{"id":6803,"date":"2016-11-24T06:54:04","date_gmt":"2016-11-24T05:54:04","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=6803"},"modified":"2016-11-24T16:57:44","modified_gmt":"2016-11-24T15:57:44","slug":"filologismo-o-filologia-dilemmi-ariosteschi-in-tempo-di-anniversari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/filologismo-o-filologia-dilemmi-ariosteschi-in-tempo-di-anniversari\/","title":{"rendered":"FILOLOGISMO O FILOLOGIA? DILEMMI ARIOSTESCHI IN TEMPO DI ANNIVERSARI"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/filologismo-o-filologia-dilemmi-ariosteschi-in-tempo-di-anniversari\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IIA Classico<\/p>\n<blockquote><p><em>&#8220;Ricantare le ottave dell&#8217;Ariosto e riviverle, carezzandole con la fantasia e con la voce come in rapimento d&#8217;amore, \u00e8 presto fatto e da tutti; ma dire donde venga il loro particolare incanto, cio\u00e8 determinare il carattere dell&#8217;ispirazione che \u00e8 propria dell&#8217;Ariosto, il motivo poetico dominante, il peculiare affetto che in lui diviene poesia, \u00e8 assunto assai diverso e di non piccola difficolt\u00e0&#8221;<\/em> (Benedetto Croce, Ariosto, 1917)<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono questioni, quelle del sommo intellettuale Benedetto Croce, che si dovrebbe porre un accorto estimatore dell&#8217;arte (letteraria o di altra sorta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se quello che sto leggendo \u00e8 bello, che cosa lo rende tale? Perch\u00e9 ne sono affascinato? Qual \u00e8 l&#8217;origine recondita di parole e pulsioni autoriali cos\u00ec influenti, anche a distanza di secoli?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le domande sono tanto pi\u00f9 pertinenti e il proposito si presenta tanto pi\u00f9 arduo quando si parla di Ludovico Ariosto (1474-1533), figura di erudito a un tempo insigne e sfuggente, serio e faceto, profondamente innamorato degli studi classici (o, come lui li chiamava, dei &#8220;latini miei&#8221;) ma, suo malgrado, radicato in un&#8217;era di frammentazione politica, di signorie, e soprattutto di committenze molto &#8211; forse troppo &#8211; vincolanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci viene tramandato che Ariosto, personalit\u00e0 per natura rest\u00eca alla folle tensione verso il <em>cursus honorum<\/em> dell&#8217;uomo cinquecentesco, fu per\u00f2 portato ad &#8220;accettare i tempi suoi e rispettare i potenti che, in ultimo, hanno prevalso&#8221; (sempre Croce dixit). L&#8217;Ariosto viene cos\u00ec dipinto come un letterato che opta per la via della rassegnazione, seppur ponderata, e riconosce con deferenza l&#8217;autorit\u00e0 del cardinale Ippolito d&#8217;Este, presso la cui corte egli lavorava. Un ritratto, insomma, che ricorda molto il Cicerone di Stefan Zweig: l&#8217;acquiescenza, dopo una serie di eventi sfavorevoli, di una mente superiore.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-6806\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/unnamed-2.jpg\" alt=\"unnamed\" width=\"400\" height=\"546\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma Cicerone non era veramente cos\u00ec. E, in fondo, non lo era nemmeno Ariosto: da dove proverrebbe, altrimenti, la celebre sua ironia, attraverso la quale pare ammonire con un sorriso i personaggi, il lettore, e perfino il committente? Da dove, allora, la sua lucidissima descrizione della realt\u00e0 fantasiosa di &#8220;donne e cavallier&#8221; in cerca (invano) dell&#8217;oggetto del desiderio, in una <em>qu\u00eate<\/em> che alla fine d\u00e0 senso alla vita?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche con queste domande, si torna nuovamente alla questione primigenia: qual \u00e8 l&#8217;origine della materia di Ariosto, della sua poesia che \u00e8 <em>individuum ineffabile<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La citt\u00e0 a cui Ariosto fu pi\u00f9 legato, Ferrara, si \u00e8 proposta di rispondervi organizzando al Palazzo dei Diamanti la mostra <em>Orlando Furioso &#8211; 500 anni<\/em> (fino all&#8217;8 gennaio 2017) in un anno non casuale: nel 2016 si celebra infatti il cinquecentenario dalla prima edizione dell&#8217;<em>Orlando Furioso<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La mostra presenta la propria dichiarazione programmatica fin dal sottotitolo:<em> Che cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;immagine \u00e8 interessante perch\u00e9 evocativa dell&#8217;identit\u00e0, sempre un po&#8217; enigmatica, tra un autore e il suo contesto storico e culturale. Scindere l&#8217;artista dall&#8217;humus che pone le premesse della sua attivit\u00e0 significa, il pi\u00f9 delle volte, costruire la poco realistica leggenda dell&#8217;eremita geniale, iniziatore di un nuovo corso, diverso da tutti gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E appunto l&#8217;immaginario ariostesco deve essere stato nutrito da qualcosa di fisico, di fortemente legato alla cangiante realt\u00e0 dell&#8217;epoca: quadri, arazzi, sculture, manoscritti, incisioni. Oggetti simili sono infatti esposti nelle numerose sale della mostra, in una continua e feconda relazione tra letteratura, arte e perfino artigianato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stupisce lo spettatore, che forse si aspetterebbe riferimenti di matrice letteraria in merito a una mostra sull&#8217;autore del <em>Furioso,<\/em> la presenza, fin dall&#8217;inizio, di teche contenenti elmi con cimieri, armature, selle da parata e altre manifatture. Se \u00e8 vero che tali reperti inducono chi guarda a calarsi con maggiore facilit\u00e0 nel contenuto stesso del romanzo, d&#8217;altro canto alcune connessioni appaiono del tutto forzate. \u00c8 difficile convincersi che un meraviglioso corno intarsiato possa, se non certo corrispondere, almeno rimandare a quello tradizionalmente appartenuto a Orlando; ed \u00e8 altrettanto capzioso pensare, ammirando la <em>Battaglia fantastica con cavalli e elefanti<\/em> di Leonardo Da Vinci (realizzata negli stessi anni della prima edizione del<em> Furioso<\/em>), che vi sia un rapporto tra la tesi di Leonardo sulla superiorit\u00e0 della pittura (in grado di restituire una visione simultanea delle azioni in guerra) rispetto alla poesia, e la variazione dei &#8220;piani di inquadratura&#8221; nel racconto ariostesco della battaglia, quasi in qualit\u00e0 di &#8220;risposta alle critiche leonardesche&#8221; (cos\u00ec Marco Praloran).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi presunti collegamenti &#8211; davvero troppo ingenui per rendere appieno l&#8217;idea delle influenze esterne ad Ariosto &#8211; sono intervallati da didascalie sulla vita dell&#8217;autore, sul contenuto dell&#8217;opera, sul clima vissuto a Ferrara al tempo, il cui rigore formale \u00e8 in contrasto con i favolistici nessi di poco prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sui muri di molte sale, inoltre, sono trascritte alcune ottave dell&#8217;<em>Orlando Furioso<\/em>: ma esse si trovano in alto, quasi a livello del soffitto, invisibili. E cos\u00ec, quello che dovrebbe essere il nucleo centrale di un&#8217;esposizione di tal genere (il gesto di evidenziare la materia stessa e non solo i suoi primordi) \u00e8 condannato ad essere letto da pochi, attenti intenditori, disposti a fermarsi per gustare endecasillabi sublimi, disposti a sottrarsi al turbinio della folla, dei suoi commenti estemporanei, di chi non capisce da dove tutto ci\u00f2 ha avuto inizio, pur avendo la risposta sopra il capo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa condizione tensionale, in cui si \u00e8 a un tempo compiaciuti della bellezza dei manufatti o dei dipinti e incerti sul legame che essi dovrebbero avere con il <em>Furioso<\/em>, si perpetua non di rado nel corso della mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Risulterebbe pi\u00f9 costruttivo osservare in muta contemplazione la serie di capolavori pittorici, dispiegata in pi\u00f9 sale, di alcuni tra i pi\u00f9 celebri artisti rinascimentali, in luogo di cadere nella trappola delle didascalie, che pure sono di solito molto utili nelle mostre. Al contrario, queste potrebbero puntualizzare che una <em>Venus pudica<\/em> botticelliana \u00e8 stata certamente ispirazione per Ariosto nella descrizione dell&#8217;inarrivabile Angelica; potrebbero insinuare che un <em>Profilo di donna guerriera con elmo<\/em> di Marco Zoppo costituisce la base dell&#8217;idea di Ariosto di inserire la figura di una donna guerriera (Bradamante), cos\u00ec rara nelle arti figurative, nell&#8217;<em>Orlando Furioso<\/em>; potrebbero dichiarare che i Vizi scacciati dal giardino delle Virt\u00f9 per mano di Minerva (che oltretutto sarebbe <em>l&#8217;alter ego<\/em> di Isabella d&#8217;Este) abbiano echi nell&#8217;episodio del <em>Furioso<\/em> in cui Ruggiero si trova la strada sbarrata da inquietanti creature. Tutte queste ipotesi interpretative sarebbero rese note in forza della sincronia tra i dipinti e l&#8217;opera di Ariosto: un criterio oltremodo fallace per determinare la genesi di tale lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altre scelte espositive, invece, si rivelano assai indovinate. \u00c8 vista impagabile quella della prima edizione dell&#8217;<em>Orlando Furioso<\/em>, un manoscritto davvero splendido; ed \u00e8 saggio mostrare anche il membranaceo dell&#8217;<em>Hercules Furens<\/em> di Seneca, opera a cui Ariosto si ispir\u00f2 per il titolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di grande rilievo sono anche le missive private dei membri della famiglia estense, come quella di Isabella la quale, il 3 febbraio 1507, scrive al fratello Ippolito che l&#8217;Ariosto le ha &#8220;facto passare questi due giorni non solum senza fastidio, ma cum piacer grandissimo&#8221; grazie alla &#8220;narratione de l&#8217;opera che &#8216;l compone&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si pu\u00f2 leggere inoltre un inaspettato scritto (datato 17 dicembre 1517) di Niccol\u00f2 Machiavelli: &#8220;[&#8230;] Io ho letto a questi d\u00ec Orlando Furioso dello Ariosto, e veramente el poema \u00e8 bello tutto, et in di molti luoghi \u00e8 mirabile&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Documenti simili restituiscono davvero il senso globale del contesto in cui Ariosto viveva e le spinte intellettuali di chi aveva intorno. \u00c8 infatti meno rischioso analizzare la diretta contemporaneit\u00e0 della Ferrara ariostesca e non il suo fumoso passato. Oppure, vi \u00e8 una terza via: studiare le influenze immediatamente successive ad Ariosto. La soluzione \u00e8 ottimamente illustrata nel quadro Melissa (1518) di Dosso Dossi, una delle prime rappresentazioni per immagini di un personaggio dell&#8217;<em>Orlando Furioso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aveva indubbiamente ragione Benedetto Croce quando, ne <em>La poesia<\/em>, a uno &#8220;che citava l&#8217;Orlando Furioso come comprensibile senz&#8217;altro a chi sia vergine d&#8217;ogni cultura&#8221;, rispose che &#8220;per intendere nient&#8217;altro che il primo verso di quel poema occorre un bel numero di erudizioni storiche e, per esempio, sapere che i &#8216;cavalieri&#8217; dei quali si parla non sono i cavalieri della Corona d&#8217;Italia, e che le &#8216;armi&#8217; sono non le armi che si vedono nelle armerie [&#8230;], ma le battaglie&#8221;. Come ha cercato di far capire la mostra di Ferrara, si deve collocare ogni capolavoro in un corretto contesto storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, in una delle pagine pi\u00f9 limpide del suo <em>Ariosto<\/em> (citato in epigrafe), una pagina vecchia un secolo e perfetta anticipatrice di questa mostra, Croce arringava: &#8220;[&#8230;] la filologia in cattivo senso o filologismo, intende per &#8216;materia&#8217; o &#8216;fonti&#8217;, come anche le chiama, le cose esterne, che sono poi, a suo senso, i libri che il poeta avrebbe letti o le storie che avrebbe udito narrare e, con la pretesa di dare per questa via <em>ab ovo<\/em> la genesi dell&#8217;opera d&#8217;arte, si spinge persino alle fonti delle fonti, poniamo alle derivazioni delle donne guerriere, dell&#8217;orca e dell&#8217;ippogrifo ariosteschi, e si comporta come se, a chi chieda quale linguaggio un poeta si trov\u00f2 dinanzi ai tempi suoi, si squaderni un dizionario etimologico della lingua italiana o delle lingue romanze o delle lingue indoeuropee, dove si espongono processi ideologici, obliterati o rigettati dalla coscienza del parlante nell&#8217;atto del suo parlare&#8221;. E, pi\u00f9 avanti, il filosofo conclude: &#8220;[&#8230;] la ricerca filologistica [&#8230;] s&#8217;impiglia nell&#8217;arbitrio e urta nell&#8217;impossibile, perch\u00e9 propone come fonti solo alcuni sparsi rottami letterari&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco, temo che la mostra ferrarese abbia peccato dell&#8217;eccessivo filologismo tanto aborrito da Croce, &#8220;squadernando&#8221; per l&#8217;appunto fonti di vario genere, tutte meravigliose di per se stesse, ma collegate in modo scriteriato e soprattutto slegato dal pi\u00f9 profondo significato del <em>Furioso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le premesse per una proficua ricerca filologica potevano essere eccellenti, l&#8217;occasione (il cinquecentenario) era irripetibile, e tuttavia l&#8217;incisivit\u00e0 della mostra si \u00e8 dissolta nelle sue ambizioni di investigazione letteraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In fin dei conti, forse la malaccortezza dei curatori della mostra non si cela nell&#8217;aver esposto con fraintesa filologia un obiettivo efficace, ma proprio nel carattere utopistico di quel medesimo obiettivo. \u00c8 davvero cos\u00ec importante chiedersi da dove giunga la materia ariostesca, che fa tuttora sognare i lettori forse anche in forza della sua indecifrabile magia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come talvolta \u00e8 impossibile tradurre con esattezza un&#8217;opera d&#8217;arte ermetica e scritta in un idioma molto complesso, cos\u00ec un&#8217;eventuale &#8220;traduzione&#8221; del genio di Ludovico Ariosto e dei suoi influssi potrebbe essere occupazione deleteria e sottrarre al <em>Furioso<\/em> il suo pi\u00f9 affascinante pregio: l&#8217;ineffabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IIA Classico &#8220;Ricantare le ottave dell&#8217;Ariosto e riviverle, carezzandole con la fantasia e con la voce come in rapimento d&#8217;amore, \u00e8 presto fatto e da tutti; ma dire donde venga il loro particolare incanto, cio\u00e8 determinare il carattere dell&#8217;ispirazione che \u00e8 propria dell&#8217;Ariosto, il motivo poetico dominante, il peculiare affetto che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":302,"featured_media":6805,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[35,28,30,37,32],"tags":[],"class_list":["post-6803","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-campo-lungo","category-dimart","category-fcs","category-procute","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6803","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/users\/302"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6803"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6803\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6807,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6803\/revisions\/6807"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6805"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6803"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6803"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6803"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}