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“VIAGGIO SULLA LUNA” TRA FANTASCIENZA E REALTA’

Le_Voyage_dans_la_luneI fratelli Lumière e George Méliès: i primi sono famosi per essere gli “inventori” del cinema e del proiettore cinematografico nel 1895, mentre il secondo è forse meno conosciuto dalle persone non particolarmente interessate al cinema. Se i Lumière realizzano dei film di tipo documentaristico, con la volontà di ritrarre la realtà di tutti i giorni (anche se si tratta di una particolare rappresentazione della realtà rispetto ad una serie infinita di altre possibilità), come per esempio L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, L’uscita dalle officine Lumière, L’innaffiatore innaffiato, La colazione del bimbo, Méliès è invece interessato alla rappresentazione di una realtà altra, diversa: il fantastico, e non più la realtà, diventa spettacolo. Uno tra i sui film più rappresentativi è Viaggio sulla Luna (1902), la prima opera fantascientifica e con effetti speciali eccezionali per l’epoca. Il film è molto interessante perché permette di capire come veniva immaginato un viaggio nello spazio.

La prima cosa che si nota nel film è il ricorso all’inquadratura fissa e frontale in campo medio o totale; la narrazione risulta perciò interrotta e spezzettata ogni qual volta cambia la scena. Lo sfondo è stato immaginato e completamente costruito in studio. Tra gli effetti speciali più spettacolari vi sono i fumi dei camini delle case, la sparizione degli abitanti della Luna attraverso una coltre nube, la trasformazione dell’ombrello di uno degli scienziati in un enorme fungo una volta piantato nel suolo lunare e soprattutto la celeberrima scena nella quale la Luna viene umanizzata e soffre piangente quando la navicella degli scienziati si incaglia sul suo suolo. Molti sono gli errori scientifici, a volte macroscopici, ma utili per capire la visione del tempo sui viaggi spaziali. La navicella è un involucro metallico a forma di grande proiettile che viene sparato da un enorme cannone appoggiato sopra i tetti delle case in equilibrio instabile; quando si arriva sulla Luna, il velivolo si schianta senza subire danni e i passeggeri scendono incolumi. All’epoca si pensava che la Luna avesse un’atmosfera simile alla Terra (non potrebbe mai averla in quanto la forza di gravità è troppo piccola perché se ne crei una) e da qui derivano molti errori tra i quali l’assenza di tute spaziali e di maschere di ossigeno che permettano di respirare, le precipitazioni atmosferiche (la neve realizzata in studio). Inoltre, appena dopo l’allunaggio, si vedono le stelle con i volti delle suffragette che erano alla partenza, poi un’enorme stella cometa che sfreccia nel cielo e, in seguito, la Terra vista secondo la prospettiva lunare. Al momento del rientro sulla Terra, uno scienziato tira da solo, attraverso una corda, la navicella fino ad un dirupo in cui la trascina per farla partire: essa finisce nell’oceano e viene trainata fino al porto da un battello (ma non avrebbe mai potuto raggiungere la Terra perché sprovvista di motore). Inoltre nella scena prima del ritorno, si vede la navicella dirigersi verso la direzione opposta al nostro pianeta.

Da film si può inoltre ricavare la concezione antropocentrica dell’epoca: l’uomo della “Bella Epoque” credeva in un futuro splendente e in continuo miglioramento (forte delle molte scoperte della seconda metà dell’Ottocento), ma ciò implicava che egli si pensasse come creatura superiore rispetto alle altre. Infatti, quando gli scienziati arrivano sulla Luna, massacrano tutti i “Seleniti”, la popolazione indigena, nonostante fossero loro gli invasori; quando poi ritornano sulla Terra vengono accolti come veri e propri eroi per l’impresa compiuta.