{"id":7381,"date":"2017-03-26T10:39:45","date_gmt":"2017-03-26T09:39:45","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=7381"},"modified":"2020-11-02T15:19:18","modified_gmt":"2020-11-02T14:19:18","slug":"recensione-vincitrice-del-progetto-leoncino-doro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/recensione-vincitrice-del-progetto-leoncino-doro\/","title":{"rendered":"RECENSIONE VINCITRICE DEL PROGETTO &#8220;LEONCINO D&#8217;ORO&#8221; 2017"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/recensione-vincitrice-del-progetto-leoncino-doro\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>di Susanna Scagliotti &#8211; II A Classico<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;FAI BEI SOGNI&#8221; &#8211; MARCO BELLOCCHIO \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/youtu.be\/PRi_u1iZ4DQ\">https:\/\/youtu.be\/PRi_u1iZ4DQ<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passo felpato, le mani a sfiorare la coperta, la carezza come una colomba in volo, il bacio cos\u00ec impalpabile che quasi dubita di averlo ricevuto, persuaso che il sogno sia gi\u00e0 iniziato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta supino con gli occhi al soffitto, aspettando che le paure lo ghermiscano, rabbrividendo al pensiero del tonfo della porta e della scomparsa di quell&#8217;unico, salvifico, spiraglio di luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi, un augurio tra le tenebre: <i>fai bei sogni<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La madre lascia la stanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sollievo per una frase rassicurante e il timore &#8211; mai lo confesserebbe &#8211; di non vedere pi\u00f9 chi l&#8217;ha pronunciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno a un&#8217;immagine archetipica dei rapporti umani profondi, a un&#8217;esperienza fra le pi\u00f9 ordinarie della vita di un bambino (una madre che rimbocca le coperte e augura la buonanotte) si snoda la vicenda di <i>Fai bei sogni<\/i>, film di Marco Bellocchio presentato al Festival di Cannes 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione \u00e8 tanto comune quanto ineffabile: com&#8217;\u00e8 possibile rendere appieno la portata di simili riti, o la loro improvvisa estinzione? Come si pu\u00f2 descrivere la morte di una madre e la sofferenza di un figlio che \u00e8 abbastanza grande per<br \/>\ncomprenderla, ma troppo piccolo per tollerarla?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-7383\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/fai-bei-sogni-due-clip-del-film-di-marco-bellocchio-con-valerio-mastandrea-2-640x427.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/fai-bei-sogni-due-clip-del-film-di-marco-bellocchio-con-valerio-mastandrea-2-640x427.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/fai-bei-sogni-due-clip-del-film-di-marco-bellocchio-con-valerio-mastandrea-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/fai-bei-sogni-due-clip-del-film-di-marco-bellocchio-con-valerio-mastandrea-2-600x400.jpg 600w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/fai-bei-sogni-due-clip-del-film-di-marco-bellocchio-con-valerio-mastandrea-2.jpg 798w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/>Non di rado Bellocchio ha scelto di trattare questioni che si prestano a facili pressapochismi o a derive ideologiche (si ricordino per esempio <i>Bella addormentata<\/i> e <i>Buongiorno, notte<\/i>, rispettivamente sul tema dell&#8217;eutanasia e sull&#8217;omicidio di Aldo Moro), riuscendo tuttavia ad affrancarsi dallo spettro incombente della retorica. In <i>Fai bei sogni<\/i> il racconto di un lutto non cede a istanze di esasperato patetismo, sottolineando invece il percorso di tormento, ricerca e accettazione compiuto dal protagonista, Massimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto potrebbe essere ancor pi\u00f9 interessante scoprire che Massimo esiste, e di cognome fa Gramellini. Giornalista de <i>La<\/i> <i>Stampa<\/i>,<i> <\/i>nel 2012 scrive <i>Fai bei sogni<\/i>, il racconto autobiografico di un&#8217;infanzia segnata dalla morte di sua madre, a cui fa seguito un continuo equilibrio tra decadenza e rinascita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante sia lontano dal tradire lo spirito del libro, il regista ha intessuto una propria trama fatta di piccoli gesti, di attimi evanescenti eppure potentissimi, di micro-universi inscritti nella cornice della Torino degli anni &#8217;60.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi guarda viene investito dal furore dionisiaco di un bambino che non accetta la morte della madre; poi placato dal sentimento pi\u00f9 maturo, apollineo, di un Massimo ormai cresciuto; e nel frattempo si confronta con l&#8217;approccio distaccato del padre del protagonista. Quest&#8217;ultimo, interpretato da un severo Guido Caprino, tenta di affrontare la perdita della moglie celandosi dietro una patina di intransigenza o addirittura di consapevole oblio: emblematica la scena in cui, a poco tempo dall&#8217;accaduto, il padre porta Massimo allo stadio a vedere una partita della squadra del cuore, il Torino. Massimo \u00e8 visibilmente spaesato nel mezzo della folla dei tifosi, sollevato come un sacco sulle spalle del genitore esultante, inerme di fronte a una gioia che non lo pu\u00f2 coinvolgere, non in quel frangente. Suo padre forse crede che nascondere il dolore sia un modo per superarlo, che l&#8217;emancipazione dalla tristezza si ottenga con il &#8220;parlare d&#8217;altro&#8221; o con il &#8220;fare altro&#8221;, non intuendo tuttavia che l&#8217;unica soluzione per non soccombere \u00e8 porsi davanti alla disperazione stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questa sistematica <i>damnatio memoriae <\/i>risentir\u00e0 il Massimo adulto (Valerio Mastandrea): in una sequenza dall&#8217;alta tensione drammatica, l&#8217;uomo rimproverer\u00e0 a una parente il silenzio con cui si \u00e8 coperto per anni il fatto, con l&#8217;aiuto di innumerevoli bugie. La pi\u00f9 grande? La risposta alla domanda &#8220;Perch\u00e9 la mamma \u00e8 morta?&#8221;: &#8220;Infarto fulminante&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;unica cosa fulminante \u00e8 stata la velocit\u00e0 con cui si \u00e8 tentato, invano, di anestetizzare il dolore di un bambino che solo anni dopo trover\u00e0 le risposte alle sue domande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bellocchio ci conduce alla rivelazione mediante un <i>excursus<\/i> nostalgico e affascinante dei ricordi d&#8217;infanzia di Massimo. Gi\u00e0 le prime sequenze hanno un impatto straordinario sullo spettatore: madre e figlio sono in tram, vicini. Lei guarda fuori dal finestrino, assorta; e lui la osserva a sua volta, subodorando un&#8217;inquietudine ma non riuscendo a spiegarsela. Il tram viaggia, si ferma, e loro non scendono mai. Infinito \u00e8 il tragitto del tram e infiniti sono i pensieri che i due comunicherebbero, se solo fossero in grado, limitandosi invece a un gioco di sguardi sostenuto da una grande prova interpretativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A raccontare il rapporto tra madre e figlio c&#8217;\u00e8 anche una dolce memoria musicale, oltre che visiva: Massimo ricorda la mamma cantare <i>Resta cu&#8217; mme<\/i>, canzone semplice e forse stucchevole, ma fortemente evocativa del senso di sicurezza provato dal protagonista udendo quei suoni. E questo amore riemerge al funerale: invitato a pregare per l&#8217;anima materna, Massimo trasforma <i>Resta cu&#8217; mme<\/i> in una personalissima invocazione, supplicandola di restare per sempre con lui. Il dolce e l&#8217;amaro si uniscono cos\u00ec in un connubio fatale, enfatizzato da effetti luministici e tonali davvero mirabili: gli abiti scuri che risaltano sugli incarnati diafani, la cupezza della camera funeraria, l&#8217;atmosfera rarefatta, onirica quasi come quell&#8217;invito per sempre messo a tacere, <i>fai bei sogni<\/i>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E pare un sogno perfino un&#8217;inquadratura reiterata nel corso del film, ossia la veduta frontale dell&#8217;ingresso dell&#8217;appartamento del protagonista. Si tratta di una soglia la cui austerit\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 greve dopo il lutto di Massimo, una soglia che rievoca spaventosamente uno scorcio della casa di Titta, indimenticato personaggio di <i>Amarcord<\/i>. Anche lui perde la madre e, a poco tempo dal funerale, esita sullo stipite della porta, oppresso da una casa tetra come i suoi pensieri. A differenza per\u00f2 del Titta di Fellini, in fondo non cos\u00ec ferito dalla scomparsa della mamma e nemmeno privato della sua irrequietezza (tant&#8217;\u00e8 che lo vediamo gioire nelle scene finali, al matrimonio della mitica Gradisca), il Massimo di Bellocchio \u00e8 devastato dall&#8217;evento tragico, tanto che esso diventa il centro della sua esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio questa identit\u00e0 tra vita e morte a costituire uno dei motivi pi\u00f9 intriganti di <i>Fai bei sogni<\/i>, soprattutto perch\u00e9 legata a un&#8217;altra aporia: quella tra bene e male.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta orfano Massimo, privo di guide rassicuranti, se ne crea una fittizia, sempre pronta a correre in suo aiuto: Belfagor. Il personaggio televisivo dei Sessanta, da tutti ritenuto perfido per il suo aspetto un po&#8217; da messaggero mortifero, un po&#8217; da spirito incappucciato, per Massimo diventa la voce della verit\u00e0. Belfagor \u00e8 un falso malvagio, un mentore benevolo anche se minaccioso, molto simile al Mefistofele del <i>Faust<\/i> di Goethe, che alla domanda &#8220;Dunque tu chi sei?&#8221; risponde: &#8220;Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si riconoscono sempre di pi\u00f9 le tinte del percorso di formazione di un bambino che ritaglia delle fantasie di salvezza &#8211; ritorna la dimensione del sogno &#8211; con un effetto straniante rispetto al reale, scoprendo che il bene e il male non sono poi in grande contraddizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva della vita nella morte non abbandona Massimo nemmeno da adulto, negli anni &#8217;90. Affermato giornalista sportivo (complice il famoso pomeriggio allo stadio da bambino), \u00e8 schiavo di inquietudini e malesseri anche fisici. La sua \u00e8 una vita scandita dal supremo lutto, e quando un certo Simone scrive una lettera a una rubrica del quotidiano per cui Massimo lavora, tutto sembra cambiare. Nella lettera Simone rivela di odiare la propria madre: Massimo, bench\u00e9 riluttante, su interesse del capo si assume l&#8217;incarico di rispondergli. Il tono della replica \u00e8 certo lacrimoso (unica nota affettata del film di Bellocchio), ma lo sfogo potrebbe essere servito a rivalutare la perdita e ad andare avanti. Cos\u00ec non \u00e8: il baratro si estende, Massimo arriva a soffrire di tachicardia e a rivolgersi a una giovane dottoressa, Elisa (B\u00e9r\u00e9nice Bejo), a cui confida perfino il segreto dell&#8217;antico Belfagor, mai morto nelle sue speranze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo a questo punto si pu\u00f2 capire come mai Massimo non abbia elaborato il lutto: \u00e8 stata la morte della madre a metterlo per la prima volta di fronte al senso della fine. Esso \u00e8 ben pi\u00f9 subdolo della morte: la preconizza ma non la vede mai arrivare, lasciando colui che ne soffre in un perenne stato di tensione esistenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pare impossibile impedire il naufragio, ma una soluzione c&#8217;\u00e8: ballare sulla nave che affonda. Come gli appestati di Tucidide o di Boccaccio si abbandonano a un&#8217;isteria edonistica per cogliere brevi attimi di gioia nell&#8217;immensa vanit\u00e0 del tutto, cos\u00ec la galleria di tipi umani di <i>Fai bei sogni<\/i> vuole reagire alla paura della fine: lo fa un faccendiere nel pieno di Mani Pulite (Fabrizio Gifuni \u00e8 maestro di ruoli cinici) rendendo il giornalista Massimo partecipe di riflessioni e di un inaspettato epilogo; lo fa un vecchio professore di Massimo (l&#8217;immancabile Roberto Herlitzka) parlando di religione; lo fa il padre di Massimo, che molti anni dopo si risposa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi c&#8217;\u00e8 qualcuno che non si ferma alla metafora: in una delle scene pi\u00f9 belle del film, la prima, madre e figlio ballano di un ballo sfrenato, senza regole, al ritmo di un twist coinvolgente. Massimo \u00e8 felice di farsi trascinare dalla vivacit\u00e0 di sua mamma. Eppure, le cromie dell&#8217;inquadratura sono spente, i volti pallidi. Noi non lo possiamo ancora sapere, ma quella malinconia \u00e8 pi\u00f9 di una sensazione: la madre sa gi\u00e0 di essere malata terminale (\u00e8 per questo che, una notte, si getter\u00e0 dal quinto piano), nel suo sorriso si cela l&#8217;angoscia, guarda il figlio sapendo che presto non lo vedr\u00e0 pi\u00f9. Pu\u00f2 salvarsi da se stessa solo ballando, ballando, ballando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trent&#8217;anni dopo, Massimo si lancer\u00e0 in una danza dal significato specularmente opposto. Invitato a una festa da Elisa, dapprima muove qualche passo rigido, poi la musica lo cattura, finch\u00e9 diventa il protagonista indiscusso del ballo. I suoi timori si sciolgono di pari passo con il suo fisico, per alcuni sublimi minuti la gioia lo pervade: la svolta allora non \u00e8 stata la lettera di Simone, ma il ballo con Elisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sappiamo se ci\u00f2 porter\u00e0 Massimo a una nuova, pi\u00f9 ottimistica, visione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure il regista, interpolando sapientemente una levit\u00e0 di episodi dal sapore familiare, degli attori dalla rara espressivit\u00e0 drammatica e delle atmosfere aeree come pennellate impressioniste, sembra suggerire che ogni vita, pur magari costellata di disillusioni mai sopite, ha valore per il fatto stesso di essere esperita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La via d&#8217;uscita dal tunnel di negativit\u00e0 non \u00e8 sottrarsi al grande ballo dell&#8217;esistenza (come ha fatto la madre di Massimo suicidandosi, o come il piccolo Massimo che invoca sempre l&#8217;aiuto di Belfagor), ma concedersi di vivere per il solo gusto di contemplare la bellezza di ogni cosa, interiorizzando un augurio tutt&#8217;altro che notturno o infantile: <i>fai bei sogni<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Susanna Scagliotti &#8211; II A Classico &nbsp; &#8220;FAI BEI SOGNI&#8221; &#8211; MARCO BELLOCCHIO \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0https:\/\/youtu.be\/PRi_u1iZ4DQ Il passo felpato, le mani a sfiorare la coperta, la carezza come una colomba in volo, il bacio cos\u00ec impalpabile che quasi dubita di averlo ricevuto, persuaso che il sogno sia gi\u00e0 iniziato. 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