NEW YORK! NEW YORK!
di Beatrice Pamio 4G
Qualche mese fa ho conosciuto, tramite la professoressa di lettere, Matilde Fogliani, un’ex studentessa del Bruno che ora vive a New York dove si è trasferita per un dottorato dopo la laurea a Ca’ Foscari e dove rimarrà per 5 anni. Nella mia classe, 4G, dopo aver sentito la sua storia ci siamo subito incuriositi così le abbiamo chiesto un’intervista.
-Qual è stato il tuo percorso di studi?
-Su che cosa verte il tuo dottorato?
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
-Com’è la tua giornata tipo?
-Qual è la differenza tra lo stile di vita italiano e quello newyorkese?
-Tra i tuoi amici ci sono sono americani?
-Com’è la tua esperienza di insegnante?
-Quali sono i principali interessi degli americani nei confronti della cultura italiana? (cinema, letteratura, ecc…)
-I tuoi genitori cosa pensano di questa lunga esperienza oltre oceano? Ti hanno incoraggiato a intraprendere questa avventura?
Dopo essermi diplomata, ho dovuto capire cosa fare della mia vita…scelta non facile. Avevo sempre pensato di iscrivermi a medicina e di specializzarmi in psichiatria o oculistica, ma gia’ durante il percorso intrapreso durante le superiori mi ero resa conto che le materie scientifiche non erano la mia passione. In realta’ mi piaceva studiare la letteratura italiana e quella latina ed inglese. Dopo il diploma ho deciso che non avrei piu’ voluto studiare fisica, chimica o biologia, quindi dovevo rivedere i miei progetti. Che fare? Ho considerato tutte le opzioni che ritenevo valide per la mia persona e per una futura posizione lavorativa: Giurisprudenza, Scienze della Formazione primaria e Lingue e Letterature straniere (che non mi convinceva del tutto, forse perche’ mio zio si era laureato a Ca’ Foscari e mio padre aveva iniziato a studiare lì dopo il diploma al Bruno…eh sì, anche lui!). Non ho passato il test di scienze della formazione primaria per soli 5 punti perche’ non avevo una conoscenza consolidata di pedagogia, ed e’ stata la mia fortuna!
Ho quindi scelto di studiare Lingue e Letterature straniere a Ca’ Foscari: inizialmente pensavo ad arabo ed ebraico ma alla fine ho deciso per inglese e spagnolo. E’ stata la scelta migliore che potessi fare: mi sono laureata alla triennale a alla specialistica in 5 anni che sono volati, nonostante facessi anche mille lavori nel frattempo (hostess al porto di Venezia, tour assistant per le navi da crociera, hostess ai convegni, ripetizioni e insegnante di inglese ed italiano ai cassaintegrati della nostra regione). Che fare poi? Sono stata fortunata e dopo tre mesi sono approdata a NY per il dottorato.
Studio alla City University of New York, conosciuta come Cuny Graduate Center. Location meravigliosa, 5th Avenue davanti all’ Empire State Building. Studio italianistica, nel dipartimento di Letterature Comparate. Non c’e’ un dottorato di italianistica ma solo una specializzazione. Quindi il mio dottorato risultera’ essere di Letterature Comparate con specializzazione in italianistica. Non so ancora quale sara’ l’argomento della mia tesi, ogni volta che seguo un nuovo corso mi appassiono all’argomento. Penso Barocco Italiano o ‘900. Vedremo…
Nonostante mia madre speri sempre che torni in Europa ad insegnare, penso che potrei restare anche negli Usa, avendo superato lo shock iniziale! Non scarterei nemmeno l’Australia o la Nuova Zelanda. Comunque ho parecchio tempo per pensarci, il dottorato negli Stati Uniti dura 5 anni, in Europa solo 3. Vorrei diventare docente di Letteratura Italiana; se non fosse possibile, insegnare lingua italiana e spagnola sarebbe ugualmente meraviglioso. Insegnare è ciò che voglio fare.
Passo/passiamo la maggior parte della giornata all’universita’. Come gli eremiti: pausa pranzo con gli amici del dipartimento, o di altri dipartimenti, visto che ho una bella “parlantina” e nella lounge si conosce sempre gente nuova. E lezioni il pomeriggio/sera perche’ di mattina si insegna agli studenti undergraduate (la nostra triennale)
Se insegno (mar e gio) mi alzo alle 6.15 e vado al Queens: insegno al Queens College dalle 8 alle 12; poi torno a casa per depositare libri, compiti ed esami da correggere e vado a seguire le mie lezioni.
Beh da dove iniziare?!….pensavo che le nostre culture fossero almeno in parte simili, essendo due paesi occidentali… assolutamente no!!
NY e’ una realta’ a sè stante, come Londra. Non rappresenta gli Usa. Si e’ sempre di corsa anche per un caffe’….la prima volta che ho preso un caffe’ take away non sapevo da che parte iniziare: prendi il bicchiere lo riempi, cerchi la linguetta di carta da mettere intorno per non bruciarti la mano, metti il coperchio e poi come bevi? C’é una piccola linguetta che ovviamente non avevo notato, e la mia amica americana mi guardava come se fossi una aliena! Che risate! Poi devi inziare ad imparare a camminare/correre bevendo il caffè. Ormai ho imparato.
In questa città sei perennemente bombardato da stimoli visivi ed uditivi, una lotta continua. Noi italafoni chiamiamo NY il “porto di mare”. Qui viene chi e’ in cerca di successo, chi vuole studiare, chi sta scappando da qualcosa (chi cerca un nuovo inizio in generale), tutta gente di passaggio. Di conseguenza i rapporti umani vengono messi in secondo piano, inconcepibile per noi. La gente stenta a salutare, non ci si parla nemmeno in fila alla cassa del supermercato. Ognuno pensa a sè stesso, vivi nella tua sfera o come dicono qui bubble. In metropolitana non fissi la gente, stai o fingi di essere assorto nei tuoi pensieri. Vivo nello stabile dell’universita’ e anche i giovani stentano a salutare, ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine.
Comunque e’ una citta’ che offre tantissimo dal punto di vista culturale e lavorativo. It is the right place to be!
Ho diversi amici americani, ma anche italiani, nel dipartimento dove studio. Gli italiani tendono sempre a ricreare un nucleo familiare, ci chiamano l’Italian family. Siamo molto unite/i.
Insegnare e’ la mia passione e mi sta dando grandi emozioni. Ho instaurato un ottimo rapporto con i miei studenti, mi diverto e sicuramente essere giovane mi aiuta. Tra un mese compio 26 anni e loro hanno dai 18 ai 22 anni, solo 3 sono over 30. In una delle ultime lezioni ho fatto ascoltare Fabri Fibra in classe, e’ stato divertente!
Due settimane fa mi sono venuti ad osservare in classe per fare un report al direttore del dipartimento. Il report e’ stato estremamente positivo, hanno visto che prima di iniziare la lezione stavamo parlando e scherzando, in classe parlo sempre italiano e gli studenti erano partecipi ed attenti, l’atmosfera distesa. Fin dal primo giorno ho fatto presente che sono anche io una studentessa e so che cosa significa essere in classe e chiedere dei chiarimenti: non sono lì per giudicare, ma per insegnare la mia lingua e cultura. Ho sempre detto di non esitare a parlarmi di persona durante il ricevimento, in classe o via e mail. Credo abbia funzionato. Alcuni di loro mi chiedono consigli anche per i futuri percorsi e scelte di studio, a volte mi sento come una sorella maggiore, nonostante rappresenti comunque un’ autorità!
Gli americani studiano tutto della cultura italiana, sono in perenne adorazione. Si concentrano soprattutto sul Rinascimento e Barocco secondo me. Studiano la Letteratura Italiana piu’ di quanto si faccia in Italia, e’ piu’ facile trovare un libro qui che in Italia se devi portare avanti il tuo progetto di ricerca. Nonostante stiano effettuando tagli all’universita’ nel settore degli studi umanistici, qui non c’e’ la mentalita’ del: “con la cultura non si mangia”.
I miei genitori hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso educativo.
Mia madre mi ha sempre spinta a fare application per andare all’estero, gia’ prima della laurea magistrale. Mi consigliava di non aspettare l’ultimo momento, e cosi’ ho fatto. Ho stressato la mia relatrice con almeno dieci richieste, anche di piu’, di lettere di presentazione. Ho vinto una borsa per insegnare a Dublino lingua italiana per un anno attraverso il ministero e un’altra borsa per un master itinerante, Erasmus Mundus (e avrei dovuto studiare 6 mesi in Polonia, un anno in Canada, 6 mesi in Spagna). Poi a febbraio ho ricevuto la chiamata dalla CUNY (era l’unica domanda di dottorato che avevo inoltrato). Ed eccomi qui. Non rimpiango assolutamente la scelta che ho fatto, sono sempre in contatto su Skype con i miei, zii, zie e cugini. Non mi manca l’Italia ma la famiglia sì. Comunque e’ una esperienza che consiglio a tutti.
Viaggiate, uscite dall’Italia e vedete come funziona fuori. Quando torno a Mestre spero di riuscire a salutarvi di persona.