Il nostro angolo

IL CULTO DELL’ORRORE

di Veronica Mazzel, II E cl.

Abita in noi sin dalle origini, nelle profondità dell’encefalo, in un sistema che comprende talamo, ipotalamo, ippocampo e amigdala. Ha registrato in pennarello indelebile parte del mondo in cui viviamo ed è stato il passpartout che ha tenuto le porte dei secoli aperte per l’uomo, salvandolo dall’essere solo un lontano ricordo. La paura.

Tutto quello che devi fare è chiederti cosa ti spaventa e saprai cosa mi spaventa.
John Carpenter
George Méliès - Le château hanté
George Méliès – Le château hanté

La paura è un’emozione che appartiene a ognuno di noi e di fronte ad essa siamo tutti uguali, indistintamente; tanto che la si può riconoscere come un oggetto di culto, celebrato in ogni cultura nella tradizione artistica e popolare, sotto la definizione di horror.

La forma in cui più spesso conosciamo questa tentazione è quella cinematografica: chi di noi può negare di essersi coperto gli occhi con le mani alla vista di una scena di un film particolarmente spaventoso, lasciando una piccola fessura tra le dita, incapace di perdersela? Divenuto popolare soprattutto in qualità di genere cinematografico, l’horror ha oramai contaminato il mondo dell’arte: nel cinema il regista Georges Méliès dà vita con il suo prodotto sperimentale “Le Manoir du Diable” ad una incredibilmente diffusa tendenza, che raggiunge il suo apice nella letteratura anglosassone con la figura di Edgar Allan Poe, il principe della narrativa gotica, progenitrice del genere letterario horror.

Caravaggio - Giuditta e Oloferne
Caravaggio – Giuditta e Oloferne

Gran parte della produzione artistica collocabile in questo filone deve il suo fascino alla sua collocazione storica: Caravaggio nel 1599 realizza infatti “Giuditta e Oloferne” rappresentando in modo assolutamente realistico la  decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta.

H. Bosch - Il giardino delle delizie
H. Bosch – Il giardino delle delizie

Benché per esso non valga il riferimento storico, anche l’inquietudine trasmessa dal pannello laterale de “Il giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch non è certamente da meno.

F. Goya - Saturno che divora i suoi figli
F. Goya – Saturno che divora i suoi figli

 

 

 

 

 

E’ impossibile non citare inoltre le “pitture nere” del pittore spagnolo Francisco Goya e in particolare facendo riferimento all’opera “Saturno divora i suoi figli”, ispirata a un tema mitologico che vede un padre divorare i propri figli al momento della nascita, essendogli stato profetizzato che uno di essi lo avrebbe soppiantato.

Il culto del macabro non è assente nemmeno in famosi monumenti storici: un esempio è il Leap Castle in Irlanda, che gode della fama di essere la dimora di misteriose entità, protagoniste di leggende locali che devono la loro credulità a numerose testimonianze; la proprietaria stessa afferma di aver visto spesso il fantasma di un vecchio, seduto su una sedia di fronte al camino. Luoghi nominati di frequente nei libri di storia, come il Castello di Bran in Romania, alimentano storie ispirate quasi sempre a fatti realmente accaduti e proprio attorno ad essi si sono sviluppati alcuni dei temi più ricorrenti nella cinematografia e nella letteratura dell’orrore. Il castello di Bran è infatti noto in tutto il mondo per essere stato la presunta dimora del principe di Valacchia Vlad Tepes, figlio di Vlad II: un uomo sanguinario ed estremamente violento, a cui sono attribuiti atti di estrema e folle crudeltà nei confronti dei nemici, tanto da essere inevitabilmente identificato nell’immaginario collettivo nella figura di Dracula, celebre vampiro delle produzioni horror internazionali.

La paura e le sue manifestazioni costituiscono quindi uno dei tanti temi ricorrenti nei racconti popolari che hanno suggestionato le menti più povere quanto quelle nutrite da culture di tutto rispetto.

La superstizione fa parte della natura umana; quando si pensa di averla scacciata completamente, si rifugia negli angoli e nei cantoni più impensati, dai quali sbuca fuori a un tratto.

J. W. Goethe.

La superstizione è un vizio che interessa ogni uomo senza distinzioni: in origine tipico di chi possedeva appunto una base educativa estremamente povera, mai del tutto scomparso nel corso dei secoli, induce tuttora un’ influenza significativa nel comportamento umano. L’individuo è portato a cedere di fronte alla consapevolezza di una razionalità che, pur ben radicata in lui, viene scavalcata da una minima componente irrazionale; questa indole porta, se non risolta, ad una serie di comportamenti ossessivi dove predominano l’ansia e la paura. Le radici di questi retaggi nel comportamento si trovano in cause che spesso appartengono all’inconscio del soggetto e vengono erroneamente coinvolte nel fenomeno.

A dispetto della propria vulnerabilità, l’uomo sfida se stesso affrontando la paura e trovandovi un piacere tale da farne un “oggetto di culto” anche a livello concreto: è il XVI-XVII secolo quando in Russia si diffondono dei pericolosi scivoli ghiacciati, voluti dall’Imperatrice Caterina di Russia alla reggia di Orienbaun nei dintorni di San Pietroburgo, dove le slitte potevano correre fino a 70km/h. Un uomo d’affari francese ne rimase affascinato e decise di importare l’idea nel suo paese: allora è il 1817 quando in Francia nascono le “montagne russe di Belleville”. Da insolito passatempo locale gli scivoli ghiacciati sono divenuti attrazioni famose in tutto il mondo. In conclusione, nonostante rappresenti spesso un ostacolo tedioso nella vita quotidiana, la paura suscita un senso di eccitazione accompagnata da una paradossale – e talvolta spiazzante – passione per il rischio.