di Anna Fu 4A PNI
Ragazzi che vivono solo per giocare online? E’ questo un problema che si sta diffondendo soprattutto nel continente asiatico.
Fin dall’anno scorso la Corea del Sud, uno dei paesi asiatici tecnologicamente più avanzati, è impegnata nella lotta alla dipendenza da video-giochi. Sono stati proprio i numerosi casi di morte legati a questo fenomeno a far scattare l’allarme. Ecco alcune tra le iniziative adottate dal governo di Seul:
- blocco notturno (dalla mezzanotte alle 6 o dall’una alle 7 o dalle 2 alle 8 del mattino) della connessione ai giochi online per i giocatori minorenni;
- meccanismi di penalizzazione introdotti dai gestori video-ludici dopo un certo numero di ore passate davanti ai giochi;
- rallentamento della connessione dopo sei ore di navigazione per i ragazzi minorenni.
Lo scopo di queste norme è costringere i giovani a prendersi una piccola pausa per non rischiare la propria vita.
Il controllo online fino ad ora, però, si è dimostrato assai problematico non solo per una serie di difficoltà tecniche, ma anche perché molte persone riescono a trovare una soluzione per aggirare il blocco notturno. Inoltre l’accesso a internet in Corea del Sud è facile, economico e molto veloce: più del 90% della popolazione ha la possibilità di navigare in rete. Sono presenti, poi, circa 12 mila internet café, aperti 24 ore su 24, dove la connessione a internet costa solo un dollaro all’ora.
Risultati apprezzabili sono stati invece conseguiti dalla “Jump Up Internet Rescue School”, un istituto situato in una foresta distante circa un’ora dalla capitale Seul, dove i ragazzi, per dodici giorni, frequentano corsi finalizzati a limitare la dipendenza da internet e riabilitare le connessioni emotive con il mondo reale.