{"id":7331,"date":"2017-03-08T15:21:31","date_gmt":"2017-03-08T14:21:31","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=7331"},"modified":"2017-03-08T15:21:31","modified_gmt":"2017-03-08T14:21:31","slug":"boom-60-larte-esplode-sui-giornali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/boom-60-larte-esplode-sui-giornali\/","title":{"rendered":"BOOM 60: L&#8217;ARTE ESPLODE SUI GIORNALI"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/boom-60-larte-esplode-sui-giornali\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IIA Classico<\/p>\n<p>Che cosa vi suggerisce la parola &#8220;intellettuale&#8221;?<\/p>\n<p>Forse state pensando a un signore occhialuto che non parla mai di che cosa abbia mangiato a pranzo o dei prosaici problemi del quotidiano, ma sempre di Nietzsche, di storia romana, di Dante, o di film che non sono stati visti da pi\u00f9 di cinquanta persone.<\/p>\n<p>Ora immaginate che costui, tra le tante pubblicazioni su varie testate giornalistiche, scriva spesso per quelle riviste cosiddette &#8220;di gossip&#8221;, lette con passione dalla proverbiale casalinga di Voghera.<\/p>\n<p>Non solo: su quelle riviste, il nostro amico discetta di arte moderna e contemporanea, con il piglio del critico professionista quale egli \u00e8.<\/p>\n<p>Impensabile? Oggi, forse. Ma non nell&#8217;Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, quando i temi sollevati dalle avanguardie artistiche non erano (come adesso) circoscritti all&#8217;interesse di pochi, bens\u00ec oggetto di trattazione da parte di veri e propri mostri sacri della critica d&#8217;arte, presso i media pi\u00f9 popolari: i rotocalchi, appunto, e i giornali illustrati.<\/p>\n<p>\u00c8 su questa inusuale dialettica tra <em>pop<\/em> ed <em>\u00e9lite<\/em> che si concentra la mostra <em>Boom 60! Era Arte Moderna<\/em> (fino al 12 marzo), ospitata in una sede quanto mai calzante: il Museo del Novecento, in Piazza del Duomo a Milano.<\/p>\n<p>L&#8217;ottimo allestimento, esteso su pi\u00f9 piani, si articola in un gioco di specchi ipnotico: lo spettatore osserva le copertine delle riviste oppure i ritagli di giornale circondati da una cornice in cui si vede riflesso, e si rende conto di catturare al contempo con lo sguardo ci\u00f2 che sta dietro di lui (le altre opere, ma anche gli altri spettatori). Chi guarda \u00e8 dunque passivo consumatore di arte e insieme attivo padrone della sala, una sorta di Grande Fratello onnisciente. Proprio come quei mezzi di comunicazione che, soprattutto nei Sessanta, conducono gli italiani nel loro mondo tanto affascinante quanto illusorio.<\/p>\n<figure id=\"attachment_7332\" aria-describedby=\"caption-attachment-7332\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-7332 size-full\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/interno5.jpg\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"633\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7332\" class=\"wp-caption-text\">Alik Cavaliere, Ogni cosa \u00e8 limite e libert\u00e0 di un&#8217;altra, 1964.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Gli articoli esposti presentano le firme di illustri accademici come Lionello Venturi, Bruno Zevi e Carlo Ludovico Ragghianti su <em>L&#8217;Espresso<\/em>, e Francesco Arcangeli su <em>L&#8217;Europeo<\/em> insieme al mitico Roberto Longhi. Stupiscono per acume i longhiani articoli su artisti al tempo ancora vivi e spesso intervistati da questi periodici (Picasso, Morandi, De Chirico, Fontana) o appena scomparsi: alla morte di Matisse, egli pubblica un pezzo dal titolo <em>Matisse port\u00f2 gli stupefacenti nella pittura<\/em> (<em>L&#8217;Europeo<\/em>, 12 novembre 1954). Il grande critico non accusava il pittore di tossicodipendenza, ma semplicemente lo elogiava per l&#8217;innovativo impiego di determinate cromie (gli &#8220;stupefacenti&#8221;, appunto) nelle proprie opere.<\/p>\n<p>Accanto a questi prodotti senza dubbio letterari, vi sono per\u00f2 articoli sconcertanti per la loro cecit\u00e0 nel (non) distinguere il potenziale di alcuni artisti al tempo emergenti. Leggendone uno su <em>La Domenica del Corriere<\/em>, non si pu\u00f2 fare a meno di abbozzare un sorriso amaro: l&#8217;autore Leonardo Borgese commenta l&#8217;esposizione di un <em>Concetto spaziale<\/em> di Lucio Fontana alla Biennale di Venezia chiamando l&#8217;opera &#8220;il Nulla&#8221;. Egli si chiede infatti: &#8220;Spazio? O colabrodo?&#8221; &#8211; gi\u00e0 rabbrividisco &#8211; e prosegue rilevando &#8220;moltissimi buchi, ma non contateli, poich\u00e9 il numero abolirebbe il concetto di spazio e d&#8217;infinito. L&#8217;opera tecnicamente appare sciatta, e la composizione non convince affatto&#8221;.<\/p>\n<p>Fontana non avr\u00e0 convinto il sarcastico Borgese, ma ha fatto di pi\u00f9: ha convinto la Storia.<\/p>\n<p>Alla mostra non sono per\u00f2 esposti solo articoli: si possono ammirare anche diverse edizioni di classici della letteratura splendidamente illustrate da artisti iconici (<em>I promessi sposi<\/em> da Giorgio De Chirico, il <em>Don Chisciotte <\/em>da Salvador Dal\u00ec, <em>I miserabili<\/em> da Renato Guttuso). Questi romanzi, usciti a fascicoli con <em>Il tempo<\/em> nei primi anni &#8217;60, si inseriscono nell&#8217;ambito di un&#8217;editoria illustrata in enorme espansione che condusse, se non magari a una convinta sensibilit\u00e0 collezionistica, di certo a un pi\u00f9 esteso consumo culturale.<\/p>\n<p>Malgrado la capillare e mediatica diffusione di tematiche artistiche, volta ad abbattere i possibili ostacoli ideologici tra il popolo di lettori e quello dei creativi, molte poetiche rivoluzionarie non vennero comprese. Le curatrici di <em>Boom 60!<\/em> lo lasciano intendere non solo mostrando articoli polemici (si veda quello di Borgese), ma anche alcune tra le opere d&#8217;arte pi\u00f9 contestate.<\/p>\n<p>Sempre circondati da quella costante della mostra che \u00e8 la superficie riflettente, la dimensione dell&#8217;io a confronto con se stesso, sovvertono i canoni i dipinti dello spazialista Roberto Crippa (la sua <em>Composizione <\/em>\u00e8 un profluvio di arabeschi annientanti), e ancor pi\u00f9 lo fanno le opere scultoree.<\/p>\n<p>Agenore Fabbri pensa all&#8217;<em>Uomo del domani<\/em> come a un angosciante e post-apocalittico scheletro urlante; Ettore Colla irride i classici componendo un <em>corpus<\/em> di materiali di scarto e intitolandolo <em>I Dioscuri<\/em>; Alberto Viani plasma un agglomerato di materia che sembra tutto fuorch\u00e9 un <em>Nudo<\/em> &#8211; d&#8217;altra parte, si tratta del medesimo scultore che molti mestrini (non) ricorderanno per quell&#8217;imperscrutabile opera vicino alla fontana di Piazza Ferretto&#8230;<\/p>\n<p>Ma un&#8217;artista su tutti pare fornire una perfetta sinossi dello spirito di <em>Boom 60!<\/em>: Alik Cavaliere con <em>Ogni cosa \u00e8 limite e libert\u00e0 di un&#8217;altra<\/em>. La scultura, presentata alla Biennale del 1964, \u00e8 dichiaratamente ispirata al <em>De rerum natura<\/em> dell&#8217;autore latino Lucrezio. Un tenue tappeto acuminato color verde bottiglia d\u00e0 libero spazio alla crescita di protuberanze del tutto simili a rilievi montuosi, cattedrali gotiche, piante secche. La finta vegetazione fa intuire il legame con il poema lucreziano, suffragato dall&#8217;idea del ciclo epicureo della materia come eterna rigenerazione, della conoscenza della natura e dell&#8217;accettazione della morte come fenomeno a essa connaturato, oltre che della polemica contro gli eccessi della societ\u00e0 progredita.<\/p>\n<p>E se la &#8220;modernit\u00e0 letteraria&#8221; di Lucrezio risiede, come direbbe Gian Biagio Conte, nella &#8220;costruzione di modelli remoti e discontinui rispetto a un presente che non li rispecchia&#8221;, lo stesso si pu\u00f2 dire della modernit\u00e0 artistica di Cavaliere: guidato dall&#8217;antico Lucrezio, lo scultore sbalordisce un&#8217;epoca (gli anni &#8217;60) in parte aperta al nuovo, in parte saldamente ancorata a &#8220;un codice figurativo privo di rischi e di impennate inventive&#8221; (cos\u00ec Antonio Pinelli). Se Lucrezio tenta di convertire i Romani alla propria filosofia, Alik Cavaliere cerca di trasportare gli italiani tradizionalisti nel mondo incantato (e tormentato) dell&#8217;arte moderna.<\/p>\n<p>Cavaliere, i rotocalchi, i giornali: tutti sulla stessa lunghezza d&#8217;onda, quella del nuovo. Il nuovo alla portata di ciascun lettore, per creare l&#8217;esplosione intellettuale cos\u00ec ben evocata dal potente titolo della mostra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Susanna Scagliotti &#8211; IIA Classico Che cosa vi suggerisce la parola &#8220;intellettuale&#8221;? 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