{"id":7953,"date":"2018-01-18T07:05:56","date_gmt":"2018-01-18T06:05:56","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=7953"},"modified":"2018-01-18T14:32:50","modified_gmt":"2018-01-18T13:32:50","slug":"classici-contro-tra-mito-e-retorica-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/classici-contro-tra-mito-e-retorica-della-guerra\/","title":{"rendered":"CLASSICI CONTRO, TRA MITO E RETORICA DELLA GUERRA"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/classici-contro-tra-mito-e-retorica-della-guerra\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: left\">Di Susanna Scagliotti &#8211; III A Classico<\/p>\n<p>Di recente pubblicazione, l&#8217;antologia <i>L&#8217;antichit\u00e0 classica e il Corriere della Sera (1876-1945) <\/i>raccoglie un vasto numero di contributi di giornalisti del quotidiano milanese circa il mondo classico e il suo rapporto con la modernit\u00e0. Molta della documentazione solleva dubbi inevitabili, in tempi di <i>damnatio memoriae<\/i> ai danni della radice classica della nostra cultura. Come si conciliava, ad esempio, lo studio dell&#8217;antico con la realt\u00e0 fascista? Il mito e la retorica delle due guerre mondiali si collocano in antitesi o in conformit\u00e0 rispetto all&#8217;imperialismo greco-romano? Pu\u00f2 la frase, di orwelliana memoria, \u201cChi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato\u201d essere applicata anche al campo degli studi classici?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-7955\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/pappa-616x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"449\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/pappa-616x1024.jpg 616w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/pappa-768x1277.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/pappa.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 270px) 100vw, 270px\" \/><\/p>\n<p>Nell&#8217;ambito della rassegna <i>Teatri di guerra 2017<\/i>, a cura del progetto &#8220;Classici Contro&#8221;, lo scorso 22 novembre, all&#8217;Auditorium Santa Margherita di Venezia, i professori Mario Isnenghi, Giorgio Ieran\u00f2, Luigi Spina ed Elena Fabbro hanno avuto occasione di confronto su questi interrogativi. Preceduti dall&#8217;esibizione del coro del nostro Istituto, e accompagnati dalle letture degli studenti dei licei del territorio, gli interventi degli accademici hanno sottolineato quanto l&#8217;antico abbia costituito, nel periodo tra le due guerre, un rigoroso \u00abtermometro\u00bb, come lo definisce Luciano Canfora, dei rivolgimenti culturali e politici in Italia.<\/p>\n<p>Se sono tristemente famosi i tentativi fascisti di consolidamento di un mito della vittoria accanto a quello della nazione, di una nuova Roma dopo quella imperiale (nel 1940 Mussolini stesso accost\u00f2 la guerra alla Grecia alla terza guerra punica, vagheggiando la distruzione della nuova Cartagine), meno nota \u00e8 invece la solerzia di alcuni giornalisti, dotti in antichit\u00e0 classiche e vicini al regime. E cos\u00ec, Mario Isnenghi ha presentato il profilo di personaggi come Emilio Bodrero, filosofo e firma del <i>Corriere<\/i>, il quale, sulla scia di Tito Livio, pensava ad una storiografia dalla valenza eminentemente politica, perch\u00e9 \u00abbisogna che gli Italiani imparino a coltivare il mito di loro stessi\u00bb; o ancora Aldo Valori che nel 1938, appena promulgate le leggi razziali, decantava la distruzione del tempio di Gerusalemme del 70 d.C. Per non parlare, poi, dell&#8217;insigne grecista di Bologna Goffredo Coppola, che paragon\u00f2 gli Ateniesi di Pericle &#8211; di cui parla Tucidide &#8211; agli italiani di Mussolini, uniti da una democrazia solo formale e da nobili velleit\u00e0 imperialistiche. Tale era la veemenza coppoliana che il 9 marzo 1945, a due passi dalla sconfitta definitiva, costui scriveva: \u00abNoi non abbiamo mai disperato, fin da quando i pretoriani hanno venduto l&#8217;impero italiano\u00bb. Verr\u00e0 fucilato un mese dopo.<\/p>\n<p>In un&#8217;analoga ottica di demistificazione culturale, Giorgio Ieran\u00f2 ha osservato che la celebrata \u201cetica eroica\u201d dei guerrieri dei poemi omerici potrebbe essere il risultato di un&#8217;operazione di ricostruzione a posteriori, risalente forse gi\u00e0 al mondo delle \u03c0\u03cc\u03bb\u03b5\u03b9\u03c2. La necessit\u00e0 di creare dei miti di esaltazione della virt\u00f9 bellica imped\u00ec, secondo Ieran\u00f2, di percepire l&#8217;ambiguit\u00e0 di alcuni archetipi guerrieri. Leggiamo, nell&#8217;<i>Odissea<\/i>, che Achille preferirebbe essere vivo e servo, piuttosto che morto e ammantato del tanto esaltato \u03ba\u03bb\u03ad\u03bf\u03c2; nell&#8217;<i>Iliade<\/i>, Priamo si oppone nettamente a quella che sar\u00e0 la retorica delle madri spartane (\u00abTorna con lo scudo o sopra di esso\u00bb) dissuadendo il figlio Ettore dall&#8217;affrontare Achille; perfino Zeus mostra di detestare Ares perch\u00e9 ama solo conflitti e battaglie. Viene da pensare, dunque, a un detto di Pindaro sottoscritto da Erasmo da Rotterdam: <i>dulce bello inexperti<\/i> <span style=\"margin: 0px;line-height: 107%;font-family: 'Segoe UI',sans-serif;font-size: 12pt\"><span style=\"color: #000000\">\u2013<\/span><\/span> la guerra \u00e8 dolce (solo) per chi non ne ha esperienza.<\/p>\n<p>Ma come pu\u00f2 il beato <i>inexpertus<\/i> accostarsi all&#8217;universo bellico? La risposta di Luigi Spina \u00e8 la seguente: grazie alla (o per colpa della) retorica. Come insegna il grecista Laurent Pernot, la guerra impone una propria retorica, autodefinendosi di volta in volta giusta, umanitaria, grande, santa. Al contempo, questo <i>m\u00e9lange<\/i> di discorso epidittico, politico e giudiziario genera degli schieramenti anche ideali: si ha pertanto la retorica sulla guerra, un coro di opinioni dissonanti o favorevoli ad essa.<\/p>\n<p>L&#8217;incontro \u2013 o lo scontro \u2013 di idee \u00e8 combattuto, nel caso della citt\u00e0 greca, anche in ambito teatrale. Non a caso Elena Fabbro ha fatto riferimento alle cosiddette commedie \u201cpacifiste\u201d di Aristofane (<i>Acarnesi<\/i>, <i>Pace<\/i> e <i>Lisistrata<\/i>), precisando che l&#8217;antitesi tra pace e guerra era, per l&#8217;autore, un&#8217;occasione per analizzare la natura umana, spesso irretita da facili utopie create per esorcizzare lo spettro del conflitto.<\/p>\n<p>Gian Antonio Stella, lo scorso 14 dicembre, su Sette, il supplemento del <i>Corriere della Sera, <\/i>ha scritto: <i>Ministra Fedeli, che ne dice: torniamo a studiare la Storia?<\/i>. L&#8217;articolo, a cui ha peraltro fatto seguito una lettera di risposta della Ministra stessa, denuncia la scarsa preparazione dei nostri giovani \u2013 e, purtroppo, anche dei meno giovani \u2013 circa le vicende della storia contemporanea.<\/p>\n<p>Quello di Stella \u00e8 un appello sdegnato, condivisibile, ma forse destinato a rimanere inascoltato, se si persiste nel tollerare domande come: \u201cHitler chi?\u201d; inascoltato come l&#8217;appello di chi si propone di indagare sull&#8217;antico, oltre che sulla storia recente, senza ricadere nell&#8217;arretratezza di certi classicisti fascisti ben descritta nella conferenza di <i>Classici Contro<\/i>, rendendo invece la classicit\u00e0 modello di comprensione dell&#8217;oggi e baluardo culturale contro il fiorire dell&#8217;informazione scriteriata.<\/p>\n<p><i>L&#8217;antichit\u00e0 classica e il Corriere della Sera (1876-1945), <\/i>a cura di M. Marvulli, Fondazione Corriere della Sera, XXXIII-2007, 2017.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Susanna Scagliotti &#8211; III A Classico Di recente pubblicazione, l&#8217;antologia L&#8217;antichit\u00e0 classica e il Corriere della Sera (1876-1945) raccoglie un vasto numero di contributi di giornalisti del quotidiano milanese circa il mondo classico e il suo rapporto con la modernit\u00e0. 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