapprima travolti dall\u2019esercito italiano in ritirata e dai profughi, successivamente dalle truppe nemiche occupanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ondate di soldati allo sbando e l\u2019occupazione nemica portarono con s\u00e9 soprusi, saccheggi, eccidi e violenza sulle donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti i &#8220;figli del nemico\u201d partoriti in quel tempo. Grande risonanza ebbe a tal proposito l\u2019assoluzione in Francia di una donna che aveva ucciso il proprio figlio frutto della violenza dell\u2019invasore. I giudici di Parigi avevano infatti ritenuto che l&#8217;uccisione del figlio del nemico fosse lecita e non costituisse reato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendendo spunto da questo episodio, Benito Mussolini fece un sondaggio tra i lettori del quotidiano politico italiano di carattere socialista interventista, il Popolo d&#8217;Italia, per capire come la pensassero al riguardo gli italiani. Ne risult\u00f2 che la maggior parte dei cittadini riteneva che quell\u2019uccisione fosse legittima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tesi fu rafforzata anche da Luigi Maria Bossi, ginecologo di estrazione socialista poi entrato tra le file dei nazionalisti, che nel 1916 scrisse numerosi trattati per dimostrare come il \u201cfiglio del nemico\u201d non fosse sano e fosse quindi addirittura un dovere sopprimerlo. Ma il fenomeno pi\u00f9 significativo che lo sfondamento del fronte di Caporetto implic\u00f2 resta, senza dubbio, l&#8217;esodo cui si videro costretti migliaia di cittadini veneti e friulani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Ministero dell&#8217;Interno avrebbe dovuto indirizzare questi civili in difficolt\u00e0 verso comuni che potevano offrire loro ospitalit\u00e0, alimentazione e un&#8217;occupazione. Tuttavia i Prefetti italiani non erano inclini a farsi carico di cos\u00ec tante persone, che arrivavano, peraltro, in numeri altamente superiori rispetto a quelli che venivano preventivati inizialmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le difficolt\u00e0 e le traversie che dovettero sopportare i profughi raccontate nei diari e nelle lettere hanno consentito ai partecipanti di riflettere su quanto la guerra possa sconvolgere le vite anche di coloro che sopravvivono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incontro tra Italie diverse, quella del nord e quella del sud, lasci\u00f2 inoltre emergere i pregiudizi e le paure nascoste negli animi che contrapponevano al proprio interno il popolo italiano, mettendo in crisi lo stesso mito della &#8220;Patria una&#8221;, e la tenuta patriottica dei vari livelli sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni dei presenti alla conferenza con testimonianze dirette sull\u2019esodo dei propri ascendenti, hanno arricchito le lettere dei profughi illustrate dal Prof. Ceschin, rendendo pi\u00f9 vive e pi\u00f9 vicine alla platea le emozioni e le sofferenze patite in quegli anni da coloro che si sono visti costretti ad abbandonare le proprie case per cercare rifugio presso luoghi non devastati dal conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marted\u00ec <b>11 marzo 2014<\/b>, ore 15-17 si terr\u00e0, sempre presso l\u2019Aula Magna del Liceo Classico \u201cR. Franchetti\u201d, l\u2019ultimo incontro del Ciclo di conferenze \u201cVerso la Grande Guerra\u201d dal titolo \u201cLa memoria dei caduti e la monumentalistica\u201d, relatrice prof.ssa Lisa Bregantin.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Annachiara Gambardella (1A LC) \u00a0Il nome di Caporetto, localit\u00e0 slovena della Valle dell\u2019Isonzo, \u00e8 ancor oggi emblema di una sconfitta totale che nel linguaggio comune ha il significato traslato di un clamoroso fallimento. Dopo due anni e mezzo di guerra, dopo undici battaglie sull\u2019Isonzo,\u00a0\u00a0il 24 ottobre del 1917 il fronte italiano cedette. La pesante [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":328,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,35],"tags":[],"class_list":["post-3311","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archstor","category-campo-lungo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3311","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/users\/328"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3311"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3311\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3318,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3311\/revisions\/3318"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3311"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3311"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3311"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}