{"id":4958,"date":"2015-11-23T13:56:10","date_gmt":"2015-11-23T12:56:10","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=4958"},"modified":"2020-11-02T15:21:10","modified_gmt":"2020-11-02T14:21:10","slug":"la-retorica-della-guerra-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/la-retorica-della-guerra-3\/","title":{"rendered":"LA RETORICA DELLA GUERRA"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/la-retorica-della-guerra-3\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/flagallery_parigi-taormina_thumbs_thumbs_il-disegno-di-taormina.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4959 alignright\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/flagallery_parigi-taormina_thumbs_thumbs_il-disegno-di-taormina-640x640.jpg\" alt=\"___ _flagallery_parigi-taormina_thumbs_thumbs_il-disegno-di-taormina\" width=\"311\" height=\"311\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/flagallery_parigi-taormina_thumbs_thumbs_il-disegno-di-taormina-640x640.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/flagallery_parigi-taormina_thumbs_thumbs_il-disegno-di-taormina-150x150.jpg 150w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/flagallery_parigi-taormina_thumbs_thumbs_il-disegno-di-taormina-600x600.jpg 600w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/flagallery_parigi-taormina_thumbs_thumbs_il-disegno-di-taormina.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 311px) 100vw, 311px\" \/><\/a>di Marco Visentin \u2013 IC classico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">17\/11\/2015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vi \u00e8 una frase che, da appena dopo i tragici attentati parigini, pi\u00f9 ricorre tra i principali esponenti politici francesi, si tratta certamente di \u201cNous sommes en guerre\u201d e non certo per mancanza di oratori o pensatori pi\u00f9 creativi: ci\u00f2 di cui ora in Francia si sente disperatamente il bisogno \u00e8 soltanto la sicurezza e quale miglior rassicurazione di una plateale manifestazione di forza, del rimandare il pensiero dei cittadini alla gloria e all\u2019onore della R\u00e9publique? In ci\u00f2, Fran\u00e7ois Hollande \u00e8 stato un vero maestro, tanto che nella sua reazione molti giornalisti hanno visto echi dell\u2019abilit\u00e0 comunicativa \u2013 riconosciuta da pi\u00f9 parti politiche \u2013 del nostro Presidente del Consiglio.<br \/>\nIn primo luogo, ha convocato le due Camere in seduta comune a Versailles. Il palazzo del Re Sole \u2013 tradizionale luogo di riunione congiunta dei due rami del Parlamento \u2013 non \u00e8 un luogo qualunque e d\u00e0 un significato politico ben preciso: l\u00ec si ebbe l\u2019apogeo della politica francese settecentesca e, in epoca moderna, la reggia borbonica di Francia vide la firma del trattato che ne prende il nome, conclusivo del primo conflitto mondiale. In tale occasione, Hollande ha tenuto un discorso, autentico esempio di retorica bellica, in cui ha affermato che i nemici della R\u00e9publique sono sempre stati sconfitti e che la Francia non si lascer\u00e0 sopraffare. Ultimo colpo magistrale, ha intenzione di attuare il proprio vasto programma di potenziamento delle forze dell\u2019ordine interamente in deficit, nonostante, come egli stesso ha ben fatto notare, le norme europee richiedano una riduzione del debito. Parrebbe una prova di forza, divenuta poi particolarmente fortunata in quanto la Commissione Europea ne ha dato il proprio avallo. Ma il clima francese \u2013 se non terrorizzato, almeno ansioso \u2013 ben giustifica tali misure.<br \/>\nLa Francia istituzionale, fresca di \u201cstato di emergenza\u201d, non \u00e8 certo l\u2019unica a mostrare i muscoli: gli stessi militanti del sedicente Califfato hanno apertamente dichiarato che intendono colpire gli infedeli, anche come forma di vendetta per i bombardamenti in Siria. Vi \u00e8, nei messaggi provenienti dall\u2019organizzazione terroristica, una studiata combinazione di esaltazione religiosa, ideologica e puro orrore, con cui mirano a convincere anche i musulmani moderati, in particolare quelli che vivono in Occidente, a seguire la loro interpretazione del Corano e della politica.<br \/>\nEntrambi gli schieramenti, infatti, tentano disperatamente, chi a ragione, chi a torto, di legittimare la propria posizione. Da tale punto di vista il Daish sembrerebbe avere un vistoso vantaggio, tipico di chi non contempla la libert\u00e0 di opinione tra i propri \u201ccittadini-sudditi\u201d: le sue argomentazioni, infatti, possono riscuotere successo sia all\u2019interno, sia tra i nuclei fondamentalisti dei paesi occidentali, sia tra persone che interpretano questa violenza religiosa come un mezzo per guadagnarsi la vita ultraterrena e fuggire dall\u2019esistenza presente; basti pensare, a titolo di esempio, a Maria Giulia Sergio, italiana convertitasi all\u2019Islam (radicale) e fuggita in Siria.<br \/>\n\u00c8 indubbiamente intelligente, da parte degli jihadisti, presentare la loro azione come la risposta all\u2019aggressione militare a uno stato indipendente (tralasciano abilmente, infatti, di menzionare l\u2019illegittimit\u00e0 della loro organizzazione o giustificano la propria lotta armata distorcendo le parole del Corano) e quindi come un atto di difesa necessario. Rientra qui in pieno il lessico dell\u2019odio, la retorica militare; una scelta saggia da parte dei terroristi, meno, probabilmente, da parte degli Stati sovrani occidentali: Hollande, sostenendo che la Francia \u00e8 in guerra, non ha forse, implicitamente, riconosciuto il nemico come un\u2019entit\u00e0 statale?<br \/>\nSi assiste, in una certa misura, a un revival del lessico successivo agli attentati alle Twin Towers, in cui si evocava la guerra agli \u201cstati-canaglia\u201d; ma in questo caso, \u00e8 bene tenerlo a mente, sarebbe pi\u00f9 opportuno parlare di guerriglia. Si vuole rinforzare i toni, perch\u00e9 la situazione lo impone? Li si definisca \u201cvili terroristi\u201d o semplicemente, e forse sarebbe pi\u00f9 efficace, \u201cassassini che si fingono idealisti\u201d. Si contrapponga la nostra civilt\u00e0 alla barbarie che minacciano, si unisca la comunit\u00e0 internazionale con l\u2019idea che bisogna proteggere prima che combattere.<br \/>\nInvece, per quanto Hollande abbia dichiarato (io credo sinceramente) di voler combattere l\u2019odio, egli stesso si \u00e8 rinchiuso dietro alla guerra. Non intendo giudicare se questa sia o meno necessaria, il punto \u00e8 il linguaggio, l\u2019approccio al problema: i francesi sono forse divenuti tutti sanguinari in una notte? Non vogliono, invece, tranquillit\u00e0 e sicurezza? Non si torni (giammai!) al clima della guerra in Algeria. In ogni caso, \u00e8 probabile che la retorica bellica sar\u00e0 presto sostituita da una pi\u00f9 consapevole: non sussistendo pi\u00f9 l\u2019emergenza, i toni si verranno ammorbidendo, come gi\u00e0 sta accadendo. Anche tale mutazione mi appare obbligata, necessaria: oggi, infatti, non ho sentito altro, quanto a notizie dalla Francia, che appelli alla concordia e all\u2019unit\u00e0 di tutti i francesi e delle forze politiche. La percezione che ci\u00f2 trasmette \u00e8 che i francesi, in particolare i parigini, vivano in un Paese sotto assedio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">19\/11\/2015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un periodo in cui la paura per la propria incolumit\u00e0 si fa sentire sempre pi\u00f9 forte, sarebbe opportuno sostituire il lessico dell\u2019odio con quello dei valori, come ha fatto il Presidente Mattarella. Anche lo stesso Fran\u00e7ois Hollande, che si trova nella difficile situazione di chi deve impedire il panico, ha oggi rivolto parole di speranza ai francesi:<br \/>\n\u201cLa Francia non deve perdersi per vincere la guerra, e risponder\u00e0 all\u2019odio con la fratellanza, al terrore con la forza del diritto, al fanatismo con la speranza. La Francia risponder\u00e0 restando la Francia\u201d<br \/>\n\u00c8 la direzione che speravo prendessero gli eventi: tutti ora si stanno stringendo intorno ai parigini, non solo le grandi diplomazie o gli alleati militari: dal Presidente alle migliaia di manifestanti per le strade delle citt\u00e0 di tutta Europa, non \u00e8 il #JeSuisParis a contare, questa volta, ma la volont\u00e0 autentica di pace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Visentin \u2013 IC classico 17\/11\/2015 Se vi \u00e8 una frase che, da appena dopo i tragici attentati parigini, pi\u00f9 ricorre tra i principali esponenti politici francesi, si tratta certamente di \u201cNous sommes en guerre\u201d e non certo per mancanza di oratori o pensatori pi\u00f9 creativi: ci\u00f2 di cui ora in Francia si sente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":328,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[],"class_list":["post-4958","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-campo-lungo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4958","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/users\/328"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4958"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4958\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4961,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4958\/revisions\/4961"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4958"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4958"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4958"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}