di Marco Visentin – II C classico
Per nostra sfortuna, lo Stato italiano non si dà cura di educare sempre efficacemente i propri cittadini alla legalità, avendo soppresso l’insegnamento dell’educazione civica, materia vitale. Per nostra fortuna, però, una gran quantità (una pletora, effettivamente) di associazioni si preoccupa di riempire tale vuoto. Un intento lodevole, a cui vanno tutto il mio plauso e sostegno, consapevole di quanto importante sia tutelare la collettività attraverso l’educazione.
Purtroppo, però, ogni realtà, anche la più virtuosa, rischia il “contagio”: così, anche i paladini della legalità possono cadere, per quanto noi tutti ci auguriamo il contrario, nel pressapochismo e nella faciloneria. Com’è accaduto a Firenze il 24 ottobre, in occasione della conferenza conclusiva del progetto Sentinelle della Legalità.
Dinanzi a una platea di ragazzini provenienti principalmente da scuole elementari e medie e, in misura minore, superiori, è sempre opportuno usare le parole con cautela, soppesandone bene le implicazioni. Si vuole parlare di legalità, di lotta alla mafia? Lo si faccia, assolutamente. Ma si eviti, data la circostanza, di inserire più o meno velati riferimenti all’attuale situazione politica: il discorso ne guadagnerà maggiore imparzialità e i suoi valori saranno valutati in modo più sereno.
Forte di questa convinzione, ho dovuto constatare che sembra non essere condivisa da tutti. In particolare, una frase detta da Domenico Bilotta, responsabile del progetto, rivolgendosi ai giovani presenti, mi ha raggelato il sangue nelle vene; essa suonava pressappoco così: “tenete conto di queste questioni [della legalità], ragazzi, perché voi non potete votare, ma i vostri genitori sì e al referendum dovranno tenerne conto”. Considerando le frequenti allusioni, durante i vari incontri avuti con il Bilotta, alla “Costituzione più bella del mondo” (valutazione, anche questa, di ordine squisitamente politico), queste sue dichiarazioni non possono che essere considerate indicazioni di voto.
Si aggiunga, per di più, che gli esponenti politici presenti, invitati per rispondere alle domande del giovane pubblico, erano Vittorio Bugli, assessore regionale toscano in quota PD, Cristina Giachi, assessore del comune di Firenze sempre in quota PD e Alessia Petraglia, senatrice di SEL/SI; era stata invitata, ma non ha potuto presenziare, anche la senatrice Rosa Maria di Giorgi, PD. E la correttezza politica? e la par condicio? Soltanto esponenti di sinistra, tra l’altro con una schiacciante maggioranza democratica… Non sarò Enrico Mentana, ma chiunque vedrebbe che c’è stata un’evidente distorsione (e parzialità) nella rappresentanza.
Fare commenti politici da un palco scolastico e organizzare dibattiti-farsa è un comportamento squalificante per un’associazione che si propone come promotrice della legalità: indica mancanza di serietà. E, a ben considerare, anche un’inconsistenza delle proprie tesi, se si deve giungere a stabilire un’assurda corrispondenza tra Riforma Renzi-Boschi e lotta alla criminalità.
Dottor Bilotta, le ripropongo la domanda posta a Firenze, cui non rispose: è mai possibile che la serietà della politica debba essere ridotta a questo livello? a manipolare dei ragazzini? Gli elettori sono sciocchi se sono cresciuti in una cultura politica ignorante e pressapochista, come quella che Lei ha sfoderato lì sul palco, come quella che contraddistingue, oggi, una parte preoccupante dei partiti italiani; se, invece, l’educazione civica che Lei dice di sostenere si esplicasse anche in una maggiore serietà, gli elettori non sarebbero più maturi?
Come può pensare, dottor Bilotta, che un elettore dalla consapevolezza resa immatura dall’attuale pochezza politica possa opporsi alla legalità e alla mafia come Lei incita a fare?
