{"id":9959,"date":"2023-03-26T14:09:41","date_gmt":"2023-03-26T13:09:41","guid":{"rendered":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/?p=9959"},"modified":"2023-03-28T14:44:16","modified_gmt":"2023-03-28T13:44:16","slug":"latino-nel-xxi-secolo-ultima-corsa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/latino-nel-xxi-secolo-ultima-corsa\/","title":{"rendered":"Latino nel XXI secolo: ultima corsa?"},"content":{"rendered":"<div id=\"wp_fb_like_button\" style=\"margin:5px 0;float:none;height:20px;\"><script src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><fb:like href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/latino-nel-xxi-secolo-ultima-corsa\/\" send=\"true\" layout=\"button_count\" width=\"50\" show_faces=\"true\" font=\"tahoma\" action=\"like\" colorscheme=\"light\"><\/fb:like><\/div><p><em>Pu\u00f2 il latino sopravvivere nell&#8217;era della digitalizzazione? Pu\u00f2 il latino sopravvivere al XXI secolo? Quale futuro per la lingua &#8220;morta&#8221; per eccellenza? Il punto di vista di Carlo Franco<\/em><\/p>\n<h4><strong>Latino del XXI secolo: ultima corsa?<\/strong><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ho incontrato il latino da studente, alla scuola media, nell&#8217;anno 1971\/72, e ancora ho a che fare con questa lingua. Cinquant&#8217;anni sono per\u00f2 un tempo breve, a confronto con la presenza del latino in Europa, la cui fase recente \u00e8 raccontata dal bel libro di una studiosa francese (F. Waquet, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Latino. L&#8217;impero di un segno (XVI-XX secolo)<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, Feltrinelli 2004). Lo spazio del latino, un tempo grande, si \u00e8 rimpicciolito di molto, e con pi\u00f9 rapidit\u00e0 nel corso del Ventesimo secolo. Non penso soltanto allo <\/span><b>studio, molto ridimensionato nel corso del secondo dopoguerra<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, ma proprio alla produzione di testi nuovi, scritti e orali, in quella lingua. Le occasioni d&#8217;uso sono oggi rarissime. Poco latino, non sempre impeccabile, \u00e8 usato nelle prefazioni alle edizioni critiche del classici. Poche istituzioni, in una sorta di resistenza, promuovono<\/span><b> il &#8216;latino vivo&#8217;, con esiti non sempre felici<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">: per parlare, si usa infatti un <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">pidgin<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">-latino, che dimentica la storia della lingua. Simile problema nei tentativi di volgere in latino libri d&#8217;oggi (come <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Harrius Potter et philosophi lapis<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">: non lo sappiano i Mani di Cicerone&#8230;). Taluni istituti propongono un bizzarro insegnamento del latino &#8216;parlato&#8217;: a parte altre considerazioni, quasi insuperabile il problema di trovare dei madrelingua come &#8216;lettori&#8217;. In realt\u00e0, non basta l&#8217;uso di un qualche latino per festeggiare la vita di questa lingua: essa si continua certo nelle lingue viventi, ma si regge sui grandi testi prodotti finch\u00e9 il latino \u00e8 stata lingua colta europea (compresi, quindi, i <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Carmina<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Pascoli).\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><b>L\u2019estrema resistenza della Chiesa<\/b><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Certo, non sempre la modernit\u00e0 respinge il latino: vengono redatte<\/span><b> in latino voci per Wikipedia (anzi: <\/b><b><i>Vicip\u00e6dia<\/i><\/b><b>!)<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> ed esistono, si dice, pure<\/span><b> tweet latini<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">: ma si tratta di produzioni artificiali, mentre l&#8217;uso pubblico di quella lingua \u00e8 obsoleto. Naturalmente, resta la <\/span><b>lingua ufficiale della Chiesa cattolica<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">: in latino sono redatti i documenti dottrinali e celebrate alcune liturgie solenni. In latino, con formula fissa, viene annunciata l&#8217;elezione del nuovo vescovo di Roma (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Annuntio vobis gaudium magnum! Habemus papam<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">!). Con un discorso in latino proclam\u00f2 Giovanni XXIII l&#8217;apertura del Concilio Vaticano, nel 1962 (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Venerabiles Fratres, Gaudet Mater Ecclesia..<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">.); ancora in latino ne proclam\u00f2 la chiusura Paolo VI, nel 1965 (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Venerabiles Fratres, Hodie Concilium Oecumenicum Vaticanum secundum concludimus&#8230;<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">). Ma \u00e8 passato tanto tempo. E proprio il Concilio segn\u00f2 l&#8217;abbandono della liturgia esclusivamente celebrata in latino.\u00a0<\/span><\/p>\n<h4><b>L\u2019ultimo discorso pubblico (e scorretto!) in latino<\/b><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;occasione pi\u00f9 recente, che io ricordi, in cui si us\u00f2 latino per un discorso \u00e8 per\u00f2 di pochi anni fa. <\/span><b>In latino Benedetto XVI comunic\u00f2 la propria rinuncia al papato<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (11 febbraio 2013): in molti si videro le riprese. Inizi\u00f2 dunque il papa a parlare davanti ai cardinali riuniti, con voce flebile e a tratti mal udibile, nel suo latino dall&#8217;accento tedesco: <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Fratres carissimi, non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vita communicem<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Non saprei dire se tutti i presenti compresero quelle parole (qualcuno era stato avvisato), ma quel discorso in latino ha buone probabilit\u00e0 di restare l&#8217;ultimo di sempre (Il testo si pu\u00f2 leggere in <\/span><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/la\/speeches\/2013\/february\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20130211_declaratio.html\"><span style=\"font-weight: 400;\">rete<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">). Nel discorso assai breve, c&#8217;erano, stranamente,<\/span><b> alcuni errori di latino, poi corretti nel testo agli atti ma subito rilevati a stampa dal filologo Luciano Canfora<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Due millenni di latinit\u00e0 in poche righe<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, ristampato nel volume collettivo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">La scelta di Benedetto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, Solferino 2013). Vi si leggono espressioni di Cicerone, citazioni dei Padri della Chiesa, e anche dei modernismi, ossia termini estranei al lessico latino antico: una necessit\u00e0 fronteggiata un tempo con speciali dizionari. Un <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">grammar-nazi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> potrebbe osservare, quanto agli errori, che nelle righe iniziali sarebbe stato preferibile dire <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">vos convocavi [\u2026] ut vobis decisionem communic[ar]em<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Ma nelle ore che precedettero la storica dichiarazione, chi era incaricato di tradurre in latino il testo non ebbe certo agio di concentrarsi sulla grammatica. Tuttavia, come not\u00f2 Canfora, se anche \u00abil latino dei moderni riflette la ricchezza e la novit\u00e0 della lingua dei moderni\u00bb, resta che \u00abalcuni pilastri non possono, neanche in omaggio al &#8220;nuovo che avanza&#8221;, essere infranti\u00bb. Sulla base di quegli errori linguistici \u00e8 sorta pure una<\/span><b> teoria complottista:<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> gli svarioni proverebbero che le dimissioni furono forzate, che la rinuncia \u00e8 invalida, e che Bergoglio \u00e8 un papa non legittimo. Nientemeno (<\/span><a href=\"http:\/\/chiesaepostconcilio.blogspot.com\/2013\/02\/clamorosi-errori-di-latino-nella.html\"><span style=\"font-weight: 400;\">qui<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> un saggio di questi deliri).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La morte di Benedetto XVI, il 31 dicembre 2022, mi ha riportato alla memoria quella storica <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">declaratio<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (cos\u00ec si chiamava, con ineccepibile termine ciceroniano).<\/span><\/p>\n<h4><b><i>Verba nova<\/i><\/b><b> per il 2023<\/b><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le cerimonie funebri di Benedetto XVI hanno comportato poi la redazione di un ulteriore testo, dunque nel latino del 2023. Alle spoglie mortali del papa \u00e8 stato unito un <\/span><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/special\/esequie-bxvi\/documents\/rogito-transito-benedetto-xvi_la.html\"><span style=\"font-weight: 400;\">&#8216;Rogito&#8217; <\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">che ricapitola, in grande sintesi, la vita del defunto.\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Scorrendo il testo si rileva qualche tratto notevole. Per indicare l&#8217;ora della morte, si usa il modernismo <\/span><b><i>momentum<\/i><\/b><b> per dire &#8216;minuto<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">&#8216; (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">hora nona, triginta quattuor momentis elapsis<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">), mentre della<\/span><b> madre di Ratzinger<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> si dice che in giovent\u00f9 lavorava come <\/span><b><i>coqua<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (<\/span><b>cuoca<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, termine raro, che si legge in Plauto) in un <\/span><b><i>deversorium<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (normale per indicare una <\/span><b>locanda<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">). Pi\u00f9 interessante il passaggio relativo agli anni della Seconda guerra mondiale: taciuto l&#8217;arruolamento del giovanissimo Georg come ausiliario nella <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Luftwaffe<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e nella <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Wehrmacht<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (1943-1945), si sottolinea invece come la famiglia lo avesse preparato \u00aballa dura esperienza dei problemi connessi al regime nazista\u00bb. Il modernismo<\/span> <b><i>nazistae<\/i><\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">(<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ad durum aerumnarum nazistarum regiminis tirocinium<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">) \u00e8 documentato. Ricorre dopo il 1945 con una certa frequenza in testi latini, non solo di Chiesa. Anche altri aspetti della contemporaneit\u00e0 implicano parole, per cos\u00ec dire, post-classiche: termini moderni, sebbene due siano grecismi, presentano l&#8217;azione del papa di fronte all&#8217;avanzata del relativismo morale e di una condotta di vita che non considera la sfera religiosa (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">coram relativismo et atheismo practico magis magisque irrepentibus<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">).\u00a0<\/span><\/p>\n<h4><strong><b>Latino in bilico tra esito ed <\/b><b><i>exitus<\/i><\/b><\/strong><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questo lo stato della produzione in latino oggi, a Roma, dove esiste una Pontificia Accademia di Latinit\u00e0, presieduta da Ivano Dionigi (latinista, gi\u00e0 all&#8217;universit\u00e0 di Bologna). Quale sar\u00e0, pi\u00f9 in generale, il destino del latino nel XXI secolo \u00e8 arduo dire. <\/span><b>Lo studio della lingua declina, insieme con la pratica, ingiustamente ridimensionata, della traduzione<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (il massimo livello di conoscenza linguistica, il migliore accesso ai testi, perch\u00e9 unisce comprensione e interpretazione). Nella nostra scuola si continuer\u00e0, finch\u00e9 possibile, a cercare di<\/span><b> trasmettere il senso della cultura e della lingua latina a chi \u00e8 nato in questo secolo<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, e in esso vivr\u00e0. Al pessimismo possono indurre, tra l&#8217;altro, perfino certi umori della rete, come un post comparso ai primi di gennaio 2023 (da lercio.it): \u00abAperto il testamento di Ratzinger, ma \u00e8 in latino del V secolo d.C. e nessuno riesce a interpretarlo\u00bb. Ne va di mezzo il defunto, ma anche il latino, paragonato ormai all&#8217;etrusco, ossia a una lingua ignota e incomprensibile. Difficile che ne derivi una tipica polemica sulla scuola italiana, dove, come si ripete a vanvera, \u201cnon si insegnano bene le lingue\u201d, antiche o moderne. Pi\u00f9 probabile, si direbbe, l&#8217;ennesima crociata per l&#8217;abolizione del latino. E per\u00f2, mio eventuale lettore o <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">lettrice, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">finem lauda<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><i><span style=\"font-weight: 400;\">Vuoi leggere un altro articolo? <a href=\"https:\/\/old.istitutobrunofranchetti.edu.it\/giornalino\/la-voce-della-nostra-generazione\">Clicca qui<\/a>!<\/span><\/i><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 il latino sopravvivere nell&#8217;era della digitalizzazione? 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