Sintesi degli incontri
I – L’AVVIO DEL PERCORSO
Nel mese di dicembre 2015 il Progetto Nazionale “Giovani sentinelle della legalità” è approdato per la seconda volta nel nostro Istituto, coinvolgendo sia una classe dell’indirizzo classico, la 1C, sia una dello scientifico, la 4G, coordinate dai docenti A. Artusi, G. Millino, E. Pittari, I. Raspanti e G. Scalici.
In seguito alla scomparsa del magistrato Antonino Caponnetto (ideatore del più celebre pool antimafia, quello dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), l’Associazione a lui intitolata ha raccolto la sua eredità, portando avanti la missione a cui egli dedicò gli ultimi anni della sua vita: incontrare i giovani e insieme esortarli a non tollerare la criminalità e a diventare cittadini responsabili e attivi. Domenico Bilotta, responsabile nazionale dell’Associazione Antonino Caponnetto ha quindi incontrato gli studenti presso la sede «R. Franchetti».
Le Sentinelle dello scorso anno (attuale classe III E classico), che avevano approfondito il tema dei rischi della rete con interviste al dott. Fabio Corvini, esperto e formatore di sicurezza in rete, e al dott. Scialdone della Polizia Postale di Venezia, hanno voluto salutare le nuove classi destinatarie del progetto e passare loro il testimone, portando direttamente la propria esperienza.
Durante questo primo incontro, il tema della legalità è stato sviscerato dal dott. Bilotta, con parole molto forti, innanzitutto attraverso una proiezione dedicata all’intervento di Caponnetto nella lotta alla mafia, con la collaborazione di personaggi storici quali Falcone e Borsellino, e soprattutto grazie il sostegno della gioventù a cui parlava con onestà.
Le nuove classi hanno poi individuato il tema da sviluppare ossia quello della Sicurezza in città, nei suoi diversi aspetti, non ultimo il fenomeno delle cosiddette Baby gang.
II – I GIOVANI INCONTRANO LE AUTORITA’ LOCALI

Successivamente le classi, i docenti e un folto pubblico di genitori e di cittadini hanno incontrato autorità e assessori comunali, per discutere intorno al tema scelto.
Mercoledì 30 marzo 2016, nella Sala Consiliare del Municipio ad attendere le giovani sentinelle dell’IIS “Bruno – Franchetti”, c’erano gli Assessori del Comune di Venezia: quello alla Sicurezza, Giorgio D’Este, il collega alla Mobilità e gestione del patrimonio, Renato Boraso, il Consigliere delegato all’Anticorruzione, il generale dei Carabinieri Ottavio Serena, il presidente della Commissione alle Politiche Educative, Matteo Senno, il Commissario Capo della Questura di Venezia, Jacopo Ballarin, che ha portato il saluto del Questore Angelo Sanna, da sempre vicino alle attività della Fondazione, il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Mestre, Cap. Antonio Bisogno, e Alessandro Destro, ufficiale dei Carabinieri.
Giorgio D’Este ha salutato per primo i giovani e gli adulti presenti, a nome di tutta l’Amministrazione, e ha lodato ragazzi, ragazze e docenti per l’impegno e la sensibilità dimostrata verso la legalità e l’orientamento ai valori che è alla radice di questo progetto.
Nell’occasione, anche il Dirigente Scolastico, Roberto Gaudio, ha voluto ribadire l’impegno e la collaborazione del nostro Istituto al progetto, grazie al prezioso lavoro ai docenti.
A nome di tutta la 4 G del Liceo scientifico Giordano Bruno gli studenti Walther, Muhammed, Riccardo, Valeria e Federica hanno introdotto il tema: La sicurezza in città – ll punto di vista degli adolescenti .
Con l’ausilio di alcune slide hanno sottolineato la loro preoccupazione e il loro senso di insicurezza per il degrado in cui versano alcune zone della città. Ciò li ha indotti a sottoporre un breve questionario ai compagni di classe da cui sono emersi risultati che imponevano una più ampia riflessione. Ne hanno pertanto preparato un altro somministrandolo agli oltre 600 studenti del loro plesso.
Ne è emerso che il 49% dei ragazzi si sente insicuro a causa della multiculturalità, il 40% teme il traffico di stupefacenti, il 36% gli episodi di ubriachezza. Gli studenti segnalano come degradate le zone di via Piave, la stazione e i parchi. In via Piave il 64% dei maschi e il 79% delle femmine dichiarano che avrebbero paura a girare di notte. Il 52% dei ragazzi è stato testimone o vittima di episodi di ubriachezza, il 41% di liti violenti, il 37% di discriminazione.
Hanno poi illustrato il risultato di un’indagine sui fatti di cronaca riportati dai quotidiani locali degli ultimi mesi. La Nuova Venezia del 19 febbraio 2016 ha documentato la notizia che nei parchi vengono rinvenute 10.000 siringhe all’anno, e le località Piraghetto, villa Querini, Sabbioni, Bissuola e San Giuliano sono note per le attività di spaccio e borseggio; in via Carducci sarebbero state rimosse la panchina e la tettoia per questioni di sicurezza; sia i ragazzi, sia i negozianti dell’ex ospedale Umberto I hanno percepito la zona come un “buco nero”. Un coetaneo intervistato ha detto che la zona è meta di malintenzionati, favoriti da una scarsa illuminazione: non vi è traccia di passanti, come invece accadeva fino a otto anni fa, quando l’ospedale era ancora attivo.
I ragazzi hanno incontrato, inoltre, il capitano dei carabinieri Antonio Bisogno, che ha chiarito come l’intervento delle forze dell’ordine non possa essere risolutivo se non con il recupero delle zone degradate.
Dalle risposte dei loro coetanei intervistati sono emerse alcune richieste: aumento del dispiegamento delle forze dell’ordine; presidi fissi sul territorio; sorveglianza e chiusura notturna dei parchi; più telecamere; riqualificazione delle zone degradate.
Hanno poi preso la parola Victoria, Marco, Margherita e Davide della I C del Liceo classico Franchetti (terzo anno) per introdurre il tema delle baby gang, un approfondimento più specifico del tema scelto dai loro compagni del Bruno. Hanno denunciato la disillusione nei confronti dello Stato e di molti adulti, l’indifferenza in generale, anche verso la criminalità: questi sono disvalori che immettono nella convivenza civile un sistema di relazioni basato sulla sopraffazione e minano uno dei fondamenti della democrazia: la partecipazione.
Gli studenti, nei mesi scorsi hanno intervistato i due assessori Giorgio D’Este e Simone Venturini, Gianfranco Bettin, ambientalista e già amministratore di Venezia, e l’ufficiale dei Carabinieri Alessandro Destro. Hanno inoltre esaminato novanta articoli dei due quotidiani locali, La Nuova Venezia e il Gazzettino.
Sulle baby gang sono emersi due pareri differenti, e in un certo qual modo opposti: i due assessori minimizzavano, dicendo che non si trattava di vere e proprie baby gang; Gianfranco Bettin invece era più orientato a considerarle tali.
Questi gruppi di giovani che delinquono sembrano aspirare ad arricchirsi e avere potere, come nelle baby gang. Tuttavia i ragazzi hanno sottolineato che la definizione baby gang è frutto di una semplificazione giornalistica, che non distingue con la giusta precisione i diversi gradi di violenza messa in atto.
Hanno ravvisato una possibile causa prima delle baby gang nella debole educazione alla cittadinanza: lo Stato non dovrebbe perdere la capacità di istruire i propri cittadini. L’educazione non sarà probabilmente sufficiente per eliminare del tutto il fenomeno, ma ha un ruolo significativo. Manca inoltre la coesione sociale, il senso di appartenenza alla comunità che un tempo era più forte. Inoltre gli studenti hanno invitato a una differente sensibilità nei confronti dei rei, puntando maggiormente alla rieducazione più che alla necessità della pena. Altre cause sono un diffuso malessere o il disagio familiare, poiché, in alcuni casi, i familiari sono già dei criminali.
La domanda conclusiva lanciata in modo incisivo e pregnante da Marco è stata: le Istituzioni e lo Stato hanno ancora interesse a educare i propri cittadini, vogliono ancora investire nell’istruzione degli adolescenti o – con mancanza di lungimiranza – questo è ritenuto un progetto troppo a lungo termine?
Al termine, l’assessore Giorgio D’Este si è complimentato per la passione e la forte attenzione dei giovani invitando tuttavia a essere prudenti nell’utilizzo di parole come baby gang.
Il generale Ottavio Serena ha concordato che si rileva un clima di insicurezza fra i cittadini, ma l’aumento di pattuglie, il miglioramento dell’illuminazione e la predisposizione di telecamere non sono possibili per i tagli registrati alle risorse. Antonio Lima, capitano trentatreenne della Guardia di Finanza ha richiamato il valore dell’educazione, così come lo hanno posto i ragazzi, e ha raccontato di un profugo dalla Siria che lamentava di non avere futuro perché non aveva ricevuto istruzione. Esterrefatto del consumo di droga dei minorenni ha invitato i presenti a sentire il dovere morale di dare il buon esempio; meglio investire un euro in educazione piuttosto che in polizia! La mafia è trasversale e la scuola è il luogo giusto per prevenirla: questa è la giusta prospettiva, senza dover sentire il bisogno di un poliziotto accanto a ciascun cittadino.
L’assessore alla gestione del Patrimonio Renato Boraso ha sottolineato che la soluzione dell’ex Umberto I è purtroppo compomessa da due fattori: gli edifici sono non adattabili perché storici; le banche hanno bloccato qualsiasi progettualità sul territoorio perché vantano un credito di 70 milioni di euro.
Matteo Senno, giovanissimo presidente della Commissione per le politiche giovanili, ha sottolineato da ultimo come sia importante la prevenzione, il cambio di cultura, l’informazione e il confronto con le
Un confronto esemplare e memorabile per il quale è doveroso ringraziare l’Amministrazione Comunale e i cittadini intervenuti, ma soprattutto gli studenti, che hanno saputo affascinare i presenti: è raro vedere una platea che assiste attentamente ai lavori e segue la discussione di un’assemblea, protraendosi oltre il tempo previsto!


III – GIOVANI SENTINELLE ALLA CONFERENZA REGIONALE A PADOVA
Venerdì 27 maggio, nella bella Multisala Pio X a Padova, 400 ragazzi e ragazze degli istituti scolastici delle province di Padova, Rovigo e Venezia hanno per la prima volta sperimentato la loro Conferenza regionale conclusiva del percorso di Educazione alla legalità, guidati dai loro dirigenti e insegnanti, dando esempio, con la loro gioia e il loro impegno, di cittadini attivi e vitali nel confronto con le autorità locali su temi di comune interesse.
Dopo l’apertura con il coro del tribunale di Padova, la lettura della lettera inviata dal Procuratore Nazionale Antimafia dott. Franco Roberti , il giornalista Umberto Lucentini ha chiesto ad uno studente di leggere i nomi delle vittime delle stragi: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinari, Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. La conferenza è proseguita con una breve intervista a cura di Umberto Lucentini e chi era stato fino ad allora sul palco in piedi ed emozionato ha lasciato lo spazio agli ospiti: il primo dirigente della Polizia di Stato, Alessandro Meneghini, il capitano dei carabinieri Alessandro Bonini, il capocentro per il Triveneto della Direzione Investigativa Antimafia, colonnello dei Carabinieri Roberto Zuliani che hanno ricordato il 23 maggio del 1992. Hanno rammentato lo sconforto, le emozioni che ebbero il sopravvento. Poi, però, scattò la risposta dello Stato, in varie forme, tra le quali importanti innovazioni legislative. Hanno ringraziato la Fondazione e la scuola per queste attività educative fondamentali: pur dotato di strumenti repressivi, la scuola e l’educazione sono quelli più efficaci per formare i cittadini alla legalità. Hanno invitato i giovani a testimoniare i valori, per rendere migliore la nostra Repubblica.
Inoltre era presente un ospite di eccezione: l’Ispettore della Polizia di Stato Angelo Corbo, sopravvissuto alla strage di Capaci e autore di un libro-intervista Capaci, paradossi, omissioni e altre dimenticanze . Invitato sul palco ha confessato che parlare di sé è difficile perché la sua vita è stata segnata quel 23 maggio 1992, da un evento che ha segnato tutta l’Italia, ed è difficile spiegare cosa si può provare a rimanere vivo senza colpa.
I ragazzi del nostro Istituto sono saliti sul palco accompagnati dall’Assessore alla Sicurezza del Comune di Venezia, Giorgio D’Este, che ha salutato il pubblico, aggiungendo che gli amministratori hanno il dovere di stare vicino ai giovani e confermando il suo impegno in futuro. I giovani mestrini si sono occupati della sicurezza in città.
Gli studenti della 4G del Liceo Bruno, Michele, Valeria e Walther, coordinati dalla loro insegnante I. Raspanti, hanno documentato e approfondito lo stato di degrado in cui versa la cittadina dell’entroterra veneziano, rammentando alcuni fatti di cronaca: ogni anno vengono recuperate 10 mila siringhe nei parchi di Mestre e le località Piraghetto, villa Querini, Sabbioni, Bissuola e San Giuliano sono famose per le attività di spaccio e borseggio. I cittadini hanno reagito alla delinquenza con il proliferare di comitati di difesa del territorio. I ragazzi hanno sottolineato la loro preoccupazione e il senso di insicurezza che ne deriva.
I giovani del Bruno, nel desiderio di voler vivere più serenamente la loro quotidianità, hanno lanciato concrete proposte alle autorità, nella speranza che vengano ascoltate ed accolte. Rimangono ovviamente essenziali i valori della solidarietà e della coerenza etica.
Gli studenti della 1C del liceo classico Franchetti hanno proseguito l’analisi dei fenomeni di delinquenza osservati dai loro compagni del Bruno, approfondendo la tematica delle baby gang. A guidarli la loro insegnante, A. Artusi. Parafrasando il titolo del volume Antonino Caponnetto. Eroe contromano in difesa della legalità, hanno dichiarato di sentirsi un po’ contromano, dal momento che l’amministrazione rifiuta la definizione di baby gang. Agnese , Alessia e Bianca hanno ricordato che gli assessori D’Este e Venturini hanno minimizzato il fenomeno, sostenendo che le baby gang non sono in realtà gruppi criminali, ma semplici gruppi di giovani che compiono atti contro la legge senza avere, però, la caratteristica di veri e propri delinquenti. Le immagini con gli articoli di giornale, anche di testate nazionali, dedicati a quanto avviene – specie dopo le otto di sera – nella città di Mestre sembrano smentire i due amministratori. Secondo gli studenti del Franchetti, le cause del fenomeno sono da ricercarsi primariamente in una debole educazione alla cittadinanza, non solo tra i giovani, quando lo Stato perde la capacità di istruire i propri giovani cittadini al rispetto della Costituzione e delle regole del vivere comune.
Incontro grandioso che ha visto gli studenti di più scuole esporre alle autorità presenti temi impegnativi e non meno delicati, con metodo d’indagine e grado di argomentazione e documentazione davvero eccellenti.

