{"id":7964,"date":"2017-12-27T18:03:47","date_gmt":"2017-12-27T17:03:47","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=7964"},"modified":"2020-11-02T15:18:48","modified_gmt":"2020-11-02T14:18:48","slug":"70-anni-e-sentirli-eccome","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/70-anni-e-sentirli-eccome\/","title":{"rendered":"70 ANNI (E SENTIRLI, ECCOME)"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/70-anni-e-sentirli-eccome\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: right;\">di Marco Visentin, III C Classico<\/p>\n<p>Settant\u2019anni fa, Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi e Umberto Terracini firmarono la nostra Costituzione; sarebbe entrata in vigore nel 1948, a cent\u2019anni dalla concessione dello Statuto albertino. Ci erano voluti diciotto mesi, dalle elezioni del 2 giugno 1946 al 27 dicembre 1947, per darla alla luce: diciotto mesi di delicato lavoro delle tre sottocommissioni della Commissione dei 75, di paziente ricucitura del comitato di redazione e, infine, di discussione in aula.<\/p>\n<p>Veniamo ai firmatari: De Nicola, liberale, era Capo provvisorio dello Stato; De Gasperi, democristiano, Presidente del Consiglio; Terracini, comunista, Presidente dell\u2019Assemblea Costituente. Sono solo tre delle numerose anime che contribuirono alla stesura di un testo che, tra elogi e critiche, ha progressivamente segnato la storia della nostra Repubblica.<\/p>\n<p>Ne nacque una soluzione di compromesso tra le diverse istanze rappresentate, <i>in primis<\/i> quelle democristiana, social-comunista e liberale. Un compromesso migliorabile, certo \u2013 non credo alla retorica della \u201cCostituzione pi\u00f9 bella del mondo\u201d; in alcuni punti, poi, per non scontentare nessuno, si prefer\u00ec un equilibrio debole, che non avvantaggiasse l\u2019avversario, qualora vincitore. Pure, per quanto talora debole, un equilibrio \u00e8 nato; e, nonostante tutti i difetti, quel neonato, ora settantenne, si \u00e8 comportato bene.<\/p>\n<p>Progressivamente, dicevo. Gi\u00e0 negli anni \u201950 Pietro Calamandrei denunciava \u201cl\u2019ostruzionismo di maggioranza\u201d nell\u2019attuazione dei dettami costituzionali. La fine del dialogo tra le forze politiche, opposte dalla Guerra fredda, aveva rallentato l\u2019applicazione dei principi programmatici. Per citare solo alcuni passaggi fondamentali, la Corte costituzionale entra in vigore nel 1956; negli anni sessanta \u00e8 riformata la scuola media; nel 1970 \u00e8 adottato lo Statuto dei lavoratori, insieme alla legge che disciplina i referendum, e sono indette le prime elezioni regionali; bisogna aspettare poi il 1978 per l\u2019istituzione del servizio sanitario nazionale. Addirittura, \u00e8 la legge n. 125\/1991 a mettere mano alle disparit\u00e0 lavorative tra uomo e donna.<\/p>\n<p>Se il legislatore \u00e8 stato spesso lento nell\u2019attuazione della Costituzione, la Corte costituzionale ha tristemente dovuto prenderne il posto. E quelle stesse forze politiche che ancora non hanno messo in opera alcuni principi (ne \u00e8 un esempio l\u2019ancora latitante legge di disciplina dei partiti politici), non sono state avare di proposte di riforma delle istituzioni.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, su un punto hanno ragione: mutate le condizioni, anche le istituzioni debbono farvi seguito. Il bicameralismo paritario, adottato dalla Costituente anche per evitare la formazione di maggioranze monocolore (perci\u00f2 i due meccanismi elettivi differenti, ottenuti da Togliatti con un abile colpo di mano), \u00e8 stato sempre pi\u00f9 un cruccio delle varie forze di governo. La fine della contrapposizione in blocchi e il sempre maggiore pragmatismo richiesto all\u2019esecutivo hanno portato alla ricerca della \u201cgovernabilit\u00e0\u201d, dall\u2019ipotesi di \u201cgrande riforma\u201d di Craxi all\u2019ultimo tentativo, bocciato dal referendum del 4 dicembre 2016.<\/p>\n<p>Facciamo attenzione, allora, quando qualcuno ci dir\u00e0 che \u201cla Costituzione non deve essere toccata\u201d, perch\u00e9 \u201c\u00e8 stata scritta dal sangue dei partigiani\u201d. S\u00ec, \u00e8 vero: \u201cdovunque \u00e8 morto un italiano per riscattare la libert\u00e0 e la dignit\u00e0, [\u2026] l\u00ec \u00e8 nata la nostra Costituzione\u201d (Calamandrei); ma il peso di quei 139 articoli \u00e8 tutto sulle spalle degli epigoni \u2013 che, chi ora, chi tra qualche anno, siamo noi. Noi dovremo, con il confronto e il rispetto che la forma democratica ci impone, non solo puntellare dove necessario, ma soprattutto assicurarci che le radici si sviluppino sempre pi\u00f9 e le fronde si ergano in altezza.<\/p>\n<p>Ora, queste radici sono ancora vincolate, le fronde timide dinanzi al vento. Di compromesso in compromesso, dal primo, virtuoso esempio iniziale, sappiamola nutrire e potare, perch\u00e9 davvero tutti siano coperti dalla sua ombra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full aligncenter\" title=\"La firma della Costituzione\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/cc9129c7cfff39b7ddd7f50945f6149378640632.jpg\" width=\"457\" height=\"339\" data-wpid=\"14\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Visentin, III C Classico Settant\u2019anni fa, Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi e Umberto Terracini firmarono la nostra Costituzione; sarebbe entrata in vigore nel 1948, a cent\u2019anni dalla concessione dello Statuto albertino. 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