{"id":8566,"date":"2019-02-27T21:35:35","date_gmt":"2019-02-27T20:35:35","guid":{"rendered":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=8566"},"modified":"2019-04-11T06:41:13","modified_gmt":"2019-04-11T05:41:13","slug":"recensione-di-dogman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/recensione-di-dogman\/","title":{"rendered":"RECENSIONE DI DOGMAN"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/recensione-di-dogman\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p style=\"text-align: right;\">di Andrea Viggiano<\/p>\n<p>Roma, borgata romana della Magliana, 1988. Il \u201ctosacani\u201d Pietro De Negri assassina lo spostato ex-pugile Giancarlo Ricci. \u00c8 a questo fatto di cronaca che si ispira Dogman. De Negri viene qui interpretato da Marcello Fonte, attore dalla struttura fisica e vocale tanto rara quanto l\u2019interpretazione schizofrenica del personaggio, che gli \u00e8 infatti valsa il premio a Cannes 71.<br \/>\nUno stordente cine-pugno colpisce lo spettatore; un cane abbaia rabbiosamente mentre il canaro Marcello lo sta lavando. Marcello ha un\u2019anima angelica, l\u2019unica sua colpa \u00e8 esser nato in una periferia gomorresca, malavitosa, dannante. Lo spaccio di droga e la realizzazione di piccoli furti costituiscono la sistematica maniera per arrotondare lo stipendio.<br \/>\n\u00c8 il gigantesco Simone, amico di Marcello, l\u2019homme fatal. A causa dei continui disagi che il suo comportamento provoca, viene preso di mira da commercianti e bottegai della zona: un piccolo clan di cui anche il protagonista fa parte. Allo scopo di liberarsi della scomoda presenza di Simone, la camarilla della Magliana progetta di ucciderlo. Pianificando una rapina ad una gioielleria confinante col negozio del canaro, Simone costringe l\u2019amico a tradire il gruppo compromettendolo nel furto.<br \/>\nLe conseguenze per Marcello saranno la condanna ad una pena detentiva, la fine della rete delle solidariet\u00e0 locali e della rispettabilit\u00e0 sociale. Una strana dignit\u00e0 morale, la paura per l&#8217;incolumit\u00e0 propria e della sua famiglia, mista all\u2019ingenua brama di una ricchezza irraggiungibile, inducono Marcello a coprire Simone.<br \/>\nLa reclusione opera, per\u00f2, un mutamento nel carattere di Marcello. Uscito dal carcere rivendica di fronte all\u2019ex-pugile la parte di refurtiva che gli spetta, senza successo. Il sentimento di vendetta si impossessa di Marcello che attira il rivale nel proprio negozio e, in un turbinio brutalit\u00e0, lo uccide.<br \/>\nIl delirio di onnipotenza costringe il protagonista ad attribuire una dimensione comunitaria al rito della violenza che si \u00e8 appena compiuto: trasporta sulla schiena il cadavere di Simone da esibire al gruppo verso\u00a0cui aspira di reintegrarsi.<br \/>\nLa ricerca si conclude col fallimento. Come in Blow-Up il primo piano si trasforma in campo lungo rivelando la desolazione paludosa, quasi tarkovskiana, che inghiottisce il protagonista.<br \/>\nGarrone disegna il profilo di uno stato di natura hobbesiano in cui vige la regola dell&#8217;homo homini lupus.<br \/>\nLa presenza dello stato e la fiducia dei cittadini nelle sue istituzioni sono del tutto assenti. La vocazione individualistica dell\u2019uomo si concretizza nella scena dell\u2019omicidio. Il negozio del protagonista si trasforma in un&#8217;arena in cui i cani diventano spettatori inorriditi di fronte allo scatenarsi della violenza e afflitti dalla parabola del canaro trasformato in bestia, o meglio, in dog-man. La cerimonia della vendetta passa attraverso due stadi differenti. Quest\u2019ultima \u00e8 qui intesa come sorta di compensazione dato che non pu\u00f2 esaurirsi con un accordo di tipo economico. Cos\u00ec i danni subiti da Marcello, la carcerazione e l\u2019isolamento, vengono restituiti rispettivamente coll\u2019ingabbiamento di Simone (nel negozio del protagonista) e con la volont\u00e0 di ostentazione della salma intesa come redenzione sociale.<br \/>\nInfilatosi nel circolo vizioso dell\u2019abiezione, Marcello sembra sottrarsene solamente nella finale, grottesca ma catartica, via crucis: in un baleno di lucidit\u00e0, Simone rivela un sentimento di rimorso, d&#8217;attonimento, di solitudine.<br \/>\nSe dopo L&#8217;imbalsamatore (a cui il film sembra ispirarsi soprattutto ad un livello fotografico), Gomorra, Reality e Il racconto dei racconti ci fossero stati ancora dubbi, qui vengono dissipati. Matteo Garrone si pu\u00f2\u00a0definitivamente considerare la punta di diamante del nostro cinema che una nuova generazione di cineasti sta risvegliando.<br \/>\nIl regista, mettendo in scena un mondo decaduto politicamente ed eticamente, non vuole solamente cantare l\u2019ira e la psicologia dell\u2019emarginazione ma anche ammonire alla direzione che sta intraprendendo l\u2019Italia odierna, giocando con una narrazione in cui la forza della visceralit\u00e0 visiva prevale su quella del verbo. Perch\u00e9 Dogman \u00e8 un&#8217;opera tetra ma cinematograficamente cristallina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Viggiano Roma, borgata romana della Magliana, 1988. Il \u201ctosacani\u201d Pietro De Negri assassina lo spostato ex-pugile Giancarlo Ricci. \u00c8 a questo fatto di cronaca che si ispira Dogman. 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