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Latinorum -Riflessione sul valore del “Latino” a scuola

Scrivo al giornalino della scuola questo intervento riguardo un argomento che mi sta a cuore, su cui credo che noi insegnanti di Lettere dobbiamo esprimerci per dare maggior impulso all’insegnamento di una materia ritenuta la “bestia nera”da tutti gli studenti di questo liceo e di tutti i licei scientifici. Ringrazio fin d’ora se, in qualche parte del giornalino, o in qualche altro mezzo di comunicazione con gli studenti, vorrete trovarmi un qualche spazio.

Grazie per lo spazio concessomi

Prof.ssa Donatella Pozzi

CHE VUOL CH’IO FACCIA DEL SUO LATINORUM?

Questa è la domanda che tutti i giorni sembra vogliano rivolgermi i miei studenti di biennio nelle ore di latino, soprattutto davanti ai risultati, a volte disastrosamente senza appello, delle verifiche; ma anche davanti a bei voti, frutto però di una fatica che sembra sproporzionata al risultato: la conoscenza minima di una lingua che non ci serve, quindi non interessante, non importante, inutile per la nostra vita futura e men che meno presente.

Che poi ‘sti Latini dovevano essere ben bizzarri, date le frasi oscure, senza capo né coda, assolutamente improbabili che risultano dopo due ore di fatica su una versione del compito! Ma come si esprimevano? Ma cosa volevano mai dire con ‘sto latinorum che pare un rompicapo, un indecifrabile linguaggio runico?

E gli accenti poi …. Ma farà lo stesso pronunciare in un modo o in un altro …! Come se facesse lo stesso in italiano dire tenére o ténere, àncora o ancora …..!

E va bè! Mica devo parlare in latino con qualcuno, mica mi devo far capire!

Insomma, anche si ride in classe in quelle ore, a sentire quel che viene fuori!

Comunque, tornando alla domanda iniziale, come quella rivolta a Don Abbondio da Renzo, che chiede di venire al dunque, abbandonando quel latino che allontana dalla realtà delle cose quando quel che serve è ben altro: perché perdere tempo col latino?

Come rispondere dunque? Perché di una risposta c’è bisogno, soprattutto quando nelle “alte sfere” si è deciso che si può fare lo stesso percorso scolastico senza studiarlo più!

Non credo che la riposta da dare sia:”Perché, se per caso poi ti iscrivi a Giurisprudenza o a Medicina, sapere il latino ti aiuta!”. E se poi non mi iscrivo a Giurisprudenza o a Medicina o a Lettere, non mi sarà servito a niente?

Io, per esempio, non ho mai pensato di iscrivermi a Matematica, a Fisica o Ingegneria, ma la matematica studiata a scuola mi sarà pur servita a qualcosa! Nessuno si penserebbe di abolire la matematica da qualche percorso di studi, eppure, se pensiamo a quanta matematica serva alla maggior parte di noi, che abbiamo pure studiato anche le equazioni, i radicali, la trigonometria…, forse ci sarebbero bastate poco più che le tabelline (Che mi sto pure dimenticando)!

Quindi la motivazione a quanto si studia non è certo, o non solo o non sempre, nell’utilità pratica.

Studiare il latino è certamente un di più, un valore aggiunto, direi un privilegio. In un mondo in cui spesso pare aver peso solo ciò che appare e che serve concretamente nell’immediato, chi studia il latino si concede il “lusso” di studiare qualcosa di “inutile”.

E a me piace insegnarlo perché il latino è bello: ha la bellezza di una lingua diversa dalla nostra, che per questo ci incuriosisce, ma anche così simile alla nostra, ed è entusiasmante ritrovare le somiglianze e la radice delle nostre parole e dei nostri concetti; ha la bellezza della scoperta che dietro ad una lingua c’è un mondo di idee, di modi di leggere la realtà, la vita di un popolo; ha la bellezza del rigore del procedimento, come la matematica: quando traduco e il senso torna, c’è soddisfazione! Come un puzzle di cui ho trovato e messo al posto giusto tutte le tessere . E guarda che bel quadro mi è venuto fuori! Ci sono persone, luoghi, situazioni …..!

E’ stato faticoso procedere e arrivare a comporre il puzzle o anche solo una piccola parte? Beh! E’ considerazione fin troppo banale che non si costruisce qualcosa di importante senza fatica! E se anche non lo si vede fin dall’inizio che ne risulterà qualcosa di bello, interessante e utile, ci si può fidare di chi ce lo dice con passione ed entusiasmo.

Chiudo. Avevo voglia di dire queste cose, per non assistere senza alzare un dito alla “morte in diretta” di una materia che amo e che amo insegnare.