{"id":7138,"date":"2017-01-23T10:41:20","date_gmt":"2017-01-23T09:41:20","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=7138"},"modified":"2017-01-23T10:41:51","modified_gmt":"2017-01-23T09:41:51","slug":"rinasce-il-mito-tancredi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/rinasce-il-mito-tancredi\/","title":{"rendered":"(RI)NASCE IL MITO TANCREDI"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/rinasce-il-mito-tancredi\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IIA Classico<\/p>\n<p>Era giovane, di bell&#8217;aspetto.<\/p>\n<p>Amava scrivere.<\/p>\n<p>Il suo eloquio era tanto coinvolgente da incutere timore.<\/p>\n<p>Era <em>engag\u00e9<\/em> politicamente, pi\u00f9 di quanto non lo si pensi.<\/p>\n<p>Fu un acuto osservatore della natura e dell&#8217;animo umano.<\/p>\n<p>Arrivato a Venezia da Feltre nel 1944, sperper\u00f2 la sua piccola eredit\u00e0 regalando cappotti agli amici.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, fu colto da una follia senza rimedio.<\/p>\n<p>Dipingeva.<\/p>\n<p>Fu un innovatore dell&#8217;arte italiana del &#8216;900; l&#8217;unico pittore, oltre a Jackson Pollock, ad avere un contratto con l&#8217;inarrivabile mecenate Peggy Guggenheim.<\/p>\n<p>Eppure chi, nel 2017, ricorda Tancredi Parmeggiani?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non certo chi si fregia di amare l&#8217;arte moderna ma non si spinge a conoscere le avanguardie pi\u00f9 recondite; non certo chi, alla Venezia degli anni &#8217;60, associa solo i segni neofuturisti di Emilio Vedova (che pure fu amico di Tancredi); non certo chi si fa abbagliare dalle lodi dei critici per un certo, esclusivo, genere d&#8217;arte.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-7141\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/artista.jpg\" width=\"215\" height=\"318\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi \u00e8 tuttavia qualcuno che ha compreso l&#8217;importanza di riportare in auge la memoria veneziana di Tancredi Parmeggiani: Luca Massimo Barbero, curatore della mostra <em>Tancredi. Una retrospettiva <\/em>(fino al 13 marzo) alla Collezione Peggy Guggenheim.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel corso di una visita guidata alla mostra, per rimarcare la natura anomala della parabola artistica di Tancredi e l&#8217;ambivalente fortuna presso i posteri, Barbero l&#8217;ha paragonato a un mito carsico: ogni volta sprofonda nell&#8217;oblio, per poi riemergere all&#8217;improvviso, sorprendendoci come non mai. Parte di questo mito risiede nell&#8217;impossibilit\u00e0, da parte di chi fa ricorso a un lessico eminentemente storico-artistico, di incanalarlo in una qualche corrente espressiva. Tancredi fu un pittore del tutto emotivo, ma al contempo ansioso di definire il linguaggio della nuova pittura, anche a costo di entrare in attrito con la tradizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 per questo che, secondo il curatore, era doveroso donare nuova visibilit\u00e0 a Tancredi proprio qui, a Venezia. Con la citt\u00e0 lagunare l&#8217;artista ebbe infatti un rapporto difficile, se non conflittuale, a causa della di lui alterit\u00e0 rispetto a un mondo pervicacemente restio ad accogliere personalit\u00e0 cos\u00ec dirompenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;ultima mostra di Tancredi a Venezia \u00e8 datata 1967: esattamente mezzo secolo fa, nonch\u00e9 tre anni dopo la sua morte. In questa occasione un Dino Buzzati ottimista scrisse per il <em>Corriere della Sera<\/em> un articolo dal titolo <em>Nasce il mito Tancredi<\/em>. Il grande giornalista fu uno dei pochi a intravedere il potenziale, purtroppo reciso, di opere che palesavano &#8220;una specie di afflato, di grazia, di impeto lirico, di levit\u00e0 giovanile, di felicit\u00e0 espressiva&#8221;, davanti alle quali &#8220;non si pu\u00f2 negare di aver percepito quasi dovunque la medesima presenza vitale&#8221;.<\/p>\n<p>Nel sostenere la nascita del mito Tancredi, per\u00f2, Buzzati non pot\u00e9 evitare di porsi un&#8217;unica domanda: &#8220;\u00c8 Tancredi un grande pittore destinato ad avere il nome in neretto sui testi di storia dell&#8217;arte?&#8221;. La storia sia giudice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Neretto o non neretto, vero \u00e8 che Tancredi, per reazione a quella sua indole in perenne tensione intellettuale, sapeva porsi in condizioni di aggiornamento pittorico con rara abilit\u00e0 e solerzia: la sua era una &#8220;pittura rovente&#8221; (parole ancora di Buzzati), che si realizzava in cambiamento repentino di stile, forma, contenuti, perfino di luogo fisico (diverse le sue permanenze all&#8217;estero). Un&#8217;intera poetica veniva periodicamente sovvertita, certo per intenzionale spirito di rinnovamento, ma forse anche per un inconscio, sinistro sentore &#8220;d&#8217;avere nemico il tempo&#8221;.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-7142\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/opera.jpg\" width=\"403\" height=\"436\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Avanzava, il tempo: troviamo Tancredi appena diciannovenne a passare le giornate chiuso nella sua casa di Campo San Polo a disegnare quegli schizzi esposti nella prima sala della mostra, immagini dotate di una visionariet\u00e0 tutta espressionista e di un&#8217;incredibile maturit\u00e0 di segno; pi\u00f9 tardi, lo troviamo in una successione di\u00a0 autoritratti legati agli stilemi di Gino Rossi (a sua volta la risposta veneta a Picasso) e nei dipinti romani con uno stile alla Pollock.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma poi c&#8217;\u00e8 uno iato nell&#8217;esistenza di Tancredi: l&#8217;inquietudine del mutamento lo indusse a danzare da un punto all&#8217;altro del palcoscenico pittorico, a teorizzarlo, nel tentativo di bruciare ogni tappa e sfidare una vita che egli sapeva essere troppo breve. Per questo si rec\u00f2 pi\u00f9 volte in Francia (sempre a piedi, si badi) ma venne rimpatriato perch\u00e9 dipingeva errabondo e dormiva sulle panchine dei parchi: insomma, come Giorgio Vasari aveva scritto, secoli prima, di Masaccio, &#8220;si curava poco di s\u00e9 e manco degli altri&#8221;.<\/p>\n<p>Era Tancredi la vera <em>boh\u00e8me<\/em> dell&#8217;Italia del Dopoguerra, la vera espressione del binomio &#8220;arte e vita&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Forse fu questa sua libert\u00e0 dilatata, questo suo anelito all&#8217;arte senza confini, a renderlo apprezzato soprattutto all&#8217;estero. Tancredi deline\u00f2 una pittura priva di materia, nettamente contrapposta alla rigidit\u00e0 neofuturista e ai muri informali dei suoi coevi italiani (come il gi\u00e0 citato Vedova): la sua era diventata lentamente espressione di un concetto libero di spazio, assimilabile pi\u00f9 a un <em>Oceano 5<\/em> di Mondrian piuttosto che al Pollock degli inizi. Gli intenditori meno tradizionalisti capivano di trovarsi innanzi alla personificazione della contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene alcuni critici (Guido Perocco per esempio) avessero definito la pittura di Tancredi &#8220;incomprensibile&#8221;, la sua arte era precisissima. Egli stesso, nel corso della propria indagine pittorica, scrisse: &#8220;Ho trovato un termine relativo, illusivo di spazio: il punto, in quanto \u00e8 il pi\u00f9 piccolo spazio mentalmente considerato&#8221;. Si apr\u00ec una fase puntinista, in cui fu riassuntivo come Klee e drammatico come solo lui poteva essere. La sua era una sapienza metronomica, giocata sul ritmo, sulle trasparenze, sulle forme negate in favore di linee suprematiste, sull&#8217;iterazione ossessiva di moduli, come una &#8220;festa continua di coriandoli che cadono nel vento&#8221; (Lawrence Halloway). Davvero, guardando <em>Aspirazione a New York<\/em> e <em>Materia- Luce<\/em> (il titolo \u00e8 scientemente boccioniano), pare di essere squassati, con colori cangianti e movimenti infiniti, da un vento non di Tramontana, ma di novit\u00e0.<\/p>\n<p>E appunto la natura fu un altro nodo di interesse per il giovane Tancredi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il curatore Barbero ha evocato per lui l&#8217;immagine di &#8220;stenografo della natura&#8221;: come la stenografia non ha l&#8217;obiettivo di scrivere delle lettere, bens\u00ec delle idee di parole; cos\u00ec Tancredi volle avvicinarsi il pi\u00f9 possibile all&#8217;idea della natura senza mai aspirare a superarla. Scrisse Tancredi: &#8220;C&#8217;\u00e8 un solo modo di capire la natura, guardarla pi\u00f9 che sentirla&#8221; (cosa che pu\u00f2 ricordare un altro grandissimo stenografo della natura: Leonardo da Vinci).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Malgrado questa attribuzione di valore al vedere pi\u00f9 che al sentire, i quadri di Tancredi sono permeati del modo in cui egli percepiva la natura, cio\u00e8 con tutto se stesso (tanto che \u00e8 stato definito &#8220;impressionista folle&#8221;). Nel ciclo di dipinti <em>A proposito di Venezia<\/em> \u00e8 maestro nello svelare le sensazioni tutte particolari e indescrivibili di fronte alle fitte nebbie lagunari; pi\u00f9 avanti, nei suoi soavi <em>Diari paesani<\/em> dipinge una natura fiorita e luminosa, perch\u00e9 &#8220;volevo portare della natura nelle nostre case, dove non ce n&#8217;\u00e8 mai abbastanza&#8221;.<\/p>\n<p>Questi quadri sono per\u00f2 esposti nell&#8217;ultima parte della mostra, immediatamente preceduti da un &#8220;sentire&#8221; che non potrebbe essere pi\u00f9 antitetico, riconducibile ai prodromi del baratro ove Tancredi cadde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In seguito a un viaggio in Norvegia, la patria della moglie Tove, Tancredi incontr\u00f2 paesaggi freddi e intensi, che lo spronarono ad arricchire i suoi quadri con colori come il verde, di rado sperimentato prima. Al contempo, per\u00f2, inizi\u00f2 a delinearsi quella che diverr\u00e0 amarezza, angoscia, terrore, fino alla crisi psichica vera e propria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il disincanto per il mondo spinse Tancredi a confrontarsi con le grandi guerre dei primi anni &#8217;60 (Indocina, Algeria, Vietnam), e soprattutto con una questione etica: il nucleare. Come reagisce l&#8217;artista Tancredi di fronte a questi sconvolgimenti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;La mia arma contro l&#8217;atomica \u00e8 un filo d&#8217;erba&#8221;: questa la sua dichiarazione di intenti, diventata anche sottotitolo della mostra. Ritorna dunque la natura; una natura, tuttavia, tormentata ed evanescente, come la vita. Tancredi \u00e8 spinto cos\u00ec a dipingere il cosiddetto <em>Trittico di Hiroshima<\/em>, che deve essere letto in chiave di contestazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le campiture bombardanti, gli omuncoli (fantasmi? scheletri? cattivi prodotti del nucleare?) che si aggirano in ambienti desertici e colorati, gli sfondi indefiniti, hanno prodotto una delle espressioni pi\u00f9 forti dell&#8217;arte italiana dei Sessanta e, si potrebbe osare, dell&#8217;intero secolo. In Italia, come ha notato Barbero, non c&#8217;\u00e8 mai stata la tradizione puramente nordica dell&#8217;allucinante, del macabro (forse, a tratti, nel periodo Barocco): Tancredi \u00e8 stato capace di riproporla investendola di un&#8217;attualit\u00e0 destabilizzante e allo stesso tempo presentandola con quel suo inconfondibile sentimento di facezia che, per lui, era &#8220;uno scherzo fatto con un po&#8217; di amarezza e un po&#8217; di leggerezza&#8221;.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se Tancredi aveva pensato all&#8217;infinita facezia della vita quando, il 27 settembre 1964, si anneg\u00f2 nel Tevere.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se un giorno, un grande giorno per l&#8217;arte, dai flutti del fiume romano potr\u00e0 (ri)nascere un mito Tancredi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IIA Classico Era giovane, di bell&#8217;aspetto. Amava scrivere. Il suo eloquio era tanto coinvolgente da incutere timore. 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