{"id":6697,"date":"2016-11-09T23:35:03","date_gmt":"2016-11-09T22:35:03","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=6697"},"modified":"2016-11-12T07:47:07","modified_gmt":"2016-11-12T06:47:07","slug":"quei-veneti-che-non-festeggiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/quei-veneti-che-non-festeggiano\/","title":{"rendered":"QUEI VENETI CHE NON FESTEGGIANO"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/quei-veneti-che-non-festeggiano\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IIA Classico<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Abbiamo fatta l&#8217;Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Quante volte le parole del patriota Massimo D&#8217;Azeglio sono state interpretate come idealiste e sognanti, poeticamente lontane dall&#8217;attuale realt\u00e0? Quante volte si identifica l&#8217;Italia con il popolo che la abita, senza ricordare le avversit\u00e0 che esso ha attraversato per acquisire, come fine ultimo, una ferma coscienza nazionale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 proprio in questo periodo che nell&#8217;intera Penisola, e in particolare in Veneto, si dovrebbero pronunciare frasi simili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ricorre infatti l&#8217;anniversario del plebiscito che, tra il 21 e il 22 ottobre 1866, sanc\u00ec l&#8217;unione del Veneto al neonato Regno d&#8217;Italia, in seguito alla Terza Guerra di Indipendenza. Un&#8217;occasione che avrebbe meritato la solennit\u00e0 riservata cinque anni or sono ai festeggiamenti per il secolo e mezzo dall&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia, e che invece, come ha puntualizzato Ernesto Galli della Loggia in un articolo apparso lo scorso 21 ottobre sul Corriere della Sera, \u00e8 stata accolta \u00abda un silenzio tombale che vuole essere di denuncia e di mestizia: nessuna commemorazione ufficiale, nessuna iniziativa pubblica, nessuna manifestazione di alcun tipo\u00bb. Sia a Venezia che a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;articolo \u00e8 stato involontariamente profetico: il giorno dopo un gruppo di &#8220;venetisti&#8221; ha manifestato davanti al monumento a Vittorio Emanuele II in Riva degli Schiavoni, a Venezia, per opporsi alla celebrazione (a questo punto: quale?) dell&#8217;anniversario. Certo non \u00e8 stata la reazione che l&#8217;opinionista del Corriere auspicava che emergesse da parte della societ\u00e0 &#8220;civile&#8221;; tuttavia il clamore di questi cittadini, in antitesi con l&#8217;oblio delle istituzioni, ha paradossalmente rimarcato (seppur in negativo) la portata storica di quel plebiscito di tanti anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella presente dicotomia di scenari democratici, marted\u00ec 25 ottobre, nell&#8217;Aula Magna del Liceo Franchetti, quattro docenti del nostro Istituto hanno definito le premesse del plebiscito in questione, appurato quali fossero i suoi veri termini, e avviato una riflessione orientata al presente e al futuro. Ad affrontare l&#8217;argomento sono dunque stati i professori Umberto Daniele, Carlo Franco, Mauro Sacchetto e Giuseppe Scalici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quattro relatori, quattro temi cardine da affrontare: il prof. Scalici ha descritto il contesto storico internazionale al tempo del plebiscito; il prof. Franco ha parlato del plebiscito in s\u00e9 e dei suoi risvolti a breve e a lungo termine; il prof. Sacchetto ha esposto le questioni amministrative del Veneto sia prima che dopo l&#8217;annessione; il prof. Daniele ha infine curato un panorama sull&#8217;arte risorgimentale in Italia e soprattutto in Veneto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di notevole interesse \u00e8 stata la meticolosa narrazione, da parte del prof. Scalici, dello scenario di guerre e di continue cessioni territoriali della seconda met\u00e0 del XIX secolo. L&#8217;unificazione del Paese, avvenuta in pochi anni, aveva coinvolto masse disorientate dal passaggio da una dominazione (quella straniera) a un&#8217;altra (quella italiana), ostacolando pertanto la creazione di un solido sentimento unitarista. L&#8217;influenza della Chiesa, poi, era decisiva: il Papa di allora, Pio IX, non approv\u00f2 la fondazione del Regno (lo chiam\u00f2 &#8220;subalpinum gubernum&#8221;) e scomunic\u00f2 il primo monarca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il professore ha posto poi l&#8217;accento sulla disarmante mancanza di coordinazione, in primo luogo militare, a cui l&#8217;Italia \u00e8 andata incontro durante la guerra del 1866 (basti pensare alla battaglia di Lissa, totale fallimento per rivalit\u00e0 intestine e per assenza di carte topografiche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nell&#8217;Ottocento, ha osservato il prof. Franco, era ancora forte il vincolo all&#8217;immaginario collettivo per cui l&#8217;Austria era stata oppressione, arresti, condanne a morte, ma anche rigore e ordine. Il Veneto, regione contadina dominata dall&#8217;influenza del cattolicesimo, non si era mai interessato a portare avanti una vera rivoluzione. E cos\u00ec, societ\u00e0 locale e governo straniero si tenevano a debita distanza.<\/p>\n<figure id=\"attachment_6698\" aria-describedby=\"caption-attachment-6698\" style=\"width: 400px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-6698\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Venezia_-_Ettore_Ferrari_1848-1929_Monumento_a_Vittorio_Emanuele_II_1887_-_Foto_Giovanni_DallOrto_12-Aug-2007_-_17-640x964.jpg\" alt=\"venezia_-_ettore_ferrari_1848-1929_monumento_a_vittorio_emanuele_ii_1887_-_foto_giovanni_dallorto_12-aug-2007_-_17\" width=\"400\" height=\"602\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Venezia_-_Ettore_Ferrari_1848-1929_Monumento_a_Vittorio_Emanuele_II_1887_-_Foto_Giovanni_DallOrto_12-Aug-2007_-_17-640x964.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Venezia_-_Ettore_Ferrari_1848-1929_Monumento_a_Vittorio_Emanuele_II_1887_-_Foto_Giovanni_DallOrto_12-Aug-2007_-_17-768x1157.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Venezia_-_Ettore_Ferrari_1848-1929_Monumento_a_Vittorio_Emanuele_II_1887_-_Foto_Giovanni_DallOrto_12-Aug-2007_-_17-680x1024.jpg 680w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Venezia_-_Ettore_Ferrari_1848-1929_Monumento_a_Vittorio_Emanuele_II_1887_-_Foto_Giovanni_DallOrto_12-Aug-2007_-_17-600x904.jpg 600w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Venezia_-_Ettore_Ferrari_1848-1929_Monumento_a_Vittorio_Emanuele_II_1887_-_Foto_Giovanni_DallOrto_12-Aug-2007_-_17.jpg 1360w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-6698\" class=\"wp-caption-text\">Il monumento equestre a Vittorio Emanuele del 1887 a Venezia<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si \u00e8 cercato di dare una spiegazione al silenzio delle istituzioni, allo stesso modo il prof. Franco ha sollecitato l&#8217;importanza dell&#8217;uso dei termini corretti: quello del 1866 non \u00e8 stato un &#8220;referendum&#8221; (un appello agli elettori per pronunciarsi su singole questioni), bens\u00ec un &#8220;plebiscito&#8221; (la consultazione diretta del popolo su questioni di grande importanza politica, come un passaggio di sovranit\u00e0); inoltre esso \u00e8 stato seguito non da un&#8217; &#8220;annessione&#8221; calata dall&#8217;alto, ma da un&#8217; &#8220;unione&#8221; originata da una votazione. \u00c8 stato poi fatto notare che, in questo caso, la parola &#8220;popolo&#8221; risulta imprecisa: di fatto, il corpo elettorale era formato da una minoranza, poich\u00e9 il voto, che era palese, si svolse a suffragio universale maschile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel linguaggio giuridico, plebisciti come quello del Veneto hanno un carattere &#8220;a-deliberativo&#8221;. Infatti, era gi\u00e0 stato scritto un trattato per rendere italiana questa regione, dunque gli elettori avevano il compito di confermare una decisione gi\u00e0 effettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E si giunge qui al cuore del problema: i &#8220;venetisti&#8221; oggi considerano il plebiscito il risultato di una pressione politica di casa Savoia, che avrebbe dato largo spazio a brogli e scorrettezze. Il prof. Franco ha fatto riferimento a un libro di Ettore Beggiato, La grande truffa, improntato sulla tesi del presunto imbroglio del voto del 1866. L&#8217;autore si propone di &#8220;riscrivere la storia&#8221;, ignorando tuttavia che, se avesse vinto il &#8220;no&#8221;, il Veneto del 2016 sarebbe francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo proposito, il professore si \u00e8 domandato: in che cosa dovrebbe constare l&#8217;identit\u00e0 italiana e in che cosa quella veneta? Da questo punto di partenza, ha osservato che chi agita questioni identitarie (come Beggiato e altri indipendentisti veneti) costruisce un mito e una Storia fittizia, tanto pi\u00f9 che le spinte di autodeterminazione sono spesso usate contro qualcuno, piuttosto che a favore di qualcuno. Una cultura di conflitto e demagogia che pu\u00f2 solo condurre in un baratro di cui \u00e8 stata messa in rilievo la pericolosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">D&#8217;altra parte, il prof. Sacchetto ha considerato che, al tempo del plebiscito, il Veneto era animato da un moderato patriottismo unionista, poco impregnato di fondamenti ideologico-politici, bens\u00ec espressione di pragmatismo economico. Molti contadini rimasero delusi dall&#8217;arcaica gestione delle terre da parte del Regno d&#8217;Italia, e da ci\u00f2 si venne poi a creare una endemica nostalgia per gli ordinamenti istituzionali preesistenti. La fiducia che avevano riposto nella novella Italia, con sogni di organi amministrativi funzionali, impiegati statali competenti, opere di tutela dei lavoratori, era sfumata in un contesto in cui tutto era tornato quasi come prima, tra disorganizzazione e scarsa identit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9, come recita una celebre frase de Il Gattopardo: &#8220;Se vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi&#8221;. Non a caso, si parla sovente di &#8220;gattopardismo&#8221;, a riprova che il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa individu\u00f2, a suo tempo, l&#8217;atavica staticit\u00e0 in primis dei siciliani, e per estensione degli italiani: se una classe dirigente si estingue, se ne costituisce un&#8217;altra del tutto equivalente e falsamente innovativa, nell&#8217;ipnotico (e attualissimo) girotondo di grandiosit\u00e0 di promesse e pochezza di fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le istanze politico-sociali confluirono, alla fine, in una via del moderatismo, spesso anch&#8217;essa foriera di contrasti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il moderno eroico furore che esplose in quell&#8217;epoca si declin\u00f2 in molteplici ambiti della societ\u00e0, tra i quali nell&#8217;arte. Da un lato, ha spiegato il prof. Daniele, ci si trova dinanzi a pittori che permeano di vis retorica le proprie opere proprio perch\u00e9 ad alcune di quelle epocali battaglie avevano partecipato in prima persona (si veda Michele Cammarano, realistico pittore della presa di Porta Pia); dall&#8217;altro, vi sono degli artisti che presentano la realt\u00e0 bellica in modo del tutto antiretorico, come\u00a0 Giovanni Fattori che pare fotografare un campo di battaglia dopo, e non durante, l&#8217;azione militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;entusiasmo risorgimentale si declina in un fenomeno che molti definiscono di &#8220;monumentomania&#8221;, ossia la tendenza a edificare monumenti per ricordare la quantit\u00e0 di gesta pi\u00f9 o meno eccezionali compiute da italiani altrettanto fuori dal comune. Quella che per tanti \u00e8 appunto solo una &#8220;follia da monumento&#8221;, \u00e8 per il prof. Daniele occasione di confronto storico-artistico: si tratta certamente di mero intento celebrativo, ma si mette in campo anche una visione prospettica della Storia, visione di cui i &#8220;venetisti&#8221; di oggi non sembrano beneficiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono infatti state mostrate delle foto dei manifestanti indipendentisti di sabato 22 ottobre, a Venezia. Ai piedi del monumento a Vittorio Emanuele II, la scultura del leone di Venezia reca, in una delle zampe, i risultati del plebiscito del 1866; i &#8220;venetisti&#8221; hanno coperto quella tavola con il drappo della loro citt\u00e0, volendo occultare ci\u00f2 che non si potr\u00e0 mai cancellare: il corso della Storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D&#8217;altro canto, ha detto il prof. Daniele, talvolta \u00e8 proprio cercando di nascondere qualcosa che le si d\u00e0 un risalto ancora maggiore: pi\u00f9 di un secolo dopo, nel 1995, l&#8217;artista Christo &#8220;impacchett\u00f2&#8221; il Reichstag di Berlino, coprendolo con un enorme tendaggio candido. Un edificio fin troppo noto assunse cos\u00ec una nuova luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso modo noi cittadini dovremmo, per certi versi, approfittare di tali malsane rivolte per elevare ancor pi\u00f9 la nostra coscienza e memoria storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per questa ragione, la conferenza di marted\u00ec 25 ottobre era dedicata soprattutto alle classi III liceo, formate da alunni perlopi\u00f9 maggiorenni e pertanto futuri elettori la cui sensibilit\u00e0 democratica \u00e8 in via di sviluppo, oltre che pericolosamente esposta alla deriva del disinteresse politico o dell&#8217;indottrinamento populistico. Tanto pi\u00f9 che se ne avvicina un altro, di storico referendum&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E infatti, al termine di questo viaggio tra storia, politica e arte, un viaggio che potrebbe lasciare indifferente solo il pi\u00f9 cinico dei reazionari antidemocratici, un viaggio in cui il pubblico \u00e8 stato condotto per mano da quattro mentori come Dante da Virgilio, il professor Franco ha riflettuto, rivolgendosi ai giovani presenti: &#8220;Gli ultimi avvenimenti e l&#8217;occasione di questo anniversario hanno molto colpito e interessato noi relatori; e voi? Percepite questi fatti come estranei, oppure ne siete toccati e vi sentite parte di un processo in qualit\u00e0 di cittadini?&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il suono delle domande si \u00e8 propagato nell&#8217;aula magna. Le questioni sono rimaste mute e irresolute, forse perch\u00e9 ammettere di essere interessati a questi fondamentali problemi democratici costituisce solo il primo passo verso il consolidamento di un effettivo &#8220;essere cittadini&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per fortuna, conclude Galli della Loggia, accanto a quei Veneti che non festeggiano &#8220;\u00e8 rimasto qualche italiano che vuole continuare a sentirsi innanzi tutto tale&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IIA Classico &#8220;Abbiamo fatta l&#8217;Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani&#8221;. Quante volte le parole del patriota Massimo D&#8217;Azeglio sono state interpretate come idealiste e sognanti, poeticamente lontane dall&#8217;attuale realt\u00e0? 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