di Giulia De Rosa 5A
Film di Ermanno Olmi, con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria; Italia 2014; Drammatico.
Una notte in trincea racconta il dramma di “milioni di giovani e civili morti in quella guerra senza che sapessero il perché”. Siamo nel 1917, la guerra è già iniziata da tre anni e in un avamposto italiano, nei pressi di Asiago, soldati sono bloccati in trincea sotto oltre tre metri e mezzo di neve. Il tempo viene scandito tra bombardamenti e inesorabili attese. Tra i soldati c’è chi canta per sentirsi ancora attaccato alla vita, chi si meraviglia di fronte ad un animale, come se fosse qualcosa di inaudito. Il comando dà l’ordine di avanzare e conquistare un avamposto. Ma gli austriaci sono vicini e i soldati quasi li sentono respirare; è una missione suicida.
Cento anni dopo lo scoppio della Grande Guerra, Ermanno Olmi porta sul grande schermo una denuncia dell’orrore compiuto dall’umanità; un film che fa ragionare sul significato della guerra, che riesce a trasmette l’angoscia, la frustrazione di fronte alla sopravvivenza, non più vita, o morte in trincea. Torneranno i prati racconta soprattutto la storia dei suoi protagonisti: minatori, contadini, studenti, ecc. che vedono infrangersi i propri sogni, speranze, progetti di vita, di fronte ad una guerra di cui non conoscono nemmeno il vero motivo. Il dramma di milioni e milioni di anonime vite perdute in un’apocalisse senza senso.
Con questo film, infatti, Olmi riesce a far emergere il lato più drammatico del conflitto : la guerra vissuta dai soldati, attraverso sguardi, volti, emozioni di coloro che hanno combattuto e che il passare del tempo tende a dimenticare. I dialoghi non sono ampi, ma le espressioni del volto, e soprattutto il silenzio riesce a comunicare tutto, trasmette più di quanto non si possa dire a parole.
Torneranno i prati è un film poetico ed essenziale, sicuramente di grande impatto. Lascia da parte l’azione e l’eroismo di guerra. Si focalizza piuttosto su uno scenario di morte, dolore e ingiustizia. Olmi rievoca il passato come lezione, per il presente e per il futuro, nel tentativo di sottolineare l’assurdità della guerra.
