{"id":5248,"date":"2015-12-21T14:52:51","date_gmt":"2015-12-21T13:52:51","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=5248"},"modified":"2015-12-22T18:14:18","modified_gmt":"2015-12-22T17:14:18","slug":"sguardo-di-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/sguardo-di-donna\/","title":{"rendered":"SGUARDO DI DONNA"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/sguardo-di-donna\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: justify\">Di Susanna Scagliotti &#8211; IA Classico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">21\/12\/2015 14:52<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scorso 25 novembre ho visitato, insieme ai miei compagni di classe, la mostra fotografica \u201cSguardo di donna \u2013 Da Diane Arbus a Letizia Battaglia \u2013 La passione e il coraggio\u201d, allestita alla Casa dei Tre Oci (nell&#8217;isola della Giudecca). E&#8217; la prima volta che questo polo museale ospita un&#8217;installazione d&#8217;arte contemporanea, ovvero la scenografia\u00adopera di Antonio Marras.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-5250 size-full\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/prima-immagine.jpg\" alt=\"prima immagine\" width=\"363\" height=\"511\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ad accoglierci sono stati alcuni studenti della classe 3^A. Nell&#8217;ambito del progetto di alternanza scuola-\u00adlavoro, non solo hanno efficacemente contribuito all&#8217;allestimento delle sale della Casa, ma si sono anche resi ciceroni della nostra visita alla mostra, introducendoci alle opere d&#8217;arte in ogni spazio espositivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La mostra comprende i lavori di 25 autrici provenienti da pi\u00f9 Paesi. All&#8217;inizio del percorso, al pianterreno, notiamo subito un gran numero di abiti, appesi ordinatamente su alcune grucce in una progressione cromatica: a destra i lunghi vestiti da donna sono bianchi (interessante il fatto che non siano candidi, bens\u00ec lisi e un poco ingialliti), poi, man mano che lo sguardo spazia verso sinistra, ci sono abiti grigi e, infine, vesti nere. Inoltre, se i vestiti bianchi si trovano all&#8217;altezza di chi guarda, quelli grigi sono un po&#8217; sopraelevati e quelli neri toccano quasi il soffitto. I ragazzi ci hanno rivelato che si tratta dei costumi di scena che gli attori hanno indossato al Teatro La Fenice di Venezia da vent&#8217;anni a questa parte. In effetti, osservando l&#8217;interno dei vestiti, esposti al rovescio, si possono vedere delle etichette con i ruoli destinati a chi li avrebbe indossati. Questo dato mi ha portato a conferire un valore ancora maggiore ad un&#8217;opera che gi\u00e0 sentivo di apprezzare: di primo acchito, quegli indumenti potevano sembrare, cos\u00ec appesi, degli oggetti muti, passivi e malinconici: la loro et\u00e0 era infatti tangibile. La consapevolezza che fossero costumi teatrali li ha all&#8217;improvviso dotati di parola, e il loro aspetto danneggiato non costituiva un difetto, ma una conferma della loro lunga storia vissuta sul palcoscenico. Quelle indicazioni meta\u00adteatrali nobilitavano la loro apparente evanescenza regalandoci il peculiare sguardo di un&#8217;artista che ha unito tante trame (sia in senso sartoriale che teatrale) per parlare di una sola che le comprende tutte: la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I richiami al mondo teatrale si notano anche ai due piani superiori della Casa. Al primo piano infatti \u00e8 presente un certo numero di armadi di legno che, con le ante aperte, fanno mostra di alcune foto appese sulla loro parete. Anche questi mobili, specificano i compagni, provengono dalla Fenice. Al secondo piano, invece, ci si deve fare strada tra alcune \u201ccavalle americane\u201d che, nel gergo della scenografia, sono dei sostegni per le quinte, a cui sono appese altre fotografie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lavoro di ogni artista \u00e8 dotato di un&#8217;intensit\u00e0 non comune: dagli inquietanti scorci che raffigurano le celle dei condannati a morte negli Stati Uniti di Lucinda Devlin, ai numerosi ritratti del grande scrittore Ezra Pound, rappresentato in scenari quotidiani, come ad esempio in pantofole davanti alla soglia della sua casa. L&#8217;autrice Lisetta Carmi ci comunica l&#8217;ostilit\u00e0 drammatica e al contempo quasi comica di un personaggio poliedrico. Meravigliose inoltre le fotografie di alcuni transessuali, ritratti da Bettina Rheims con una tale maestria che si pu\u00f2 percepire fisicamente la loro dignit\u00e0, l&#8217;orgoglio nella loro condizione di umanit\u00e0 ingiustamente emarginata. Tutte le opere hanno indotto in me delle riflessioni e mi hanno fatto crogiolare in una malinconia costruttiva la quale mi ha aperto gli occhi su, appunto, degli sguardi non usuali.<br \/>\nAd esempio, uscendo da una delle sale, a destra rispetto alla porta, ho visto un&#8217;opera della fotografa Sophie Calle, un pannello che presenta una breve scritta in francese. Tradotta in italiano riporta:<\/p>\n<blockquote><p><em>&#8220;Il 27 dicembre 1986 mia madre aveva scritto nel suo diario: &#8216;Oggi mia madre \u00e8 <\/em><em>morta&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 15 marzo 2006 scrivevo a mia volta &#8216;Oggi mia madre \u00e8 morta&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>Di me non lo dir\u00e0 nessuno.<\/em><\/p>\n<p><em>Fine&#8221;.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste frasi corte, sofferte, appaiono ermetiche ma sono chiarissime nella loro continuit\u00e0: la morte affrontata come un semplice dato di fatto, una figlia che diventa madre, un&#8217;altra figlia che madre non lo sar\u00e0 mai. Una catena che viene dunque bruscamente interrotta da una laconica constatazione: \u201cDi me non lo dir\u00e0 nessuno\u201d, accompagnata dalla conferma di un&#8217;altra morte, quella dell&#8217;essere madre: la parola \u201cfine\u201d. Quest&#8217;opera mi ha colpito cos\u00ec tanto anche perch\u00e9 pu\u00f2 essere considerata l&#8217;emblema dell&#8217;intera mostra. Lo sguardo di una donna sta nell&#8217;essere figlia, nell&#8217;essere madre oppure nel non esserlo (per libera scelta o per casualit\u00e0), nel curare le relazioni con gli altri, nel guardare alle decadi che avanzano, nel capire che c&#8217;\u00e8 una fine ma anche un inizio, nel vivere la realt\u00e0 cos\u00ec come si presenta, senza edulcorarla. Ed \u00e8 ci\u00f2 che hanno fatto anche le altre artiste, servendosi di un linguaggio di denuncia che pu\u00f2 evidenziare, sotto forma di reportage, gli aspetti negativi della societ\u00e0; o al contrario \u201cdenunciarne\u201d le positivit\u00e0: l&#8217;amore per i figli, l&#8217;anticonformismo, la libert\u00e0, la passione e il coraggio, come evoca il titolo dell&#8217;esposizione.<br \/>\n25 sguardi di 25 grandi donne raccontano la storia di ognuna di noi. Una storia di cui noi stesse (e noi stessi) siamo gli artefici.<\/p>\n<p>Per visitare la mostra:<\/p>\n<p><em><strong>SGUARDO DI DONNA<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>DA DIANE ARBUS A LETIZIA BATTAGLIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>LA PASSIONE E IL CORAGGIO<\/strong><\/p>\n<p><strong>11\/09\/2015 \u2013 10\/01\/2016<\/strong><\/p>\n<p><strong>TUTTI I GIORNI DALLE 10.00 ALLE 19.00<\/strong><\/p>\n<p><strong>CHIUSO MARTED\u00cc<\/strong><\/p>\n<p><strong>TRE OCI, GIUDECCA 43, VENEZIA (FERMATA VAPORETTO ZITELLE)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IA Classico 21\/12\/2015 14:52 Lo scorso 25 novembre ho visitato, insieme ai miei compagni di classe, la mostra fotografica \u201cSguardo di donna \u2013 Da Diane Arbus a Letizia Battaglia \u2013 La passione e il coraggio\u201d, allestita alla Casa dei Tre Oci (nell&#8217;isola della Giudecca). 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