{"id":6247,"date":"2016-06-06T07:46:23","date_gmt":"2016-06-06T06:46:23","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=6247"},"modified":"2016-06-06T17:03:25","modified_gmt":"2016-06-06T16:03:25","slug":"utopia-politica-e-democrazia-noi-e-aristofane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/utopia-politica-e-democrazia-noi-e-aristofane\/","title":{"rendered":"UTOPIA POLITICA E DEMOCRAZIA: NOI E ARISTOFANE"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/utopia-politica-e-democrazia-noi-e-aristofane\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IA Classico<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scorso 31 maggio 2016 al Teatro Kolbe di Mestre \u00e8 stato messo in scena, ad opera del gruppo teatrale dell&#8217;Istituto Bruno-Franchetti, lo spettacolo &#8220;Le donne al Parlamento&#8221;, rielaborazione dell&#8217;omonima commedia dell&#8217;autore greco Aristofane.<\/p>\n<figure id=\"attachment_6249\" aria-describedby=\"caption-attachment-6249\" style=\"width: 415px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6249\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/IMG-20160605-WA0004-640x853.jpg\" alt=\"IMG-20160605-WA0004\" width=\"415\" height=\"553\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-6249\" class=\"wp-caption-text\">UNa scena dello spettacolo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">Mescendo stereotipi, detti-non detti, criticit\u00e0, speranze, movimenti che caratterizzano le democrazie odierne e in particolare quella del nostro Paese, il regista Alessandro Maggi ha saputo architettare una commedia arguta, a tratti assai spassosa, che pure nella sua amenit\u00e0 non si esime dal guardare con occhio di feroce biasimo i fenomeni che affliggono tanto le societ\u00e0 di oggi, quanto quelle di ieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scenario dell&#8217;originale &#8216;\u0395\u03ba\u03ba\u03bb\u03b7\u03c3\u03b9\u1f71\u03b6\u03bf\u03c5\u03c3\u03b1\u03b9 (&#8220;Le donne all&#8217;assemblea&#8221; o &#8220;Ecclesiazuse&#8221;) aristofaneo \u00e8 l&#8217;Atene del IV secolo a.C., dove un gruppo di donne capeggiate da Prassagora prende le redini del governo cittadino, persuase che\u00a0 siano stati gli uomini a condurre la loro patria alla rovina. Si stabilisce che tutti i beni e il denaro dei cittadini siano messi in comune e amministrati dalle donne. Anche nella sfera della sessualit\u00e0 le donne possono unirsi con chi desiderano. In seguito, per\u00f2, si vara un provvedimento secondo cui gli uomini, prima di incontrare una donna giovane e bella, debbano prima farlo con quelle anziane e brutte. Ci\u00f2 genera situazioni ambigue e paradossali, che si protraggono nel corso della commedia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Gli elementi caratteristici della commedia antica sono stati ripresi concentrandosi sui suoi snodi principali: Prassagora che convince le altre donne a prendere il potere (efficace l&#8217;immagine delle mogli che, per non farsi scoprire, si camuffano da uomini sottraendo ai loro mariti le giacche e le cravatte), i provvedimenti presi in assemblea (che per tutto lo spettacolo era chiamata, con un termine pi\u00f9 attualizzante, &#8220;Parlamento&#8221;), gli episodi pi\u00f9 divertenti, come quello del giovane costretto a concedersi a tre sgradevoli vecchie prima di avere la compagnia di una ragazza. E naturalmente si \u00e8 palesato il fattore costituente dell&#8217;opera: l&#8217;utopia. Con le donne al potere l&#8217;utopia si attua creando un sistema in cui vige un totale spirito comunitario, il quale per\u00f2 sortisce effetti disastrosi e dimostra che, se uno Stato non \u00e8 funzionale, ci\u00f2 non \u00e8 dovuto al sesso di chi lo governa: le donne, al pari degli uomini, si trasformano in demagoghe interessate solo al proprio utile, artefici di un ordinamento destinato a collassare. In tutti gli ambiti, ma sopratutto in politica, si perpetuano vizi umani e non di genere. L&#8217;ingiustizia, il calcolo, l&#8217;opportunismo trascendono il sesso di chi li porta avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La rielaborazione improntata all&#8217;analisi dell&#8217;odierna situazione politica in Italia \u00e8 stata, a mio parere, una chiave di volta per catturare l&#8217;interesse del pubblico e per indurlo alla riflessione senza inutili vittimismi, ma con una consapevolezza e una volont\u00e0 di ridere di se stessi e delle particolarit\u00e0 (spesso negative) del nostro Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Magistrale l&#8217;inizio dello spettacolo: a sala buia, \u00e8 stata diffusa la registrazione della voce di un uomo che chiedeva: &#8220;E&#8217; morto Marco Pannella, Lei che cosa ha da dire?&#8221; e il suo interlocutore rispondeva: &#8220;Mi dispiace, non so chi sia&#8221;. La situazione si \u00e8 ripetuta pi\u00f9 volte con diversi interlocutori, e tutti ignoravano l&#8217;identit\u00e0 del leader radicale deceduto di recente. A questo punto si poteva evincere che l&#8217;uomo che poneva la fatidica domanda era un giornalista che intervistava i passanti, con scarsi risultati. Dopo questo ascolto, lo spettacolo iniziava, calato nella Grecia antica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo primo impatto con l&#8217;opera \u00e8 stato determinante per capire il suo fine ultimo, il suo messaggio di fondo: chi non partecipa alla vita politica del proprio Paese finisce per essere manipolato da poteri pi\u00f9 grandi di lui, e di vedersi sottratta la libert\u00e0. Impossibile non ricordare la celebre Lettera agli amici datata 1944 e scritta dal giovane partigiano Giacomo Ulivi: ci si \u00e8 sempre sentiti ripetere che la politica \u00e8 &#8220;sporcizia&#8221;, &#8220;lavoro di &#8216;specialisti&#8217; &#8220;, ma si deve sviluppare &#8220;un attaccamento alla cosa pubblica, il che vuol dire a se stessi&#8221;, e curare la politica &#8220;direttamente, personalmente, come il nostro lavoro pi\u00f9 delicato e importante&#8221;. Il richiamo alla componente personale della partecipazione ritorna nella Grecia del IV secolo, nell&#8217;Italia del Dopoguerra e naturalmente oggi: se i cittadini intervistati sapessero chi sia stato Marco Pannella e dunque si interessassero di ci\u00f2 che accade nel loro Paese, forse non si farebbero soggiogare dalla morsa antidemocratica di chi \u00e8 al potere, e potrebbero capire che lo Stato siamo noi. Le donne di Aristofane tentano di operare un processo simile esasperando la democrazia diretta, ma falliscono proprio perch\u00e9 non percepiscono la rilevanza della &#8220;cosa pubblica&#8221;, come la chiama Ulivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una scena altrettanto incisiva \u00e8 stata quella in cui uno dei personaggi, seduto davanti al televisore, ascoltava un&#8217;indagine simile, in cui l&#8217;intervistatrice recitava delle frasi di uso comune in greco o in latino (&#8220;Alea iacta est&#8221;, &#8220;Talis pater, talis filius&#8221;, eccetera) e chiedeva ai passanti di tradurli. Nel migliore dei casi le persone non sapevano farlo, altrimenti si cimentavano in traduzioni del tutto incoerenti. Una sola eccezione, alla fine: un passante che recitava un brano di Saffo in greco, concludendo: &#8220;Studiate il greco, ragazzi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da amante delle lingue classiche, ho trovato questo appello quasi commovente. Il breve intermezzo ha costituito una sorta di riflessione meta-teatrale sul greco e sul latino, che pareva ricordare ancora l&#8217;importanza della libert\u00e0: quante volte ci hanno detto: &#8220;Con la cultura non si mangia&#8221;, quante volte i governi provano a demolire le basi del sapere e ad appiattire i popoli ad una bieca ignoranza? Solo con l&#8217;istruzione e con una &#8220;uscita da uno stato di minorit\u00e0 intellettuale&#8221;, come diceva Kant, \u00e8 possibile comprendere la contemporaneit\u00e0 e partecipare ai rivolgimenti sociali senza essere rabboniti dalla retorica dei potenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altri temi fanno da sfondo allo spettacolo, primi fra tutti il peso opprimente della burocrazia e la corruzione. Vi sono costanti riferimenti anche nell&#8217;ambientazione greca alla piaga dell&#8217;amministrazione e all&#8217;inutilit\u00e0 di molti dettagli organizzativi, cosa che si ritrova nell&#8217;Italia di oggi fin nei casi pi\u00f9 recenti. Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera dello scorso primo giugno, scrivendo della difficile amministrazione del sito archeologico di Paestum, cita Alphonse de Sade il quale, nel 1776, &#8220;aveva lanciato la sua invettiva contro chi amministrava le rovine di Pompei: &#8216;Ma in quali mani si trovano, gran Dio! Perch\u00e9 mai il Cielo invia tali ricchezze a gente cos\u00ec poco in grado di apprezzarle?&#8217; &#8220;. Le tracce di quella &#8220;gente&#8221;, quegli italiani cos\u00ec poco attenti al valore del proprio patrimonio e ossessionati dalla burocrazia, sono ancora in noi dopo 250 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tema dell&#8217;immoralit\u00e0 dei funzionari statali, poi, \u00e8 stato declinato in vari modi: meraviglioso il dialogo tra due ormai ex deputati che, surclassati dal potere muliebre, discutono su come continuare a navigare nelle acque della politica, non lesinando piani di sotterfugi e pensando solo al proprio utile. Il ritratto abilmente interpretato di un paradigma sociale italiota fin troppo diffuso.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-6248\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/IMG-20160605-WA0002-640x853.jpg\" alt=\"IMG-20160605-WA0002\" width=\"415\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/IMG-20160605-WA0002-640x853.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/IMG-20160605-WA0002-768x1024.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/IMG-20160605-WA0002-600x800.jpg 600w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/IMG-20160605-WA0002.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">E cos\u00ec, tra echi dell&#8217;originale greco e citazioni attuale, lo spettacolo si presenta come un irrequieto conglomerato di tipi sociali e fenomeni a noi molto familiari, una visione sognatrice che non ha una vera e propria conclusione, ma che si chiude con una tacita istanza, quella sottesa all&#8217;intera commedia: non facciamoci scorrere tra le mani la libert\u00e0 di pensiero e di azione. Partecipando miglioreremo il nostro mondo. Forse \u00e8 per questo che il Dirigente Scolastico, prof. Roberto Gaudio, congratulandosi con gli attori, ha detto loro: &#8220;Ragazzi, avete dato un senso alla scuola&#8221;. Certamente, ho pensato, alla scuola e anche alla societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il gruppo di attori, arricchito da nuove presenze dalle quarte ginnasio e dal Liceo Bruno, ha offerto al pubblico un&#8217;interpretazione appassionata, permeata di quel giovanile ottimismo che impedisce di guardare i problemi della politica con disincanto. Non solo: i ragazzi, come mi ha raccontato una delle attrici, hanno lavorato anche alla stesura del copione sotto la supervisione del regista Maggi, calandosi nei panni di drammaturghi. Un&#8217;ulteriore conferma che la partecipazione democratica dovrebbe essere riconducibile ad ogni campo, anche a quello artistico, come la realizzazione di un testo teatrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il gruppo ha replicato lo spettacolo la mattina di luned\u00ec 6 giugno alle ore 12, sempre al teatro Kolbe.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IA Classico Lo scorso 31 maggio 2016 al Teatro Kolbe di Mestre \u00e8 stato messo in scena, ad opera del gruppo teatrale dell&#8217;Istituto Bruno-Franchetti, lo spettacolo &#8220;Le donne al Parlamento&#8221;, rielaborazione dell&#8217;omonima commedia dell&#8217;autore greco Aristofane. 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