di Francesco Giaccari, 5F
Tenutasi il 13 maggio 2014 in molte città italiane, la manifestazione Boycott Invalsi, organizzata dal Coordinamento Studenti Medi, ha visto l’adesione di un nutrito numero di partecipanti, circa 300, in parte provenienti anche dal “nostro” Bruno-Franchetti, ma anche da altri istituti, come il Gritti e lo Stefanini.
Il motivo della protesta? La somministrazione a tutti gli studenti di seconda superiore, anche se a scopo squisitamente statistico, della prova INVALSI, test che dovranno verificare le competenze degli studenti in alcuni ambiti (italiano e matematica) e i cui risultati andranno a determinare un “punteggio” assegnato ad ogni istituto scolastico. Quanto più gli studenti della scuola avranno risposto in maniera corretta, tanto più alta sarà la valutazione di quella scuola. Ed è proprio su questo punto una delle più aspre critiche mosse alle prove INVALSI, ree di “dividere le scuole in serie A e serie B”, come afferma la studentessa Elisa Favaretto, 5B, una delle più attive partecipanti alla manifestazione, che rincara: ”Non siamo disposti ad accettare questa divisione, che comporterebbe una diversa ripartizione di fondi in base al punteggio totalizzato dalla scuola. Tutti meritano pari opportunità”.
Continuando a parlare con Elisa, scopriamo che i motivi della protesta legati all’ambito economico non sono finiti: 14 milioni di euro vengono annualmente spesi dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) per finanziare queste prove, denaro che potrebbe essere investito meglio, come in molti lamentano, all’interno del sistema scolastico, che ha visto negli ultimi anni un incremento vertiginoso nel numero di posti di lavoro tagliati.
Le critiche però non si fermano: molte sono dovute al fatto che le prove devono essere corrette dai docenti delle scuole, poiché l’istituto che si occupa di tali test, l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione appunto, non ha il necessario numero di personale per somministrare tali test. Risulterebbe così facile, a detta di molti, la manomissione dei documenti al fine di ottenere punteggi più elevati.
Queste prove vengono inoltre giudicate troppo “obiettive”, sono composte, cioè, solo da esercizi a crocette, uguali in tutta Italia, basati sul ragionamento logico, che però non lasciano agli studenti lo spazio necessario per esprimere la propria personalità. Ed è questo uno dei capisaldi della lotta del Coordinamento studentesco: evitare l’appiattimento e l’uniformazione degli studenti a delle semplici crocette.
Il Ministero ha già proposto per il prossimo anno l’integrazione delle prove INVALSI all’interno dell’Esame di Stato. Ciò avverrà o le proteste degli studenti non sono state vane? Non ci resta che aspettare.