{"id":4575,"date":"2015-05-15T07:45:54","date_gmt":"2015-05-15T06:45:54","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=4575"},"modified":"2020-11-02T15:21:11","modified_gmt":"2020-11-02T14:21:11","slug":"confronti-a-18-secoli-di-distanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/confronti-a-18-secoli-di-distanza\/","title":{"rendered":"Confronti a 18 secoli di distanza"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/confronti-a-18-secoli-di-distanza\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: justify;\">di Isacco Zampieri 2B<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Come ben noto il terzo secolo terzo secolo d.C. fu caratterizzato da una profonda crisi che invest\u00ec nel suo insieme tutto l\u2019impero romano, dai confini pi\u00f9 estremi alla stessa Roma e che port\u00f2 in seguito al crollo definitivo di quello che indubbiamente \u00e8 stato il pi\u00f9 grande tra gli imperi antichi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4576\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Impero-romano-terzo-secolo.jpg\" alt=\"Impero romano terzo secolo\" width=\"600\" height=\"346\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che caus\u00f2 tale fase di depressione fu una grave crisi economica dovuta alla presenza di imperatori incapaci di gestire il grande territorio dell\u2019impero ed i problemi che esso presentava; le continue invasioni barbariche e la diminuzione delle conquiste fecero s\u00ec che lo stato dovesse investire quasi la totalit\u00e0 delle proprie risorse nel mantenimento dell\u2019esercito senza pi\u00f9 ricevere \u201cin compenso\u201d i consistenti bottini di guerra come in passato. Per affrontare tali difficolt\u00e0 quindi gli imperatori presero due provvedimenti: il primo fu quello di aumentare le tasse, contribuendo cos\u00ec all\u2019impoverimento della popolazione, mentre il secondo fu quello di diminuire la percentuale di minerali preziosi (oro e argento) presenti nelle monete dell\u2019epoca causando un\u2019inflazione che, come quasi sempre accade, danneggi\u00f2 il ceto medio\u00adpovero della societ\u00e0. Non dimentichiamo inoltre che la situazione si aggrav\u00f2 anche a causa di mutamenti climatici che ebbero come conseguenza un\u2019importante calo demografico; in una simile situazione fu quindi inevitabile che si generasse anche una estesa crisi sociale\u00admorale. Ogni crisi economica infatti suscita automaticamente nelle persone una visione critica e pessimistica della societ\u00e0 che porta innanzitutto ad un arresto delle invenzioni, o, pi\u00f9 in generale, della ricerca del nuovo, del diverso, del progresso, per arrivare in seguito ad una regressione che pu\u00f2 manifestarsi in varie forme ed ambiti. Questo in particolare \u00e8 l\u2019aspetto che accomuna la crisi attuale che si protrae dal 2008 a quella del secolo, ovvero la crisi morale e delle relazioni dell\u2019uomo. Come riportato in un documento scritto dal vescovo Cipriano di Cartagine (che mor\u00ec martire nel 251), durante la crisi l\u2019impero romano cambia, non \u00e8 pi\u00f9 lo stato innovativo, intraprendente e solido che noi tutt\u2019ora immaginiamo, ma anzi, \u201cviene a mancare nel Foro l\u2019onest\u00e0, nel tribunale la giustizia, la solidariet\u00e0 nelle amicizie, la perizia nelle arti e nei costumi la disciplina\u201d. Queste parole ci forniscono un\u2019idea chiara di quali cambiamenti il mondo romano sub\u00ec; e come loro anche noi oggi. Onest\u00e0, giustizia, solidariet\u00e0, perizia e disciplina sono valori che la nostra societ\u00e0 sta evidentemente perdendo, anche (ma non solo) a causa della crisi. Ci\u00f2 che appare subito evidente per\u00f2 in qualsiasi periodo di difficolt\u00e0 \u00e8 innanzitutto un netto distacco tra il popolo, ovvero le persone che con la loro vita quotidiana danno vita allo stato, e le istituzioni. Chi governa o ha delle responsabilit\u00e0 a livello amministrativo viene immediatamente considerato causa delle difficolt\u00e0 che si vivono (e probabilmente lo \u00e8); la fiducia in tali persone diminuisce e si fa strada invece la sensazione che ci\u00f2 che avviene nei luoghi di dirigenza dello stato sia sempre pi\u00f9 \u201clontano\u201d dalla vita quotidiana. Il governo per\u00f2 continua a chiedere gli stessi tributi agli abitanti che invece ricevono sempre meno dallo stato stesso. In questo modo si alimenta un \u201cfocolaio\u201d semi\u00adspento ma che potrebbe riprendere a bruciare da un momento all\u2019altro, ovvero il malcontento dei cittadini, che pu\u00f2 sfociare persino in atti di violenza, come accaduto nell\u2019impero romano. Questo delinea la progressiva mancanza di quel \u201crapporto\u201d fra stato e cittadino fondamentale per lo sviluppo della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo alle parole scritte dal vescovo Cipriano. La necessit\u00e0 di sopravvivere di chi possiede meno ed allo stesso tempo l\u2019avarizia e la volont\u00e0 di sfruttare chi \u00e8 pi\u00f9 debole da parte di chi detiene il potere causano disonest\u00e0 ed iniquit\u00e0; ne seguono, come possiamo constatare di persona, furti sempre pi\u00f9 frequenti ma allo stesso un aumento dei fenomeni di corruzione soprattutto tra politici e funzionari pubblici, ovvero quelle persone che dovrebbero per primi fornire un modello di comportamento corretto e volto al bene della societ\u00e0. E\u2019 quindi in atto una regressione della comunit\u00e0 nel suo complesso, dai cittadini alle istituzioni. Personalmente ritengo che questi fattori abbiano portato ad una vera e propria crisi d\u2019identit\u00e0 di molti e specialmente di noi giovani; ogni giorno noto dei ragazzi sempre meno attivi e vogliosi di crearsi un futuro, che appare senza speranza di successo, a prescindere, ed allo stesso tempo incapace di cogliere il bello della propria vita. Cos\u00ec molti giovani si abbandonano \u201calla corrente\u201d, la quale spesso li trascina in situazioni pericolose da cui difficilmente riescono ad uscire. Nelle nostre relazioni quotidiane inoltre tendiamo a perdere fiducia in noi stessi e nel prossimo a causa della sensazione di precariet\u00e0 che continuamente percepiamo. Questo pu\u00f2 essere ricollegato alla regressione che avviene in qualunque periodo di crisi: infatti le difficolt\u00e0 economiche e le preoccupazioni sempre crescenti impediscono alla maggior parte delle persone di dedicare del tempo al confronto con gli altri e soprattutto soffocano la creativit\u00e0 e l\u2019ingegno umano. La crisi \u00e8 quindi un periodo di individualismo nel quale affiora la parte peggiore ed egoista dell\u2019uomo legata forse all\u2019antica esigenza di sopravvivenza che non siamo abituati a sentire e che per questo ci spaventa. Al contrario, i periodi di crisi dovrebbero rappresentare, a mio parere, un\u2019occasione per poter essere solidali gli uni con gli altri dato che ci riesce difficile esserlo quando viviamo in una condizione di benessere. Saranno sempre presenti nella variegata specie umana persone che, come accennato in precedenza, nella loro ignoranza e piccolezza d\u2019animo cercano di sfruttare le difficolt\u00e0 dei pi\u00f9 deboli per un guadagno personale, e proprio questo \u00e8 uno degli aspetti che hanno caratterizzato e che dovremmo riscoprire della civilt\u00e0 romana e di quella greca prima di essa: il biasimo che comportamenti e persone cos\u00ec ignobili dovrebbero ricevere da parte della comunit\u00e0 ma anche la sensazione di pura vergogna che queste dovrebbero provare nel sapere di aver posto i propri interessi personali sopra le difficolt\u00e0, gli stenti ed i sacrifici di migliaia di famiglie. Concludo quindi affermando che la crisi \u00e8 una fase in cui vengono accentuate le differenze, in cui chi ha di meno continua a perdere e chi ha di pi\u00f9 continua a guadagnare, in cui l\u2019intelligenza dell\u2019uomo lascia spazio all\u2019aspetto pi\u00f9 primitivo che ancora \u00e8 presente al suo interno, e dalla quale si pu\u00f2 uscire (anche) grazie all\u2019applicazione di quei valori di collaborazione ed aiuto reciproco di cui purtroppo spesso dimentichiamo l\u2019esistenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Isacco Zampieri 2B Come ben noto il terzo secolo terzo secolo d.C. fu caratterizzato da una profonda crisi che invest\u00ec nel suo insieme tutto l\u2019impero romano, dai confini pi\u00f9 estremi alla stessa Roma e che port\u00f2 in seguito al crollo definitivo di quello che indubbiamente \u00e8 stato il pi\u00f9 grande tra gli imperi antichi. 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