di Marco Visentin – IC Classico
Foto di Francesco Vezzani – IVA Classico
Giovanni Stigliano Messuti è rappresentante dell’I.I.S. Bruno – Franchetti al Consiglio d’istituto, eletto nella Lista Amplifon; frequenta la III Liceo al Franchetti. Essendo trascorso ormai più di un mese dalla sua elezione e avvicinandosi sempre più la data di fine del primo periodo dell’anno scolastico, è giunto il momento di rivolgergli qualche domanda, stilando un bilancio della situazione scolastica e di questa prima fase del suo mandato.

Vi è un motivo particolare per cui hai scelto di candidarti?
Sicuramente la ragione principale per cui mi sono candidato è portare avanti un’istanza che ritengo di primaria importanza, ovvero il cinema: cinema che io amo moltissimo e del quale mi occupo anche a livello critico-professionale e che mi sarebbe piaciuto potenziare in questa scuola. Come sappiamo, dalla riforma della “Buona scuola” ci saranno dei fondi destinati ad attività di cinema, ma sono cose che ovviamente partiranno solo in un secondo momento; quindi ho pensato che se io fossi stato rappresentante d’istituto avrei potuto organizzare dei cineforum durante l’autogestione, le feste di Natale, ecc… fatti anche con un certo criterio. In più, perché, vedendo una sorta di vuoto dopo la dipartita di Lorenzo, del quale sono molto amico e con cui ho anche molto collaborato, mi sono sentito in dovere di continuare la sua opera.
Essendo rappresentante del Franchetti, devi rapportarti sia con i colleghi dell’altra sede, sia con i (pochi) compagni di scuola. Ti senti sostenuto all’interno della scuola?
Partendo dal rapporto con i miei colleghi, devo dire che lavoriamo molto bene: facciamo una cosa che gli anni scorsi non c’era, cioè un Collettivo studentesco che si riunisce ogni venerdì al Bruno, questo venerdì (l’11/12, nda) anche al Franchetti, nel quale analizziamo tutte le problematiche insieme agli studenti e parlandone civilmente, quindi, senza il bisogno di ricorrere a mail o telefonate, ci si vede di persona, che secondo me è la cosa migliore. Quindi mi trovo molto bene con i miei colleghi Eleonora Palma, Tina Bidin e Leonardo Bona.
Quanto all’aspetto degli studenti, sì: se gli studenti hanno bisogno di me, mi vengono a cercare: recentemente mi sono state proposte delle iniziative di due ragazze di III A, Samantha Covich e Ludovica Marangon, su una conferenza molto interessante che porterò in Consiglio d’Istituto; quindi, anche il fatto che le iniziative che hanno in mente mi vengano proposte è una cosa che mi fa piacere.
L’unica cosa che mi è dispiaciuta è che ci siano stati un po’ di disguidi per la questione del sit-in per la “Buona scuola”; è una questione nel cui merito non voglio entrare e sulla quale mi sono già espresso. È stata solo una deviazione.
Qualcosa ti dovrò chiedere per forza, più avanti, sull’argomento.
Certo.
Ci sono problemi particolari che hai riscontrato e che intendi presentare al Preside o al Consiglio d’Istituto?
Domani (il 10/12, nda), in Consiglio d’Istituto, presenterò i seguenti problemi: problemi strutturali – poi chiederò anche ai rappresentanti di classe, farò una riunione in seguito al Consiglio d’Istituto per far loro compilare dei verbali in cui mi dicono cosa nella loro classe e nel loro piano non funziona. Quindi quella è la prima cosa che faccio presente al Preside. Attenzione perché, essendo state abolite le province, sta ancora avvenendo il passaggio di consegne dalla Regione alla Città metropolitana, quindi i fondi sono per ora in stallo; infatti, la prima cosa che chiederò al Preside sarà: “Allora, come siamo messi?”.
L’altra problematica nella gestione della scuola riguarda il Preside, perché, non per una sua malvagità intrinseca, è costretto a stare molto più spesso al Bruno che al Franchetti, perché ha più studenti, più problemi… Io, comunque, riesco a comunicare: o vado a trovarlo di persona o ci scambiamo delle mail. Certo che averlo qui, non dico 24 ore su 24, ma almeno un paio di ore al giorno, quello sarebbe fantastico e quindi gli chiederò se magari si può sistemare quest’aspetto.
Forse, l’ultimo aspetto nella gestione è che, mentre al Bruno ci sono tre persone, e quindi, avendo dei colleghi, si trovano in un ambiente con più collaboratori, io mi trovo i miei collaboratori, ma nessuno mio pari, nessuno che abbia la mia stessa carica e la mia stessa autorità. Quando si tratta di fare una circolare, sarebbe bello avere qualcuno che lo facesse. Fortunatamente, i ragazzi del Bruno, i miei colleghi, sono molto disponibili in questo e mi hanno spesso aiutato. Purtroppo, però, questa situazione non si può modificare, perché, come sappiamo, il voto è proporzionale, quindi un rappresentante al Franchetti e tre al Bruno, è così ormai da un paio d’anni.
È la tristezza della nostra scuola.
Sì, la forza sta nel numero ed è anche giusto che sia così, per certi versi.
C’è una buona sinergia, quindi, come hai detto, con i rappresentanti della sede Bruno. Abbiamo parlato di problemi, hai parlato del cinema. Ci sono delle ulteriori iniziative che intendi mettere in campo, in particolare anche in vista dell’autogestione?
Facendo una piccola anticipazione, stiamo contattando alcuni ospiti per la nostra autogestione. Non abbiamo, in realtà, in mente iniziative fisse extrascolastiche a parte il corso di scrittura giornalistica, che però si è già avviato.
Per l’autogestione pensavamo di invitare, su suggerimento del professor Millino, il presidente del CUAMM, che è un’associazione no-profit, una sorta di “Medici senza frontiere” – so che non è il termine esatto, ma comunque di quello si tratta – e che opera in Africa; o anche l’Osservatorio Integrazione, l’osservatorio che ha sede in via Costa e che si occupa di fare attività ambulatoriali che spiegano cosa stia succedendo adesso a livello internazionale, perché queste persone se ne vanno dalle loro case, non è solo una questione di guerra, ma c’è anche altro; poi avevamo in mente di invitare anche la Protezione Civile, per far capire in cosa consiste oggi il servizio civile – il servizio militare non è più obbligatorio da un bel po’, ma c’è anche la possibilità di servire la Patria un anno con la Protezione Civile.
Poi abbiamo un’iniziativa che partirà a scuola, speriamo presto – aspettiamo domani (il 10/12, nda), vediamo se la approvano –, la staffetta “Over the fortress”: è un gruppo di volontari che in auto percorre la rotta balcanica e va incontro a tutti i profughi siriani che stanno cercando di percorrere quella rotta a rovescio per risalire verso i Paesi del nord Europa. Noi ovviamente faremo la nostra parte portando beni di prima necessità, quindi coperte, giocattoli, ma anche carta igienica, rasoi, cibo in scatola, ecc… Sarà una sorta di raccolta che noi rappresentanti faremo – se ce lo concederanno – passando per le varie classi e chiedendo se qualcuno vuole lasciare qualcosa.
Per ora queste sono le iniziative che abbiamo in mente; per la festa di Natale, ricordo che gli anni scorsi c’era qualcuno che voleva fare tornei di Just Dance e simili, ma sono cose secondarie, che si organizzano al momento.
Ti ringrazio per lo spoiler… Questa domanda, come ho anticipato prima, è relativa ai fatti di sabato, quindi alla protesta messa in atto da alcuni studenti di I A e III A, per la maggior parte. Che cosa ne pensi? Secondo te l’organizzazione è stata buona, a parte le motivazioni, che si possono condividere o no?
Facendo una premessa, io sono contrario alla “Buona scuola”, come altre persone mi sono dilungato nello spiegare come questa sia deleteria – anche al Collettivo – però non ho aderito a questa protesta per un motivo: in un primo momento è stata richiesta la mia partecipazione non in quanto studente – cioè io, Giovanni Stigliano, che ho voglia di partecipare alla manifestazione – ma in quanto rappresentante d’istituto.
Quindi per legittimare la posizione dei manifestanti?
Certo, non per legittimarli, ma quanto meno fare presenza e solidarietà. In un secondo momento, invece, mi è stato detto che questa cosa non mi era stata richiesta; ora, posto che io posso aver frainteso, comunque ho ricevuto informazioni discordanti e confusionarie e la cosa – questo è vero – mi è stata posta come se fosse un mio obbligo, come se io avessi dovuto venire per forza, come rappresentante d’istituto, e ciò non mi è piaciuto, perché sono stato prevaricato. Non mi è piaciuta l’organizzazione, perché è partita come un’iniziativa della classe I A, che poi è stata estesa a tutti, giustamente, ma che è diventata una sorta di crociata personale per la III A e che è sfuggita di mano un po’ a tutti. Se quel giorno qualcuno si fosse fermato a chiedere ai ragazzi che volevano manifestare per cosa lo facevano, si sarebbero trovati ragazzi che dicevano “Per il professor Franco”, ragazzi che dicevano “Per la Buona Scuola”, ragazzi che dicevano ancora “Per solidarietà con la I A”: c’era una gran confusione e io non volevo entrare in questo vespaio.
Secondariamente, vorrei far notare come la rimozione dall’incarico del professor Franco sia relativamente legata alla “Buona scuola”: il professor Franco aveva 18 ore, come tutti gli insegnanti, e 3 ore aggiuntive, che però, da contratto – questo l’ho verificato parlando anche con autorità scolastiche preposte, non faccio nomi, comunque è la vicepresidenza, per intendersi – mi hanno detto che c’era scritto che il professor Franco avrebbe avuto quelle 3 ore fino a che non si fosse trovato un idoneo, un avente diritto che, stando alla graduatoria, potesse occupare quel posto fino a fine anno. Quindi, ovvio che, magari, il professor Franco sia rimasto indispettito dal fatto del poco preavviso – io non sto parlando sapendo i fatti, infatti non sono stato presente, ma mi è stato tutto riferito – però questa cosa accadeva già prima della “Buona scuola”, cioè la riforma ha lasciato relativamente intaccato questo aspetto, ha peggiorato molti altri ambiti, ma questo accadeva già prima della riforma, quindi io non ho capito il nesso “Professor Franco – Buona scuola” e siccome mi sembrava un’occasione pretestuosa per fare una protesta, non ho aderito.
Tra l’altro, vorrei far notare una cosa: se davvero si fosse trattato di una movimentazione sincera e sentita da tutta la scuola, avrebbero partecipato più persone; notiamo che le uniche persone sedute la fuori erano la I A, la III A e qualche sporadico membro di altre sezioni.
Quindi le persone interessate.
Quindi le persone interessate. A me non piace che, se una persona viene toccata nel suo particolare, allora sia necessaria una manifestazione globale, perché è partito da un caso, non dico ad personam, ma ad classem, un caso singolo che poi è diventato una protesta globale: questa corrispondenza non l’ho capita. E poi, ovviamente, io non ho assolutamente cercato di ostacolare la cosa perché è un diritto degli studenti e di ogni cittadino manifestare le sue idee.
Notare, tra l’altro – non mi sto arrogando meriti, ma è quello che ho fatto – che io, proprio avendo ricevuto tantissime voci, ho cercato di chiamare qualcuno dalla vicepresidenza e altri professori per capire cos’era successo; cose che non hanno fatto gli organizzatori della manifestazione, cioè nessuno degli organizzatori della manifestazione ha chiamato un vicepreside o chi di dovere per capire effettivamente cosa sarebbe accaduto. Fortunatamente, poi è arrivato anche il Dirigente scolastico e c’è stata occasione di un dialogo. Io farei riflettere su questo: se io non avessi chiamato nessuno dalla vicepresidenza, se non avessi fatto capire ai professori che cosa stava per accadere, il Preside Gaudio sarebbe arrivato per discutere con gli studenti o sarebbe rimasto all’oscuro della cosa quanto meno per un paio d’ore e sarebbe arrivato in ritardo? Questo voglio farlo notare, perché sono stato visto come una sorta di avversario di questa manifestazione; non è vero: io mi sono escluso per me stesso, visto che era organizzata male e non ne capivo le motivazioni, mi sono tirato fuori, però ho fatto di tutto perché questa potesse svolgersi.
Tu hai una posizione sulla “Buona scuola” che è molto netta. Si dice molto che suggerimenti sul futuro e sull’evoluzione della scuola dovrebbero venire dall’interno della scuola stessa. Tu pensi che si possa riuscire a elaborare, a livello di Franchetti, anche con Assemblee d’istituto, un programma coerente, una sorta di richiesta di “Buona scuola” ideale?
È una cosa sulla quale stanno lavorando in moltissimi, perché alcune associazioni studentesche, come la Rete degli studenti – ovviamente non solo la Rete, ci ho pensato perché è quella cui sono più vicino – da tempo sta elaborando dei disegni di legge alternativi e ovviamente sta facendo un lavoro organizzato, cioè ha radunato delle idee e ha fatto dei documenti che potrebbero anche essere approvati come veri e propri disegni di legge. Quindi, è qualcosa che qualcuno sta già facendo, che io non condivido in toto – anche nelle proposte alternative della nuova “Buona scuola” poste dalla Rete ci sono punti che io non condivido – ma credo che questo lavoro sia utile. Tuttavia, credo che questa situazione non si possa sbloccare perché, come è anche naturale, forse, in un momento di crisi e di ripresa solo relativa, lo Stato è più impegnato nel far eseguire le leggi che ha appena messo a punto e non a metterle in discussione, perché ovviamente, se torniamo a cavillare su ogni singola questione, tutto il disegno di riforma, buono o cattivo – in questo caso cattivo – crolla; quindi, io direi che tutta questa ansia di modificare il mondo della scuola è legittima, e bisogna continuare a farlo, ma bisogna anche considerare il tempo in cui viviamo: per adesso dobbiamo cercare stabilità, dobbiamo cercare di elaborare le nostre proposte e sperare di avere un ruolo politico, di venire ascoltati. Adesso lo vedo quanto mai improbabile, ma iniziamo a lavorare.
Come dici tu, provare a farlo in Assemblea d’istituto sarebbe utile, il problema è che in assemblea semmai puoi lanciare il sassolino nello stagno, però è difficile organizzare qualcosa. Allora ci vorrebbe davvero un’attività extrascolastica di persone che si mettono a pensare e a elaborare un disegno unitario. Farlo in Assemblea d’istituto, lo vedo improbabile. In autogestione, perché no, si potrebbe pensare a una sorta di laboratorio in cui si pensa ai punti che non vanno della riforma e a quelli che invece vanno e poi si potrebbe migliorare.
Personalmente, credo che sia giusto conciliare passato e futuro, nel senso che ci sono alcuni aspetti della scuola tradizionale, come, secondo me, la lezione frontale, che funzionano, altri aspetti che, invece, non funzionano, ma che vanno considerati insieme: non separiamo le due cose.