{"id":5818,"date":"2016-03-26T22:13:37","date_gmt":"2016-03-26T21:13:37","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=5818"},"modified":"2020-11-02T15:20:48","modified_gmt":"2020-11-02T14:20:48","slug":"ospitalita-come-cambiata-nei-secoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/ospitalita-come-cambiata-nei-secoli\/","title":{"rendered":"OSPITALIT\u00c0: COME \u00c8 CAMBIATA NEI SECOLI"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/ospitalita-come-cambiata-nei-secoli\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p><strong>L\u2019idea distorta dell\u2019accoglienza buonista.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Riflessioni sull\u2019intervento della professoressa Iside Gjergji, relatrice alla conferenza \u201cXenia\u201d del 18 marzo a Mestre, Teatro Kolbe<\/strong>.<\/p>\n<p>di \u00a0Marco Visentin,\u00a0\u00a0I C classico<\/p>\n<figure id=\"attachment_5819\" aria-describedby=\"caption-attachment-5819\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5819\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Glauco-e-Diomede.jpg\" alt=\"Glauco e Diomede. Iliade, VI.\" width=\"500\" height=\"475\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-5819\" class=\"wp-caption-text\">Glauco e Diomede. Iliade, VI.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la conferenza di venerd\u00ec 18 marzo intitolata \u201cXenia\u201d, tenutasi al Teatro Kolbe di Mestre, la professoressa Gjergji ha presentato una serie di tesi che hanno destato in me qualche perplessit\u00e0. Oltre a ci\u00f2, il tono usato \u00e8 stato incomprensibilmente accusatorio, quasi irato con gli stessi uditori. Una serie di affermazioni arbitrariamente \u201clanciate\u201d contro gli studenti del Franchetti l\u00ec presenti, con un\u2019aggressivit\u00e0 inusitata: ecco che cos\u2019\u00e8 stato il suo intervento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha iniziato parlando dell\u2019ospitalit\u00e0 nel mondo greco, elogiando il suo carattere gratuito e, a suo dire, sincero; l\u2019analisi suggerisce che accogliere nella propria abitazione stranieri e pellegrini in viaggio \u2013 costume tipicamente ellenico \u2013 possa essere una sorta di panacea di tanti mali che viviamo ora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali saranno mai, tali mali? L\u2019analisi storica prosegue e lo spiega, giungendo al IV secolo d.C.: l\u2019imperatore Costantino cre\u00f2 le \u201cxenodocheia\u201d, luoghi di accoglienza dei pellegrini e dei viaggiatori; per quanto non fosse cristiano, la relatrice, nella sua foga anticlericale, ha trasferito il peso di tale innovazione, in realt\u00e0 comunque lodevole, sulla Chiesa, demonizzandone l\u2019immagine. L\u2019ospitalit\u00e0, quindi, si spost\u00f2 dalle case private a luoghi istituzionali; la professoressa si \u00e8 scagliata ripetutamente contro questo punto in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per avvalorare la propria tesi, ha citato un altro esempio di, a sua detta, criminoso atto clericale: l\u2019istituzione degli ospedali. Non era forse meglio, ha gridato, quando i malati erano curati nell\u2019abitazione del medico? Poco importa, evidentemente, che proprio gli ospedali permettano di salvare innumerevoli vite, grazie alla concentrazione dei medici, all\u2019ambiente controllato e alla disponibilit\u00e0 di strutture e farmaci per le cure. Io continuo a credere che sia un merito della Chiesa averli fondati, non certo un atto riprovevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando alle xenodocheia, presto divennero luoghi in cui erano ospitati anche i poveri, oltrech\u00e9 i viaggiatori, e questo alla relatrice proprio non andava bene: che, scherziamo? Mischiarsi con quelli? Poco importa che, quando l\u2019accoglienza era \u201cpersonale\u201d, in realt\u00e0 a viaggiare fossero i pi\u00f9 ricchi, creando un rapporto basato sulla reciprocit\u00e0 (basti pensare all\u2019episodio di Glauco e Diomede narrato nell\u2019Iliade); l\u2019ospitalit\u00e0 pubblica, invece, era gratuita; poco importa che, cos\u00ec, lo Stato abbia garantito un alloggio, ancorch\u00e9 temporaneo, a chi ne necessitava. Quisquilie, evidentemente, a suo parere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo desiderio di demolire \u201cl\u2019ospitalit\u00e0 istituzionalizzata\u201d ha addirittura paragonato le xenodocheia, iniziativa che continuo a credere positiva, alle <em>work houses<\/em> dell\u2019Inghilterra all\u2019epoca della Rivoluzione Industriale, in cui erano ospitate famiglie povere che, in cambio, garantivano prestazioni di lavoro gratuito; organizzazioni, queste ultime, di certo disumane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel\u00a0passaggio logicamente successivo \u00e8 stato affrontato il tema dei\u00a0Centri di accoglienza e dei Centri di identificazione ed espulsione (CIE), strutture in cui lo Stato italiano costringe profughi e migranti clandestini prima dell\u2019identificazione, decidendo poi per il rimpatrio o l\u2019accoglienza. Nessuno nega che all\u2019interno di quei centri vigano condizioni indegne di un Paese qual \u00e8 il nostro, ma la relatrice deve aver pensato che tale fosse la nostra intenzione, dato l\u2019ardore della sua declamazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sar\u00e0 ormai compreso che la professoressa \u00e8 legata a un mito: l\u2019ospitalit\u00e0 personale, diretta. Perci\u00f2, ammir\u00f2 molto quando, in occasione dei primi sbarchi di migranti albanesi negli anni \u201990, gli abitanti della costa pugliese accolsero nelle proprie case chi era arrivato; purtroppo, poi, lo Stato italiano li rimand\u00f2 indietro, ha aggiunto con rammarico. I migranti, i profughi, dovrebbero essere accolti dai privati cittadini nelle proprie case, per creare un rapporto diretto, sincero, non rinchiusi in gabbie istituzionalizzate e gestite dal governo: questa \u00e8 la sua tesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se anche un uomo avesse nascosto la testa sotto la sabbia per gli ultimi trent\u2019anni e ne riemergesse soltanto ora, questa serie di affermazioni sarebbe incredibile: anche senza considerare gli sbarchi di migranti avvenuti negli ultimi anni, la questione resta improponibile. In primo luogo, il paragone tra l\u2019ospitalit\u00e0 antica e le migrazioni odierne \u00e8 privo di qualunque fondamento. Nel primo caso, infatti, un uomo ne accoglieva un altro nella propria abitazione per qualche giorno e creava un rapporto di mutuo scambio, anche interessato; nel secondo, invece, persone che hanno a stento salvato la propria vita vogliono crearsene una nuova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, se nel primo caso l\u2019ospite, dopo un po\u2019, se ne andava, oggi non \u00e8 cos\u00ec; non sarebbe pertanto giusto garantire lo stesso trattamento di un visitatore occasionale a chi, fuggendo da povert\u00e0 o guerra, vuole stabilirsi definitivamente nel nostro Paese. Che senso pu\u00f2 mai avere accogliere nella propria casa, come un viandante del mondo antico, chi, invece, vorrebbe potersene permettere una interamente propria, con un lavoro onesto che gli consentisse di sfamare una famiglia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 giusto che lo Stato prenda in carico l\u2019accoglienza \u2013 e l\u2019eventuale espulsione \u2013 di chi giunge nel nostro Paese, per fornire l\u2019effettiva possibilit\u00e0 di un\u2019esistenza dignitosa. Inoltre, sarebbe profondamente ingiusto che, a un ritirarsi delle istituzioni tale da rendere possibile quell\u2019accoglienza libera e indiscriminata tanto esaltata dalla relatrice, il peso economico-sociale dovesse ricadere soltanto su una parte della popolazione, come avvenuto, ad esempio, nel caso della Puglia, da lei citato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo antico non esistevano migrazioni di massa come nell\u2019et\u00e0 presente; l\u2019ospitalit\u00e0 era tanto pi\u00f9 facile, quanto diverse erano le condizioni sociali di chi la richiedeva. Una\u00a0sovrapposizione\u00a0tra il fenomeno narrato da Omero e dai tragediografi greci e ci\u00f2 che, invece, abbiamo ogni giorno sotto gli occhi, \u00e8 inutile e fuorviante. Non si fa altro che alterare la realt\u00e0, tentando di assimilarla a una tradizione dalla natura molto diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo equivoco buonista, l\u2019idea cio\u00e8 che si possa sempre accogliere chiunque, che siamo in realt\u00e0 tutti amici, compagni, comunit\u00e0, usando, in realt\u00e0, tali termini a sproposito, \u00e8 destinato a infrangersi contro la realt\u00e0. Con\u00a0una certa ipocrisia, anche: non credo infatti che, a fronte di\u00a0tutte le buone parole, sia praticabile la soluzione di ospitare migranti in casa propria, n\u00e9 che sia opportuno propagandare queste strambe idee, mentre numerosi volontari impegnano il proprio tempo e le proprie energie, per portare generi di prima necessit\u00e0 ai profughi.\u00a0Gi\u00e0 si predica male, quanto al razzolare\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019idea distorta dell\u2019accoglienza buonista. 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