{"id":7779,"date":"2017-10-10T03:14:12","date_gmt":"2017-10-10T02:14:12","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=7779"},"modified":"2020-11-02T15:13:06","modified_gmt":"2020-11-02T14:13:06","slug":"disastro-del-vajont-54-anni-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/disastro-del-vajont-54-anni-fa\/","title":{"rendered":"DISASTRO DEL VAJONT: 54 ANNI FA"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/disastro-del-vajont-54-anni-fa\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>Di Leonardo Carniato &#8211; IIIC Classico<\/p>\n<p>Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 una frana di 270 milioni di metri cubi si stacca dal monte Toc e precipita nel bacino artificiale del Vajont ad una velocit\u00e0 di 110 km\/h. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-7860\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Vajont_Dam_before_after-640x222.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Vajont_Dam_before_after-640x222.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Vajont_Dam_before_after-768x267.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Vajont_Dam_before_after.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/>La fuoriuscita d\u2019acqua prodotta dalla diga uccide circa 2.000 persone. Ripercorriamo fase per fase le vicende della Valle del Vajont.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Per compensare l\u2019irregolare portata d\u2019acqua del fiume Piave, in grado di fornire una quantit\u00e0 d\u2019acqua sufficiente alla produzione di energia elettrica solamente in due stagioni, autunno e primavera, si pensa alla realizzazione di un enorme bacino nel quale trattare 150 milioni di metri cubi di acqua, fornendo cos\u00ec energia a Venezia e a tutto il Triveneto. Nel 1929 vengono avanzati i progetti e le prime proposte per la realizzazione di questo enorme lago artificiale, ma, a causa della seconda guerra mondiale, si dovr\u00e0 aspettare il 1943, anno dell\u2019inizio degli espropri nei comuni di Erto e Casso (due paesi al confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia). Conclusi gli espropri, si passa all\u2019inizio dei lavori: \u00e8 il luglio del 1957, in cui pi\u00f9 di 400 operai lavorano alla costruzione della diga. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-7856\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/728px-Disastro_Vajont-640x527.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/728px-Disastro_Vajont-640x527.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/728px-Disastro_Vajont.jpg 728w\" sizes=\"auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/>Nell\u2019ottobre1961, tre anni dopo, avviene l\u2019inaugurazione con grande successo. La diga \u00e8 della tipologia a doppio arco, che all\u2019epoca era la diga pi\u00f9 alta del mondo, con un\u2019altezza di 262 metri, una larghezza di 190, uno spessore alla base di 22 metri ed alla sua sommit\u00e0 di 3 e mezzo. Per la sua realizzazione vengono impiegati circa 353.000 metri cubi di calcestruzzo. Un\u2019opera senza dubbio di straordinaria ingegneria, ma gli studi sulla stabilit\u00e0 dei versanti del bacino del Vajont e, in particolare, sul versante settentrionale del monte Toc vengono meno. Infatti questo monte (il cui nome \u00e8 una abbreviazione del friulano \u201cpatoc\u201d, marcio) \u00e8 per la sua costituzione geologica ad elevata franosit\u00e0, e ci\u00f2 era da tempo noto al punto che vennero fatte delle opere accessorie di <em>bypass<\/em> per salvare l\u2019impianto nel caso in cui una frana di modeste dimensioni avesse diviso a met\u00e0 il bacino. A conferma di tali instabilit\u00e0, il lago artificiale di Pontesei, poco lontano da quello in costruzione del Vajont e facente parte del medesimo progetto, nel 1959 trabocc\u00f2 a causa di una frana uccidendo il guardiano dell\u2019impianto.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-7859\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_Vajont_1963kj.jpg\" alt=\"\" width=\"380\" height=\"553\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Terminata la costruzione della diga iniziano le prove di invaso e di svaso, cio\u00e8 il riempimento e lo svuotamento del bacino.\u00a0 Gi\u00e0 durante il primo invaso una frana di circa 800.000 metri cubi di roccia precipita nel lago, senza per\u00f2 dare troppe preoccupazioni. Nel 1962 vengono fatti studi su modelli che, in scala, riproducono il bacino del Vajont presso la centrale di Nove. Dopo varie simulazioni si legge: \u00ab<em>la situazione \u00e8 del tutto tranquillizzante, essendosi riscontrati soltanto degli spostamenti assolutamente irrilevanti<\/em>\u00bb, cosicch\u00e9 viene fissato il limite di sicurezza della quota massima dell\u2019acqua del lago a circa 20 metri sotto la quota massima prevista. Nell\u2019aprile 1963 inizia una terza prova di invaso, che porta l\u2019acqua del lago al suo livello massimo. Nel settembre 1963 vengono evidenziati movimenti di circa 2 centimetri al giorno del fianco del Monte Toc, a seguito dei quali viene deciso un rapido svuotamento del lago, ma oramai l\u2019acqua del lago aveva fluidificato i livelli di argilla e la frana era stata innescata. Il giorno 8 ottobre 1963 gli strumenti di rilevazione dell&#8217;impianto mostrano che il versante del Monte Toc si \u00e8 mosso in poche ore di pi\u00f9 di mezzo metro, e quindi si decide immediatamente di svuotare ancora pi\u00f9 velocememte il lago.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La mattina del 9 ottobre il Comune di Erto e Casso, preoccupato dai recenti avvenimenti, emette una ordinanza di sgombero per alcune frazioni pi\u00f9 vicine al lago. Il\u00a0 repentino svuotamento del lago diventa uno dei fattori scatenanti della frana, in quanto la presenza della massa d\u2019acqua del lago tende oramai a sostenere la sezione di Toc staccatasi. Verso l\u2019ora di pranzo, per\u00f2, alcuni operai vedono il movimento della montagna, la caduta degli alberi e il crollo di alcuni piloni. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-7857\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_Vajont_-_panoramio-640x853.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"533\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_Vajont_-_panoramio-640x853.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_Vajont_-_panoramio-768x1024.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_Vajont_-_panoramio.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/>Vengono inviate a Roma, per posta ordinaria, delle richieste di istruzioni per tentare di arginare l&#8217;imminente frana. L\u2019ingegnere Alberico Biadene, direttore dei lavori della SADE (La Societ\u00e0 Adriatica Dell&#8217;Elettricit\u00e0), aveva inviato una lettera al capocantiere Mario Pancini, concludendo con un post-scriptum in cui diceva di essere preoccupato per quello che stava succedendo sul versante del monte Toc: \u00ab<em>P.S. Mi telefona ora il geom. Rossi che le misure di questa mattina mostrano essere ancora maggiori di quelle di ieri, raggiungendo una maggiorazione del 50%!! (cio\u00e8 da 20 a 30 cm). Si nota anche qualche piccola caduta di sassi al bordo ovest (verso la diga) della frana. Che Iddio ce la mandi buona<\/em>\u00bb. Alle 22.39, dal versante settentrionale del monte Toc, a cui \u00e8 appoggiato un fianco della diga, si stacca un\u2019enorme frana, che scivola rapidamente nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont. L\u2019acqua, sollevata dalla frana come una sorta di tsunami, forma una onda alta circa 250 metri, che si divide in tre parti. La prima onda colpisce il paese di Casso con una altezza maggiore del paese stesso, ma per fortuna non si registra nessun morto. La seconda onda si dirige verso Erto, che miracolosamente non viene colpito perch\u00e9 protetto da uno sperone di roccia, ma vengono distrutte alcune frazioni, con circa 350 morti. La terza onda supera il coronamento della diga e 50 milioni di metri cubi d\u2019acqua e di roccia volano oltre la diga. L\u2019onda produce un vento sempre pi\u00f9 intenso e allo sbocco della valle del Vajont, dopo un salto di pi\u00f9 di 250 metri, l\u2019onda \u00e8 alta pi\u00f9 di 70 metri. L&#8217;acqua aveva una tale massa e velocit\u00e0 che secondo alcuni studi recenti gener\u00f2 un onda d\u2019urto forte come quella provocata da una piccola esplosione nucleare. In totale muoiono 1.917 persone, di cui 487 bambini e ragazzi; 451 vittime non sono mai state ritrovate.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-7858\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_vajont_1963-640x901.jpg\" alt=\"\" width=\"380\" height=\"535\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_vajont_1963-640x901.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_vajont_1963-768x1081.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_vajont_1963-727x1024.jpg 727w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Diga_del_vajont_1963.jpg 1136w\" sizes=\"auto, (max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Subito dopo il disastro e dopo i primi soccorsi, scrittori, scienziati,\u00a0 politici e\u00a0 giornalisti si dividono tra quelli che ritengono la frana prevedibile e quelli che invece considerano l&#8217;eventualit\u00e0 di evento sfortunato e non preventivabile. Tra i primi c\u2019era il Partito Comunista, che accusa la SADE di aver provocato il disastro. <em>L\u2019Unit\u00e0<\/em> e la giornalista Tina Merlin gi\u00e0 nel 1961 avevano denunciato il pericolo di una frana. Tra gli altri c\u2019erano lo scrittore Dino Buzzati e il giornalista Indro Montanelli, che imputarono il disastro a un caso fortuito e accusarono i teorici della \u201cprevedibilit\u00e0\u201d di combattere una battaglia politica a favore della nazionalizzazione, ma in realt\u00e0 era chiaro a tutti i tecnici da molto tempo che una parte del monte Toc stava per franare e che costruire un impianto di tale dimensioni e di tale portata sarebbe stato un rischio enorme. Nel 1971, dopo 7 anni e mezzo di processo, la Corte di Cassazione riconosce Alberico Biadene (direttore del servizio costruzioni idrauliche della SADE) e Francesco Sensidoni (capo del servizio dighe del ministero dei lavori pubblici e componente della commissione di collaudo) colpevoli di inondazione aggravata dalla prevedibilit\u00e0 dell\u2019evento, e di non aver dato per tempo l\u2019allarme alla popolazione.<\/p>\n<p>Un interessante focus \u00e8 reperibile a questo link: <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/speciali\/2013\/vajont\/\">http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/speciali\/2013\/vajont\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Leonardo Carniato &#8211; IIIC Classico Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 una frana di 270 milioni di metri cubi si stacca dal monte Toc e precipita nel bacino artificiale del Vajont ad una velocit\u00e0 di 110 km\/h. La fuoriuscita d\u2019acqua prodotta dalla diga uccide circa 2.000 persone. Ripercorriamo fase per fase le vicende della [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":328,"featured_media":7855,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29,1,30],"tags":[],"class_list":["post-7779","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agora","category-archstor","category-fcs"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7779","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/users\/328"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7779"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7779\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7861,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7779\/revisions\/7861"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7855"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7779"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7779"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7779"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}