{"id":8195,"date":"2018-06-03T09:04:28","date_gmt":"2018-06-03T08:04:28","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=8195"},"modified":"2020-11-02T15:18:20","modified_gmt":"2020-11-02T14:18:20","slug":"the-place-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/the-place-recensione\/","title":{"rendered":"THE PLACE: TRE RECENSIONI"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/the-place-recensione\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: right;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">di Antonelli Margherita (Classico)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8196\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/The_Place.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"336\" \/>Il regista Paolo Genovese ritorna nel 2017 con un film drammatico che sembra essere un seguito, meno riuscito, di <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Perfetti Sconosciuti: <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">se in quest\u2019ultimo partivamo da una situazione normale e scoprivamo nel corso della storia i segreti dei singoli personaggi, in <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>The Place <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">i personaggi si presentano da subito per come sono e ci rendono partecipi dei dettagli pi\u00f9 privati delle loro vite.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Genovese e la sua co-sceneggiatrice <\/span><\/span><\/span><a href=\"https:\/\/movieplayer.it\/personaggi\/isabella-aguilar_223297\/\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Isabella Aguilar<\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> si sono ispirati alla serie televisiva americana del 2010 <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>The Booth at the End <\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">per l\u2019ambientazione e la strategia.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ogni personaggio ha una propria vita che prosegue autonomamente ma ognuno di loro si ritrova dentro un bar, lo stesso bar, seduto ad un tavolo, lo stesso tavolo davanti ad un uomo, lo stesso uomo. Non \u00e8 un uomo qualsiasi: si dice che sia capace di esaudire i desideri.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ad ogni ora del giorno sta seduto con un grosso quaderno disordinato e aspetta, scrive, ascolta ci\u00f2 che i suoi \u2018clienti\u2019 hanno da dirgli. Ci\u00f2 che accomuna queste nove persone e che intreccia le loro vicende non \u00e8 quello che desiderano ma ci\u00f2 che sono disposti a fare per ottenerlo: qualsiasi cosa. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Per formulare il loro desiderio e per spiegare le loro ragioni i personaggi hanno pochi minuti, al termine dei quali l\u2019uomo consulta il suo voluminoso libro nero, scrive qualche parola e dice loro cosa dovranno compiere per fare in modo che il desiderio si avveri. Quando la \u2018sentenza\u2019 viene pronunciata il personaggio esce di scena e fa quello che deve fare nel fuori campo, lontano dagli occhi dello spettatore. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ed \u00e8 qui che sta la particolarit\u00e0 del film che rispetta rigorosamente una unit\u00e0 di luogo: l\u2019intera narrazione \u00e8 sviluppata all\u2019interno di un bar di Roma e scorre attraverso i dialoghi dei singoli personaggi con la figura principale. Sta allo spettatore e alla sua immaginazione navigare attraverso le vite dei personaggi e ricreare mentalmente le vicende, raccontate dai nove personaggi. La strategia dell\u2019unit\u00e0 di luogo \u00e8 ben riuscita ma risulta essere soffocante in certi punti. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #000000;\">Il ritmo pur essendo sostenuto \u00e8 monotono per la presenza esclusiva di dialoghi; la <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>suspense <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">\u00e8 poco accentuata e i colpi di scena sembrano essere prevedibili a volte.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #000000;\">Insomma il film \u00e8 buono ma \u00e8 distante da quei caratteri accattivanti di <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Perfetti Sconosciuti<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> e manca di qualche particolare che smuova la situazione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h3><strong>Recensione film \u201cThe Place\u201d &#8211; Paolo Genovese<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>di Elena Maurin &#8211; classe II C cl. &#8211; I.I.S. Bruno Franchetti &#8211; Mestre (VE)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Fino a dove siamo capaci di arrivare per realizzare i nostri sogni? O meglio: quali sono i confini etici e morali delle nostre ambizioni, quali i recinti oltre i quali il concetto di immoralit\u00e0 cambia forma e diventa qualcos\u2019altro?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Paolo Genovese nel film <strong><em>The Place<\/em><\/strong> \u00e8 partito proprio da questa domanda. Egli affida la sorte di una manciata di uomini ad un giudice supremo<em>, <\/em>interpretato da Valerio Mastandrea, che sedendo al bar \u2018The Place\u2019 rivolge ai clienti richieste che abbracciano anche le tenebre, la colpa, il peccato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dopo <em>Perfetti sconosciuti<\/em>, la commedia corale sui cellulari e sui segreti contenuti al loro interno che aveva conquistato il pubblico italiano, il regista alza ancora il tiro: un altro film con un cast italiano <em>all star<\/em> ma anche con una cornice pi\u00f9 cupa e drammatica, o quantomeno pi\u00f9 riflessiva.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">I personaggi si alternano al cospetto di Mastandrea, dio-in-terra (ma se fosse il diavolo, o la coscienza dell\u2019umanit\u00e0?), ombroso e stropicciato, tenebroso ma dotato di un curioso disincanto. Parlano di loro, si confessano, si sfogano a questo arbitro in terra del Bene e del Male. Pretendono, e poi agiscono. Fanno i conti con le conseguenze, ma provano anche ad eluderle.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In questa girandola umana, per la quale il regista si \u00e8 ispirato alla serie tv <em>The Booth at The End<\/em>, c\u2019\u00e8 una seriosit\u00e0 spiazzante, mai univoca e sempre sfuggente, che passa attraverso l\u2019esperienza di uno sceneggiatore di commedia quale \u00e8 Genovese. La violenza e i chiaroscuri dell\u2019animo umano sono presentati con una leggerezza mai esplicita, con un senso del tragico che non si fa mai davvero nero, ma produce ritratti umani attraverso poche e rapide pennellate. Perch\u00e9 i vari attori si alternano di continuo e devono essere i pi\u00f9 incisivi ed esaustivi possibile nello spazio che hanno a disposizione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Forte anche qui di un\u2019idea di trama molto forte e immediata da descrivere, Genovese prova a prendere per mano lo spettatore, a trascinarlo verso qualcosa di sorprendente. Alla domanda \u00abda che parte stai?\u00bb, Mastandrea risponde semplicemente\u00a0\u00abda questa\u00bb, certificando senza troppe cerimonie il proprio senso di responsabilit\u00e0, la freddezza di chi \u00e8 al di l\u00e0 della scrivania, in un ruolo di potere.\u00a0E in fondo Genovese fa un po\u2019 la stessa cosa: si ritaglia un punto di osservazione privilegiato \u2013 quello del regista autorevole e distaccato \u2013 da cui squadrare una coreografia di individui e di caratteri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il progetto \u00e8 ambiziosissimo, anche se qua e l\u00e0 il film si fa incerto sul registro da prendere, risultando fumoso e contraddittorio, talora un po\u2019 stonato.\u00a0I problemi sono soprattutto nell\u2019ultima parte: qualche personaggio si eclissa frettolosamente e rimane addosso una lieve sensazione di incompiutezza. Va per\u00f2 in ogni caso apprezzata la sfida di un regista di commedia che prova, in un paese come il nostro che della risata al cinema ha fatto l\u2019unico <em>diktat<\/em> di un intero sistema produttivo, a fare qualcosa di diverso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Un cineasta che sceglie di non sedersi, di prediligere un tocco europeo, di gettarsi da un piano molto alto, di ricorrere alla sola forza della stasi e del dialogo, di un bar e un tavolino e nient\u2019altro. Di dare da mangiare ai mostri, ma soprattutto di guardarli negli occhi, anche a rischio di accecarsi.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>The Place (2017)<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: right;\">di Giordano De Crescenzo 4E<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il successo di \u201cPerfetti Sconosciuti\u201d Paolo Genovese torna a far parlare di s\u00e9 con una pellicola tecnicamente non molto distante dalla precedente ma meno efficace dal punto di vista della sceneggiatura. La trama \u00e8 semplice: nove personaggi di ogni estrazione sociale si recano al \u201cThe Place\u201d per incontrare \u201cl\u2019uomo\u201d, interpretato da Valerio Mastandrea, al fine di avverare i propri desideri, anche a costo di compiere azioni moralmente ed eticamente sbagliate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto si intuisce, il film vorrebbe approfondire le tematiche del bene e del male, indagando fino a quando la natura umana considera valida e invalicabile quella linea di confine tra le due forze che ci governano. Vorrebbe. Un\u2019analisi dovrebbe prevedere uno sviluppo delle tesi di partenza, ma questo procedimento all\u2019interno del film avviene solo in maniera parziale: sebbene i personaggi risultino cambiati dopo le loro esperienze con \u201cl\u2019uomo\u201d, il risultato finale non \u00e8 differente dalle condizioni iniziali. La conclusione che \u201cl\u2019uomo \u00e8 disposto a tutto pur di ottenere ci\u00f2 che vuole\u201d \u00e8 la medesima idea da cui parte il film: ma ribadire l\u2019ambiguit\u00e0 della coscienza umana e la cattiveria intrinseca in ognuno di noi non \u00e8 un punto di arrivo valido, in quanto si ripetono per un\u2019ora e cinquanta gli stessi concetti. Un esempio lampante \u00e8 la ridondanza della storia di Marcella.<br \/>\nUn\u2019opera che dice di \u201ccredere nei dettagli\u201d arriva ad una chiusura scontata, figlia di dialoghi piatti che non riescono a trasmettere l\u2019intensit\u00e0 necessaria di alcune situazioni, sprecando un cast che si mostrava, almeno in potenza, eccezionale. Gli attori, infatti, sono costretti pi\u00f9 volte ad esasperare l\u2019interpretazione per colmare una mancanza di contenuti nella scrittura.<br \/>\nUno degli errori in questo campo, sta nella scelta di copiare e incollare delle battute della serie originale \u201cThe Booth At The End\u201d senza considerare le differenze di pubblico e piattaforma del riadattamento, una falla piuttosto grave per un film che si basa totalmente sulla \u201cforza della parola\u201d. Alba Rohrwacher e Rocco Papaleo riescono comunque a proporre una buona interpretazione, contrariamente a Sabrina Ferilli, che \u00e8 totalmente fuori luogo sia come presenza fisica sia come stile di recitazione.<br \/>\nMerita menzione anche l\u2019omonima colonna sonora di Marianne Mirage, che riesce a porsi perfettamente in linea con lo stato d\u2019animo di chi chiede aiuto all\u2019 \u201cuomo\u201d, come la fotografia, che si cimenta nell\u2019utilizzo di toni tendenti al grigio.<br \/>\nIn sintesi, \u201cThe Place\u201d rappresenta ci\u00f2 che non dovrebbe fare un regista: cavalcare l\u2019onda di un successo, cadendo, per\u00f2, nella banalit\u00e0.<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonelli Margherita (Classico) Il regista Paolo Genovese ritorna nel 2017 con un film drammatico che sembra essere un seguito, meno riuscito, di Perfetti Sconosciuti: se in quest\u2019ultimo partivamo da una situazione normale e scoprivamo nel corso della storia i segreti dei singoli personaggi, in The Place i personaggi si presentano da subito per come [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":328,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28,32,36],"tags":[],"class_list":["post-8195","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-dimart","category-recensioni","category-spett"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8195","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/users\/328"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8195"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8195\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8371,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8195\/revisions\/8371"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8195"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8195"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8195"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}