{"id":9033,"date":"2020-03-12T10:57:44","date_gmt":"2020-03-12T09:57:44","guid":{"rendered":"http:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=9033"},"modified":"2020-03-12T11:19:04","modified_gmt":"2020-03-12T10:19:04","slug":"diceria-delluntore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/diceria-delluntore\/","title":{"rendered":"Diceria dell&#8217;untore"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/diceria-delluntore\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p>di <strong><span style=\"color: #3366ff\">Margherita Parisi, V B classico<\/span><\/strong><\/p>\n<p>[<span style=\"color: #ffff00\"><strong>n.d.r<\/strong><\/span>.: <em>l&#8217;articolo risale a quasi un mese fa. E&#8217; stato deciso di procrastinarne la pubblicazione. Oggi lo pubblico perch\u00e9 pu\u00f2 suggerire una valida indicazione di lettura. Chi ha letto il romanzo trover\u00e0 che l&#8217;articolo manca, in qualcosa. Lasciamolo mancare. Ne parleremo<\/em>].<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/524-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-9036\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/524-3.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"301\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con questo nuovo articolo voglio parlarvi del romanzo <strong><em>Diceria dell&#8217;untore<\/em><\/strong> di Gesualdo Bufalino, siciliano nato a Comiso il 15 novembre del 1920 e morto a Vittoria il 14 giugno 1996.<\/p>\n<p>Il tema dominante \u00e8 senz&#8217;altro la morte: non per\u00f2 quella che in guerra, correndo tra le trincee, miete vittime senza piet\u00e0, n\u00e9 quella di anziani costretti a letto, circondati dai propri cari. \u00c8 invece una fine che si sente vicina, metabolizzata, accettata ormai dai pazienti della Conca d&#8217;oro, malati assolutamente incurabili.<\/p>\n<p>Lo scrittore, fra le righe, ricorda la giustizia nella morte. Sembrer\u00e0 forse ovvio: moriremo tutti, chi prima, chi dopo, chi per mano propria, chi no. Arriver\u00e0 un giorno, e nessuno di noi sapr\u00e0 mai quale, in cui la sera ci coricheremo per non svegliarci o ci desteremo per non dormire mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Un dubbio, implicito, attanaglia le menti dei pazienti: \u00e8 meglio sapere esattamente quanto ci manca a morire, o vivere nell&#8217;ignoranza, spensierati? I personaggi del romanzo lo sanno: c&#8217;\u00e8 chi ha davanti non pi\u00f9 di un paio di settimane, altri che invece hanno qualche mese ancora, e attendono tutti, pazienti. Si potrebbe dire che il romanzo insegna a godersi la vita, a lasciarsi andare completamente ai propri sentimenti, a ci\u00f2 che proviamo. Tra questi sentimenti spicca l&#8217;amore, nella sua foma pi\u00f9 pura e semplice: un amore che non pretende nulla in cambio, che non ha un fine, quasi a dirci che \u00e8 proprio solo l&#8217;amore ci\u00f2 che pu\u00f2 concedere agli altri chi ormai non ha pi\u00f9 niente e sta per perdere s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Gesualdo-Bufalino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-9035\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Gesualdo-Bufalino-640x343.jpg\" alt=\"\" width=\"317\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Gesualdo-Bufalino-640x343.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Gesualdo-Bufalino-768x411.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Gesualdo-Bufalino-1020x548.jpg 1020w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/Gesualdo-Bufalino.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 317px) 100vw, 317px\" \/><\/a>Una cosa affascinante in Bufalino \u00e8 il suo linguaggio. Ricercato e ricco di termini desueti, spezza la lettura e la rende macchinosa, il che, sommato alla pesantezza del tema trattato, non rende il libro molto fruibile; ma il mio amore, forse un po&#8217; maniacale, per le parole mi porta a riflettere. Ho notato che buona parte delle parole che usa Bufalino, in questo ed altri libri, non le avevo mai sentite: sono cos\u00ec poco usate, cos\u00ec particolari che, in cuor mio, so che andranno perse, ed \u00e8 la loro mancanza gi\u00e0 palpabile che rende l&#8217;italiano di oggi ci\u00f2 che vediamo e sentiamo. In noi giovani si nota una certa povert\u00e0 di vocabolario, sostituita spesso da intercalari a dir nulla improponibili. Forse, paragone azzardato, sono disgustata nella stessa misura in cui un latino del primo secolo lo sarebbe per come sar\u00e0 poi trattato l&#8217;italiano, suo erede prossimo. Inorridirebbe per la perdita di \u2018rorido\u2019, \u2018peripatetica\u2019 o \u2018esecrabile\u2019. L&#8217;uomo antico sarebbe forse rassegnato a questo inverno, che si prospetta lungo e tagliente, in cui saranno scordati molti scrittori, troppo complessi da leggere, e con loro molti termini dal suono e dal significato tanto perfetto, dolce e bello; tanto bello che ritengo che, in primavera, quesi termini verranno tirati fuori,<a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/7587c95b1d20eb0e955ad3f73a90-1433897.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-9034\" src=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/7587c95b1d20eb0e955ad3f73a90-1433897-640x480.jpg\" alt=\"\" width=\"437\" height=\"328\" srcset=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/7587c95b1d20eb0e955ad3f73a90-1433897-640x480.jpg 640w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/7587c95b1d20eb0e955ad3f73a90-1433897-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/7587c95b1d20eb0e955ad3f73a90-1433897-768x576.jpg 768w, https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/wp-content\/7587c95b1d20eb0e955ad3f73a90-1433897.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 437px) 100vw, 437px\" \/><\/a>\u00a0\u00a0 spolverati e riannoverati nel lessico conosciuto e usato.<\/p>\n<p>Io la primavera la sogno, davvero, perch\u00e9 so anche che quel giorno avremo cos\u00ec tante parole che potremo davvero farci la guerra con quelle solo. Anche se questo fosse solo un (miserabile?) sogno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Buona lettura!<\/p>\n<p>Margherita Parisi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Margherita Parisi, V B classico [n.d.r.: l&#8217;articolo risale a quasi un mese fa. E&#8217; stato deciso di procrastinarne la pubblicazione. Oggi lo pubblico perch\u00e9 pu\u00f2 suggerire una valida indicazione di lettura. Chi ha letto il romanzo trover\u00e0 che l&#8217;articolo manca, in qualcosa. Lasciamolo mancare. Ne parleremo]. 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