{"id":3868,"date":"2014-11-03T18:18:52","date_gmt":"2014-11-03T17:18:52","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=3868"},"modified":"2020-11-02T15:21:32","modified_gmt":"2020-11-02T14:21:32","slug":"la-solidarieta-nobilita-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/la-solidarieta-nobilita-luomo\/","title":{"rendered":"LA SOLIDARIET\u00c0 NOBILITA L&#8217;UOMO"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/la-solidarieta-nobilita-luomo\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/indegenous-races-of-the-eart-j.c.nott-g.r.-gliddon-1857.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-3869\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/indegenous-races-of-the-eart-j.c.nott-g.r.-gliddon-1857.png\" alt=\"Indigenous races of the earth - J. C. Nott, G. R.  Gliddon\" width=\"275\" height=\"450\" \/><\/a>di Azzurra Muriti, II E cl.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La coda disordinata di lavoratori si spinge dentro la carrozza dell&#8217;autobus, rianimandosi solo davanti ad un sedile ancora libero. Chi per un giorno decidesse di piazzarsi al centro e, rinunciando al posto, osservare questo momento di scompiglio generale, potrebbe trovarci del divertente e, anzi, qualcosa di evocativo: in quale letteratura non vi \u00e8 almeno un autore che abbia descritto la reazione di orrore dipinta sul volto di una donna di fronte allo straniero? Ecco, in autobus si incontrano spesso anziane e curve signore la cui espressione, non avendo altra possibilit\u00e0 di sedersi se non occupando il sedile a fianco ad un uomo di colore, somiglia a quella della protagonista ebrea di \u00a0 \u00a0 <em>La storia<\/em> di Elsa Morante, di fronte ad un soldato tedesco: \u201cColei per\u00f2 (\u2026) lo fiss\u00f2 con occhio assolutamente disumano, come davanti all&#8217;apparizione propria e disumana dell&#8217;<strong>orrore<\/strong>.\u201d Il paragone risulta particolarmente calzante per la presenza del termine \u201capparizione\u201d ad indicare la visione di una figura dall&#8217;aspetto sconosciuto, cio\u00e8 solo rappresentato idealmente, fino a quel momento, con attributi immaginari; quindi essa rappresenta uno \u201cspettro\u201d o \u201cspauracchio\u201d, ancor pi\u00f9 spaventoso di una minaccia realmente subita. La vecchietta si aspetta forse che da un momento all&#8217;altro lo straniero, abituato alla violenza dalla sua cultura, la assalga, cos\u00ec come la \u201csignorina\u201d del romanzo si aspetta che il soldato, infervorato dalla sua ideologia, la colga di sorpresa e la arresti. Di fatto, bench\u00e9 il giovane non vesta la propria divisa, gliela si cuce facilmente addosso con gli occhi, solo leggendo dei suoi tratti tipicamente ariani; altrettanto facilmente si elencano a mente i reati plurimi del passeggero, a seconda della sua razza. D&#8217;altronde il divario tra realt\u00e0 e apparenza, o tra pratica e ideologia, \u00e8 riscontrabile anche nella societ\u00e0 di tendenze tolleranti e dichiaratamente multiculturaliste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Risalendo all&#8217;et\u00e0 in cui il concetto comune di uguaglianza ancora era da diffondersi, la sua origine \u00e8 da attribuirsi alla dottrina cristiana: nel Deuteronomio infatti, quinto libro dell&#8217;Antico Testamento, redatto tra il XIII e il V secolo a.C. circa, vi \u00e8 una delle prime esortazioni alla carit\u00e0 nella storia della letteratura. Questa virt\u00f9 si pratica nell&#8217;aiuto e nell&#8217;amore disinteressato nei confronti del prossimo, come atto di amore nei confronti di Dio. Nel contesto si predica come la pratica di risparmiare parte del raccolto affinch\u00e9 uno straniero, un orfano o una vedova potessero coglierlo e nutrirsi con esso, senza dover domandarne al padrone. In questa prescrizione per\u00f2, ad avere un valore paradigmatico \u00e8 di certo la formula \u201c[&#8230;] ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese d&#8217;Egitto\u201d: la motivazione della <strong>carit\u00e0<\/strong> deriva dalla condivisione di una condizione umana universale, quella di indigenza, che coinvolge ogni individuo, suscitando un istinto di solidariet\u00e0 dettato sia dallo spirito naturale di fratellanza, sia da quello religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scopo di questo articolo non \u00e8 tuttavia indagare quanto salde siano le vostre convinzioni religiose, piuttosto procedere in una esposizione delle intenzioni, talvolta tutt&#8217;altro che magnanime, che ci inducono a tollerare o meno lo straniero. La successiva pu\u00f2 risultare controversa, nel senso che si identifica in parte in una visione umanistica, utilizzando un termine anacronistico, in parte in una pi\u00f9 materialistica: in questo passo dell&#8217;<em>Odissea<\/em> Nausicaa accoglie con rispetto e premura Odisseo, naufrago. La figlia del re dei Feaci biasima le sue ancelle per aver istintivamente indietreggiato alla vista dello straniero &#8211; \u201c(&#8230;) dove fuggite al veder un uomo?\u201d -, appellandosi appunto allo spirito di <strong>solidariet\u00e0<\/strong> di cui sopra, che accomuna e lega ogni uomo. Nausicaa dunque riconosce come ingiustificata la reazione spaventata delle ancelle, ma lei stessa afferma che Odisseo non poteva rappresentare alcun pericolo per l&#8217;isola, poich\u00e9 questa era sotto la protezione degli dei. In una tale affermazione \u00e8 possibile cogliere, forse in un eccesso di tendenziosit\u00e0, una certa apprensione, sapientemente celata, che si cerca di placare con l&#8217;affermazione della dignit\u00e0 della propria patria e del proprio ruolo, nobilitata anche dal semplice gesto dell&#8217;accoglienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per concludere passando dall&#8217;ambito letterario a quello artistico, il <em>Galata morente<\/em> di Epigono \u00e8 una scultura che un giornalista deve menzionare, se intende denunciare la miseria morale della solidariet\u00e0 praticata a scopo (auto)celebrativo e se intende ricorrere al mondo antico, nella convinzione che di esempi ancor meno lusinghieri ve ne siano ancor pi\u00f9 numerosi nel mondo contemporaneo. L&#8217;opera \u00e8 di carattere votivo, essendo concepita come un dono alla dea Atena in omaggio alla vittoria conseguita da Pergamo sul popolo dei Galati, a cui furono dedicati in tale occasione alcuni gruppi scultorei. Epigono, artista pergameno, li realizz\u00f2 su commissione di Attalo I, il sovrano che condusse il regno alla vittoria. Lo scultore ritrae il nemico con umanit\u00e0, pur non nascondendo i suoi tratti duri: il volto \u00e8 modellato come fosse teso in una smorfia di dolore trattenuto; il corpo \u00e8 sorretto con fatica dalla virilit\u00e0 del guerriero ed \u00e8 dovuto riconoscergli, almeno in morte, la dignit\u00e0 fiera di cui in vita gli si rinfacciava la mancanza. Davanti alla Morte anche la Contesa non pu\u00f2 che chinarsi, scavalcata da un insolito sentimento di compassione; o, altrimenti, da un familiare bisogno di gloria. Qualunque fosse la presunta destinazione dell&#8217;opera, la sua finalit\u00e0 \u00e8 certa: come in altre opere scultoree antiche, una fra tutte la Colonna Traiana, il riconoscimento del valore militare dello straniero induce al riconoscimento della <strong>benevolenza<\/strong> del sovrano, nobilitandolo agli occhi dei sudditi e, a sua volta, dei nemici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque non \u00e8 una tendenza imputabile solo ai cittadini contemporanei quella di esibire un atteggiamento aperto a tutte le frontiere del multiculturalismo, ma una tecnica ormai scaduta dei governanti di ogni epoca. E se volessimo riconoscere, a favore dei benpensanti, la <strong>tolleranza fasulla<\/strong> come una debolezza umana inevitabile, non dovremmo giustificare l&#8217;<strong>intolleranza manifesta<\/strong> delle signore \u2013 ovviamente non si tratta solo di signore al femminile e di signore di mezza et\u00e0 &#8211; sui mezzi pubblici. Per quanto radicato possa essere il nostro istinto di difesa da ci\u00f2 che ci \u00e8 estraneo, proprio perch\u00e9 \u00e8 connaturato all&#8217;uomo da migliaia di anni, non \u00e8 ammissibile che questa indole non sia ancora stata annientata dal raziocinio. Le dimensioni della sconfitta che ogni giorno \u00e8 inflitta dal razzismo ai danni di miliardi di stranieri sono anzi amplificate dalle varie ideologie e dottrine, i cui principi animano anche i cittadini pi\u00f9 apatici \u2013 il cittadino passivo \u00e8 spesso facile preda per i demagoghi \u2013 inducendoli ad una adesione superficiale al movimento, abbastanza salda da costituire una causa ma non tanto convinta da costituire, invece, una causa motivata e rinnovata ogni giorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Azzurra Muriti, II E cl. La coda disordinata di lavoratori si spinge dentro la carrozza dell&#8217;autobus, rianimandosi solo davanti ad un sedile ancora libero. 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