{"id":8549,"date":"2019-02-26T15:54:50","date_gmt":"2019-02-26T14:54:50","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=8549"},"modified":"2019-02-26T15:55:20","modified_gmt":"2019-02-26T14:55:20","slug":"due-chiacchiere-con-tiziano-scarpa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/due-chiacchiere-con-tiziano-scarpa\/","title":{"rendered":"DUE CHIACCHIERE CON &#8230; TIZIANO SCARPA"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/due-chiacchiere-con-tiziano-scarpa\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p><em>di Giovanna Longobardi, V A classico<\/em><\/p>\n<p>L\u2019adolescenza \u00e8 un periodo difficile e Cecilia, protagonista delle pagine amare e disilluse del romanzo <em>Stabat Mater <\/em>di Tiziano Scarpa, lo sa bene. Siamo ad inizio Settecento e Venezia \u00e8 un po\u2019 diversa da come la conosciamo. Energica e cosmopolita, era una citt\u00e0 di mare militarmente impegnata, pericolosa e complicata, in cui all\u2019opulenza dei ricchi si contrapponeva la miseria di molti. Le calli, da una parte stracolme di merci esotiche e gremite di gente da ogni dove, dall\u2019altra erano affollate da bambini che chiedevano la carit\u00e0, destinati a una vita di fame, malattie, soprusi e depravazione.<\/p>\n<p>Al problema per\u00f2, che rappresentava una vera e propria piaga sociale, una soluzione, all\u2019epoca, era gi\u00e0 stata trovata. A partire dal Trecento infatti, grazie all\u2019operato e alla campagna di sensibilizzazione di fra Petruccio D\u2019Assisi, vennero costruiti nell\u2019isola ben quattro orfanotrofi, in cui i maschi imparavano a diventare carpentieri o maestri d\u2019ascia mentre le ragazze si dedicavano alla produzioni di broccati, paramenti sacri o sapone. Alcune di esse, invece, le cosiddette \u201cfiglie di Choro\u201d, venivano indirizzate allo studio della musica. Le giovani erano abituate fin dalla nascita a un rigoroso decoro ed a una silenziosa obbedienza; sebbene ricevessero un\u2019istruzione dignitosa, crescevano senza identit\u00e0, sole e ignoranti.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 sola di tutte per\u00f2 \u00e8 lei, Cecilia, che suona il violino nell\u2019orchestra dell\u2019Ospedale della Piet\u00e0. Di notte non riesce a dormire, in preda all\u2019angoscia, e allora, di nascosto, scrive alla madre, mai conosciuta. La vita tra le mura dell\u2019orfanotrofio \u00e8 opprimente, la realt\u00e0 grigia e cupa e anche la musica appare come un tedioso obbligo cui adempiere. Un giorno per\u00f2 arriva un nuovo compositore, il giovane Antonio Vivaldi, un maestro diverso che chiede alle sue allieve di riprodurre il verso delle rondini e ripete loro \u201csiate tempesta\u201d. Don Antonio e la sua musica scuotono e galvanizzano la coscienza di Cecilia; la risvegliano dalla solitudine e dalla sofferenza. La ragazza allora, conciliata con il suo passato e finalmente artefice del suo futuro, scappa dall\u2019Ospedale, inseguendo il proprio destino.<\/p>\n<p>Quella di <em>Stabat Mater<\/em>, libro vincitore nel 2009 del Premio Strega, \u00e8 una trama suggestiva e introspettiva e, sebbene semplice e lineare, di grande impatto. Il suo autore, Tiziano Scarpa, nasce a Venezia nel 1963 e scrive di tutto: dalla prosa alla poesia, nonch\u00e9 testi per il teatro e la radio. I suoi libri sono tradotti in numerose lingue.<\/p>\n<p>Venerd\u00ec 25 gennaio, nell\u2019aula magna del Franchetti, grazie al progetto della casa editrice Einaudi, <em>Lo struzzo a scuola<\/em>, abbiamo avuto il piacere di incontrarlo e discutere di <em>Stabat Mater<\/em>. Di seguito vi proponiamo l\u2019intervista.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cosa significa per uno scrittore vincere il premio Strega?<\/strong><\/p>\n<p>Il Premio Strega \u00e8 una di quelle istituzioni in Italia che fanno s\u00ec che un libro diventi molto <strong>popolare<\/strong>; ha la forza di far arrivare certe opere nelle mani di alcune persone che hanno meno dimestichezza con la frequentazione di librerie, o la curiosit\u00e0 per le <strong>novit\u00e0 editoriali,<\/strong> o sono meno informate e conoscono solo gli autori e le autrici che si vedono in televisione. Il libro di cui abbiamo discusso, <strong><em>Stabat Mater<\/em><\/strong><em>, <\/em>scritto in maniera tutto sommato semplice e diretta, non troppo sofisticata come invece lo sono altri miei libri, ha delle caratteristiche che lo rendono un libro in grado di parlare anche a persone che leggono un po\u2019 di meno. Il Premio Strega \u00e8 stato <strong>essenziale<\/strong> per far arrivare questo libro a lettori e lettrici difficilissimi da raggiungere.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>In cosa consiste il mestiere dello scrittore?<\/strong><\/p>\n<p>Il mestiere dello scrittore consiste interiormente in un\u2019attenzione alle <strong>idee ricorrenti<\/strong>: bisogna dare spazio a ci\u00f2 che si pensa spesso e alle <strong>intuizioni<\/strong>. D\u2019altra parte bisogna avere una certa <strong>disciplina<\/strong> e scrivere ogni giorno se possibile, soprattutto con i romanzi, mentre se parliamo di poesie, parlo per me, sono come delle piante che spuntano dal terreno e non puoi piantarle, nascono da sole chiss\u00e0 da quali pollini, da quali semi portati dal vento. Poi c\u2019\u00e8 anche un <strong>lavoro esteriore<\/strong>: alla pubblicazione dei libri io ho sempre accostato il lavoro coi giornali, conferenze e letture a teatro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ha senso la poesia nel XXI secolo?<\/strong><\/p>\n<p>In questi anni vedo che ha senso nei <strong>social <\/strong>perch\u00e9 con Instagram, Facebook e Twitter e le altre \u201creti sociali\u201d la poesia \u00e8 citabile, \u00e8 ritagliabile, si pu\u00f2 fotografare e circola tantissimo. A differenza di un romanzo, la poesia sui social \u00e8 passeggiare per la strada e imbattersi in quelle piantine che spuntano tra i mattoni, sui muri, chiamate piantine interstiziali; e a volte ci sono queste \u201c<strong>poesie interstiziali<\/strong>\u201d che spuntano negli interstizi della rete. Rispetto ad altri generi letterari la poesia riesce a incunearsi in questi interstizi e circola bene, gode di ottima salute secondo me.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La vicenda di <em>Stabat Mater<\/em> \u00e8 ambientata a Venezia. Qual \u00e8 il suo rapporto con questa citt\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un rapporto di <strong>appartenenza sconfinata<\/strong>, di radicamento totale, a volte con una parte di insofferenza anche fisica perch\u00e9 \u00e8 una citt\u00e0 tutto sommato piccola, ha un centro storico ritagliato con le forbici e messo in mezzo all\u2019acqua; percepisco anche i <strong>limiti<\/strong> fisici della citt\u00e0 e sento questa limitatezza anche come stato d\u2019animo. Venezia poi, cosa un po\u2019 strana, \u00e8 una citt\u00e0 sia <strong>internazionale<\/strong> sia molto <strong>dialettale<\/strong>: da una parte hai la Biennale, le grandi star del cinema, artisti e studiosi che vengono da tutto il mondo, dall\u2019altra per\u00f2 \u00e8 pur sempre una citt\u00e0 piccola e si vive quasi come in un villaggio. Ovviamente la amo tantissimo.<\/p>\n<p>Quando stavo a Milano invece avevo tutta la fascia di mezzo, la citt\u00e0 un po\u2019 pi\u00f9 anonima, pi\u00f9 diluita, una citt\u00e0 normale.<\/p>\n<p>In <strong><em>Stabat Mater<\/em><\/strong> ho fatto di tutto per non nominare Venezia, eliminarne la riconoscibilit\u00e0 e quella presenza un po\u2019 troppo ovvia e conosciuta, volevo un po\u2019 sfasarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Oltre che con Venezia, ha un legame speciale con la musica?<\/strong><\/p>\n<p>Penso che tutti abbiamo un legame speciale con la musica. Io non ho avuto una famiglia di musicisti, non ho suonato: sono un <strong>ascoltatore <\/strong>appassionato! E come ascoltatore ho un rapporto di profonda <strong>gratitudine<\/strong> verso i musicisti, mentre magari quando vedo un film o leggo un libro posso essere micragnoso, pi\u00f9 critico e pensare anche un po\u2019 presuntuosamente di avere gli strumenti per poter cambiare qualcosa.<\/p>\n<p>Con la musica posso solo pormi in un atteggiamento recettivo, per me <strong>purificante<\/strong>: vedo queste persone che muovendo le dita o facendo passare delle immissioni di fiato attraverso le corde vocali erogano meraviglie e io ho poco da dire. Rispetto ad altre arti sono pi\u00f9 recettivo e pi\u00f9 <strong>disarmato<\/strong>, quindi pi\u00f9 capace di assorbire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201cSe avessi suonato il mio violino nella chiesa di notte, prima o poi qualcuno mi avrebbe scoperta. Ma nessuno pu\u00f2 sentire la musica segreta che suona nel nostro animo. Nessuno pu\u00f2 impedire che risuoni dentro di noi. Nessuno pu\u00f2 rubarcela.\u201d<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanna Longobardi, V A classico L\u2019adolescenza \u00e8 un periodo difficile e Cecilia, protagonista delle pagine amare e disilluse del romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa, lo sa bene. Siamo ad inizio Settecento e Venezia \u00e8 un po\u2019 diversa da come la conosciamo. 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