{"id":4504,"date":"2015-05-09T21:40:23","date_gmt":"2015-05-09T20:40:23","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=4504"},"modified":"2020-11-02T15:21:11","modified_gmt":"2020-11-02T14:21:11","slug":"hungry-hearts-drammatico-2014-di-saverio-costanzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/hungry-hearts-drammatico-2014-di-saverio-costanzo\/","title":{"rendered":"HUNGRY HEARTS (drammatico, 2014) di Saverio Costanzo"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/hungry-hearts-drammatico-2014-di-saverio-costanzo\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/HUngry.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  wp-image-4505 alignright\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/HUngry-150x150.jpg\" alt=\"HUngry\" width=\"352\" height=\"352\" \/><\/a><span style=\"color: #000000;\"><a style=\"color: #000000;\" href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/HUngry.jpg\">Nonostante l\u2019incipit del film &#8211; che vede i due protagonisti conoscersi in maniera grottesca nel\u00a0bagno di un ristorante cinese &#8211; come in ogni altro film di Saverio Costanzo sono malessere e disagio a dominare la scena. Questo prologo, tipologicamente eterogeneo rispetto al resto della pellicola, rivela l\u2019immediato contrasto di personalit\u00e0 e mentalit\u00e0 che intercorre tra i due personaggi: Costanzo, cos\u00ec, nei cinque minuti iniziali, anticipa, con semplicit\u00e0 e naturalezza, le cause dei contrasti tra i due personaggi, vero\u00a0nucleo narrativo del film.<br \/>\n<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Jude e Mina, che vengono presentati allo spettatore da un lungo piano-sequenza a camera fissa, dopo essersi conosciuti, si innamorano e lei rimane incinta; decidono di tenere il bambino e si sposano. Lei per\u00f2 \u00e8 vegana e da questo nascono i primi dissidi, poi destinati a peggiorare. A Costanzo, per\u00f2, non interessa trattare il tema del veganismo e non lo condanna esplicitamente come scelta di vita, ma la sua attenzione si rivolge alla struttura etica che sorregge certi comportamenti di tipologia assolutista, di cui il veganismo \u00e8 soltanto l\u2019ultimo degli esempi possibili. O meglio, Costanzo strumentalizza l\u2019analisi di questa struttura generale e lo fa per parlare di amore materno che per\u00f2, in questo caso, sembra danneggiare chi ne \u00e8 il destinatario, in maniera quasi paradossale. L\u2019amore materno \u00e8, soprattutto nelle sue prime fasi, un donare, un nutrire, mentre Mina non nutre mai abbastanza suo figlio. Il suo essere vegana non le permette, prima, di avere un\u2019alimentazione tale da soddisfare il bisogno di proteine del figlio durante la gravidanza, mentre\u00a0dopo la nascita problematica di questi, Mina provveder\u00e0 all\u2019alimentazione del figlio con cibi approvati dalla sua linea di pensiero, convinta che ci\u00f2 sia giusto per il benessere fisico, e non solo, del figlio, ma sembra voler non accorgersi che suo figlio non cresce, che \u00e8 sempre malato e che evidentemente la dieta da lei scelta non produce miglioram<\/span>enti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come gi\u00e0 detto questo \u00e8 solo un pretesto per Costanzo, che mette in luce come l\u2019amore materno possa portare a scelte drastiche ed eticamente sbagliate, e anche al sacrificio, del proprio rapporto personale, nel nome di un bene superiore, il figlio. Infatti Mina \u00e8 totalmente ossessionata dal voler crescere il figlio in un ambiente puro, negandogli cos\u00ec non solo un\u2019alimentazione sana, ma la luce del sole, il contatto con suo padre e sua nonna, gli esami medici, la possibilit\u00e0 di andare in giro per casa. <em>Hungry hearts <\/em>\u00e8 un film sull\u2019ossessione che si incentra sul conflitto dei due genitori, sul loro inferno privato, che dal dramma familiare talvolta sconfina nel thriller psicologico e dall\u2019ambientazione claustrofobica (tanto da ricordare per certi versi alcuni film di Polanski). E Costanzo sceglie di raccontare questo conflitto domestico attraverso primissimi piani e piani-sequenza spesso a camera fissa, stando sempre sul volto dei suoi protagonisti, per coglierne ogni variazione negli sguardi e nell\u2019espressione. Una scelta intelligente, che, oltre a voler a tutti i costi rivendicare uno stile proprio e personale, cala perfettamente lo spettatore nell\u2019atmosfera claustrofobica e a tratti ansiogena del film, il tutto anche grazie le buone interpretazioni di Alba Rohrwacher, la quale con la sua magrezza, la sua carnagione e quel viso malaticcio d\u00e0 vita a una performance molto corporale e fisica, e Adam Driver, che, pur non all\u2019altezza della Rohrwacher, non sfigura (tenendo anche conto dei pochi anni d\u2019esperienza). Tuttavia questa scelta stilistica alla lunga risulta un po\u2019 ridondante e a tratti fine a se stessa, e nella seconda parte del film perde in incisivit\u00e0, pur risollevandosi grazie a un paio di perle, come l\u2019inquadratura deformata a occhio di pesce (<em>fisheye<\/em>), che fornisce un ritratto mostruoso di lei nel momento in cui s\u2019appresta a prendere in braccio il figlio creando un contrasto fra la madre amorevole che lei vuole essere e il mostro, pur non consapevole, che invece si sta rivelando, o la perfetta scena dell\u2019arrivo di Mina nella casa della suocera assieme alla polizia per riprendersi il figlio, complice anche il montaggio, in questa sequenza incisivo, ma nel resto del film invero piuttosto assente e di supporto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione Costanzo riesce a rappresentare in <em>Hungry hearts <\/em>perfettamente il disagio tanto del padre, che cerca di salvare non solo il figlio, ma tutta la famiglia, quanto della madre, pendutasi nella convinzione di essere nel giusto e ignara di quanto il suo pensiero sia totalitario e quanto esso si avvicini a una fede cieca (si noti la scena in cui il padre si rifugia in una chiesa per dare del prosciutto al bambino), e riesce a farlo con efficacia, senza perbenismi o compromessi di sorta. Esemplificativo il finale, che consiste, riassumendo appieno l\u2019essenza del film, in un atto (estremo) d\u2019amore materno.<\/p>\n<p>(<em>Alvise Mainardi<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Nonostante l\u2019incipit del film &#8211; che vede i due protagonisti conoscersi in maniera grottesca nel\u00a0bagno di un ristorante cinese &#8211; come in ogni altro film di Saverio Costanzo sono malessere e disagio a dominare la scena. 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